venerdì 13 novembre 2020

 


 COME POLLICINO

Luigi mi telefona, sta male, non ci sta capendo nulla...non si riconosce più in quell’uomo pieno di rabbia che è diventato! Ogni volta che si trova in una situazione in cui il suo ruolo, la sua posizione non è definita si isola. Viene fuori da quell’isolamento solo per urlare contro chiunque gli capiti a tiro o disturbi il silenzio in cui si è rinchiuso. Chiede una mano ai Tarocchi. Gli propongo la Stesa di Pollicino (inutile dirlo una delle mie stese preferite). Giriamo la prima carta, quella che lo rappresenta...EREMITA! gli spiego di Eremita, colui che cerca il senso delle cose e della vita. Gli racconto che è figlio del Diavolo e che non è raro vederlo arrabbiatissimo. “Sono io” esclama fra lo stupito e il divertito. Seconda carta ...chi rappresenta il bosco in cui si è perso? Una Papessa. La riconosce: è una ragazza che è innamorata di lui...ma non vuole legami forti...in un momento come questo così incerto per il loro futuro (forse presto potrebbero partire verso città diverse da quella attuale) che senso avrebbe? “Stiamo bene insieme-dice-e va bene così.” Ma Luigi non ci sta gli sembra di vivere anche con lei una situazione di incertezza! Ha bisogno di capire se questa relazione è qualcosa in cui credere, non riesce a comprendere il ruolo che ha nella vita di questa ragazza e, di conseguenza sta male! Guardiamo gli Arcani successivi ed ecco una Ruota, una Temperanza...e poi ultima Senza Nome. "Ecco, devo rompere anche con questa ragazza!!!"  esclama non appena la vede! Gli faccio notare, però, che Arcano Senza Nome non guarda nessuno...e lui mi dice: " E’ vero!!!! Non mi sembra arrabbiata...pensa di dover andare avanti... ma non so come farla proseguire." Eremita all’inizio della Stesa si arrovella su persone e situazioni e Senza Nome pare, invece, solo indicare la necessità di andare oltre dando le spalle a tutti. A questo punto gli chiedo di affiancare ad ogni Arcano la sua complementare. Eremita diventa Senza Nome, Papessa un Giudizio, la Ruota un Appeso e Temperanza una Giustizia, a chiudere la stesa un Eremita che illumina, ora, tutto il messaggio degli Arcani. Gli parlo di Giustizia e gli spiego l’importante messaggio che ha per noi: Quello che accade fuori illumina qualcosa di noi che deve trovare la strada del cuore, usando la spada come uno specchio e non per tagliare, ferire o far morire qualcosa o qualcuno. Gli faccio osservare che da un po’ di tempo inciampa sempre in situazioni poco definite che non riesce ad accettare…ultima della serie: questa ragazza che non gli attribuisce il ruolo che, secondo lui, gli spetta. ArcanoX, La Ruota, indica il ripetersi di queste situazioni e l’esigenza, per lui, di trovare un ruolo in cui identificarsi. E’ questo Arcano (La Ruota) l’Orco descritto dalla favola di Pollicino, la situazione da cui uscire fuori per ritrovarsi. Notiamo, insieme, che quella Papessa ha fra le mani un libro, un codice, pieno di regole familiari che, inconsapevolmente, diventano una sorta di vademecum a cui fare riferimento per capire quale sia l’atteggiamento da avere nei confronti di situazioni o persone. Ricordo un famoso romanzo di Thomas Mann in cui ogni membro di una famiglia famosa, ripetevano ossessivamente e con supponenza “Noi Buddenbrook” identificandosi con quel vademecum e restandone imprigionati. La complementare di Papessa, Arcano XX(Giudizio), invece, suggerisce a Luigi di lasciar perdere tutto ciò che contrasta con ciò che gli suggerisce la parte più vera di sé.  Porto la sua attenzione su Arcano XII (Appeso). Decido di prestare la mia voce ad Appeso: “Fidati del tuo cuore!”- gli sussurro- e poi- “cosa provi se dico questa parola?” Sorride, finalmente!!! Poi guarda tutti gli Arcani che ha davanti a sé e mi dice che, nella stesa delle complementari, Senza Nome ed Eremita si guardano e nessuno più vuole andare via…” Senza Nome trasforma l’ansia che mi assale, io penso che sono libero di vivere questa storia d’amore così diversa dalle altre perché ci sto bene e, fidandomi di ciò che provo, faccio cadere vecchi schemi mentali che mi bloccano. Eremita illumina tutto e ha capito la causa della rabbia.  Anche io, ora ho capito…ora è chiaro!!!”. Dopo un paio di giorni mi richiama. Ha comprato un mazzo di Tarocchi…mi dice: “Posso iniziare un corso con te? Se poi parto però…non so se posso continuare!!!”  Sorrido e gli suggerisco: “Affidiamoci agli Arcani e vediamo fino a dove ci portano!” Perché è così che funziona: come se fossimo tutti Pollicino, sono loro che ci prendono per mano e facendoci trovare i sassolini ben nascosti fra le foglie dei nostri personalissimi boschi, ci portano a casa, ad imparare ad ascoltare il nostro cuore! Se ti rivedi in ciò che ho scritto e vuoi parlarne sarò felice di leggerti o parlare con te. Se hai già trovato i tuoi sassolini mi farà piacere leggere il tuo racconto! A Presto!

venerdì 30 ottobre 2020




 Billie Holiday Parte 2

Come la bimba nella favola entra nella casa della Signora, così Eleanore entra nel mondo dello spettacolo, sicura che grazie alla sua incredibile voce ed al suo nuovo amico, la vita diverrà, finalmente, più facile. Il nuovo nome è pronto e da ora in poi per tutti sarà Billie Holiday. Ma una foto sbiadita di lei a due anni la commuove. E così decide di portare con sé, in questa nuova vita quella bimba. Come? Nella foto la piccola ha un fiore bianco fra i capelli. Quel fiore, una gardenia, Billie, lo appunterà ad ogni esibizione fra i capelli. Ma le cose non sono come le aveva immaginate. Lo dice lei stessa nella canzone “Riffin The Scotch”: “Ho mollato il vecchio per il nuovo/ e adesso il nuovo mi ha spezzato il cuore/ sono saltata fuori dalla padella/ per finire nella brace”. Dal momento che era una persona di colore non le era permesso di andare al bar o nei ristoranti insieme a tutto il gruppo musicale, aspettando il suo turno per esibirsi doveva stare dietro le quinte o in angusti locali lontani dal luogo dove, poi, avrebbe cantato… assolutamente proibito, sedere sul palco accanto agli altri musicisti! (ricordate che la bimba nella favola a casa della Signora non poteva saltellare o parlare ma doveva solo stare buona e zitta?) La ricerca di un uomo che la ami e la protegga le fanno collezionare innumerevoli storie di abbandono e di violenza. Le propongono di girare un film con Louis Armstrong e le attribuiscono la parte di una serva. L’anima di Billie soffre e il canto, la musica non riescono sempre a placare la sua immensa fame di Amore. E’ in questo momento che incontra qualcuno, forse “un soldato dalla barba rossa” come nella favola, che le indica la strada degli stupefacenti. Billie cade nella trappola. Le droghe e l’Alcool sono come le scarpette rosse comperate nel negozio dalla bimba della fiaba, difficile liberarsi di loro. E Billie riprese a cantare, elemosinare amore ed assumere eroina e alcool fino al 17 luglio 1959 quando morì in un letto di ospedale piantonata dalla polizia che aveva trovato della droga nel suo appartamento. Aveva 44 anni. Guardiamo ora il Mandala di Billie Holiday. Arcano VI Innamorato la fa da padrone! Cupido per ben sei volte prova a richiamare l’attenzione di Billie su se stessa allontanandola da sogni ed abbracci illusori. Fra il padre che, senza guardarla, guida il carro e va via(P1) e la madre che girata di spalle sembra disinteressata alla sua vita (P2), il Diavolo è pronto a tenderle la sua trappola rendendola schiava di quel sentimento di rifiuto e di abbandono. Se guardiamo il raggio della Stella Epigenealogica che da P4 porta a P15 troviamo Imperatore, Diavolo, Imperatrice. Sembra di vedere Adamo ed Eva con al centro il diavolo. Sopra tutti in P12, il desiderio dell’anima: una Ruota, una presa di coscienza, il desiderio di scoprire se stessi oltre le paure e le corse dietro inutili illusioni. “Hai un dono, se lo usi scoprirai il divino che è in te” -suggerisce il Diavolo- “tu riesci a far cantare la tua anima, non ti identificare in quella bimba abbandonata!” Imperatore cerca di aiutare quell’Imperatrice a realizzare il suo sogno ma non riuscirà a saziare la sua fame d’Amore. Ed eccola allora accettare “la mela” del Diavolo: un mix di droghe e alcool. La Ruota nelle Radici (P11) e nel progetto dell’anima (p12) confermano quella ferita di abbandono e l’essere stata una innovatrice: La musica jazz dopo di lei non è stata più la stessa. Sotto troverete il link con l’ultimo disco inciso da Billie. La voce non è più la stessa ma, per magia, ancora di più riesce ad esprimere tutta la solitudine e il bisogno d’Amore della sua Anima. Nella prima canzone dell’Album dice: “Sono una sciocca a voler cercare un bacio che non è solo mio, a condividere un bacio che il Diavolo ha conosciuto…”Se vorrete commentare con me questo Mandala sarò contenta così come se vorrete raccontarmi le vostre considerazioni. A presto!

 Billie Holiday, Parte 1

In questi giorni ho ricevuto messaggi e telefonate da parte di persone che desideravano continuare a parlare della favola “Scarpette Rosse”. Allora, ho pensato di raccontare la vita di Billie Holiday, una “donna scarpette rosse”. Con l’aiuto dei Tarocchi e del Mandala Tarologico, andremo ad individuare gli Archetipi che Billie ha incontrato nella sua vita. Ricordo che il gruppo di Arcani che ci avevano aiutato nella comprensione della Fiaba sono stati: CARRO, DIAVOLO, INNAMORATO e CASA DIO.
Billie Holiday nasce a Filafdelfia il 7 Aprile 1915 dopo una notte d’amore fra Clarence Holiday suonatore di Banjo e la tredicenne Sadie Fagan. Sadie la riconobbe registrandola all’anagrafe con il nome di Eleanor Fagan. Eleanore non vide mai il padre, sempre in giro con orchestre itineranti, mentre la mamma, molto presto, la abbandonò nelle mani di una sua cugina, trasferendosi a New York. La sua infanzia fu piena di dolore e solitudine a causa dell’atteggiamento arcigno e crudele di questa zia. A dieci anni fu violentata, e, ancora bambina, decise di raggiungere la mamma a New York. Qui per sostenersi iniziò a prostituirsi in un bordello clandestino ad Harlem. Dopo poco Eleanore fu arrestata e condannata a 4 mesi di carcere. Una volta fuori di prigione cominciò a lavorare come ballerina. Ben presto, però, scoprì di avere un incredibile talento vocale e iniziò la sua carriera di cantante nei club di Harlem. Aveva 18 anni quando la notò Jhon Hammond, un artista con notevoli agganci e conoscenze nel mondo musicale, che le promise, se lo avesse seguito, fama, successo e ricchezza. A questo punto, Eleanore, decide di cambiare il suo nome scegliendo come cognome quello del padre, Holiday e per nome “Billie” che era il nome di un’attrice che adorava. Se raffrontiamo le vicissitudini di Eleanor con la fiaba, ci accorgiamo che anche Eleanore, dopo una infanzia violenta e difficile è riuscita a trovare le sue scarpette rosse. E per caso o per magia, scegliete voi, in un primo momento ha davvero pensato che un paio di scarpette da ballo avrebbero potuto portarla via da tanta violenza!!! Per Eleanor quelle scarpette erano, in realtà, una voce, un talento ancora oggi definito ciclopico. E come per la bimba della favola anche per lei arriva un ricco ed importante signore che, dopo averla sentita cantare, le promette un sicuro successo e le spalanca le porte su una vita che, probabilmente, Eleanore non aveva mai osato sognare. Eleanor decide di allontanarsi dal suo passato cambiando anche il suo nome. Guardiamo, ora, il Mandala di Eleanor Fargan e scopriamo presenti tutti gli Arcani che ci avevano guidato nella comprensione della Favola: INNAMORATO, CASA DIO, CARRO…manca il DIAVOLO che per il momento si limita a fare capolino dietro quel Carro in P1. La prima cosa che, sicuramente, colpisce sono le 4 FORZA presenti e la cosa più sorprendente è che guardano tutte a quell’Innamorato in Parte 10. Sembrano quasi indicare che la chiave per uscire da una vita così dura e violenta non può che essere una: Imparare ad amarsi, imparare a volersi bene. Casa Dio in Parte 3, secondo me, mostra il carcere in cui Eleanor è stata rinchiusa e la scoperta di una energia tutta sua da poter liberare una volta fuori, con il ballo prima e poi liberando quella voce che diverrà indimenticabile. L’imperatrice in sfida ci parla dell’arcigna zia mentre è incredibile come tutti gli Imperatori guardano verso una Imperatrice. Credo che ognuno di loro volesse donare la sua energia a quelle Imperatrici in modo da riuscire a sciogliere quel nodo in gola che impediva da generazioni al femminile dell’Albero di esprimersi. Imperatore ed Imperatrice, unione di Spirito(3) e Materia (4), i 2 cavalli che fanno muovere quel Carro(4+3=7) in P1. Qui si interrompe la vita di Eleanor e comincia quella di Billie Holyday. Nella seconda parte parleremo ancora di lei e scopriremo il suo nuovo Mandala. Chi vuole approfondire o trova nuovi spunti di riflessione in questo Mandala, può scrivere nei commenti. Sarò felice di parlare con voi. Sotto troverete il link per ascoltare la voce di Billie in una delle sue prime canzoni. Nel testo Billie dice: “Chi ha può andare avanti, tutti, mamma, papà possono andare avanti. Ma Dio benedica il bambino che tiene duro e se la cava da solo. Se hai soldi dietro la porta troverai molti amici, ma se non ne hai resti solo”

 Scarpette rosse parte 3

Arcano VII (Il Carro) Arcano XV (Il Diavolo)
Ma non appena le ebbe ai piedi subito si sentì sopraffatta dal desiderio di danzare. Danzò uscendo dalla stanza, e poi lungo le scale, prima una gavotta, poi una sarda e poi un valzer vertiginoso. La bambina era in estasi, e si accorse di essere nei guai solo quando volle girare a sinistra e le scarpe la costrinsero a girare a destra, e volle danzare in tondo e quelle la obbligarono a proseguire. E poi la portarono giù per la strada, attraverso i campi melmosi e nella foresta scura.
Appoggiato a un albero c'era il vecchio soldato dalla barba rossiccia, con il braccio al collo. "Oh che belle scarpette da ballo!" esclamò. Terrorizzata, la bambina cercò di sfilarsi le scarpe, ma più tirava e più quelle aderivano ai piedi. E così danzò e danzò sulle più alte colline e attraverso le valli, sotto la pioggia e sotto la neve e sotto la luce abbagliante del sole. Danzò nelle notti più nere e all'alba, danzò fino al tramonto. Ma era terribile: per lei non esisteva riposo. Danzò in un cimitero e là uno spirito pronunciò queste parole: "Danzerai con le tue scarpette rosse fino a che non diventerai come un fantasma, uno spettro, finché la pelle non penderà sulle ossa, finché di te non resteranno che visceri danzanti. Danzerai di porta in porta per tutti i villaggi, e busserai tre volte a ogni porta, e quando la gente ti vedrà, temerà per la sua vita". La bambina chiese pietà, ma prima che potesse insistere le scarpette rosse la trascinarono via. Danzò sui rovi, attraverso le correnti, sulle siepi, e danzando, danzando arrivò a casa, e c'erano persone in lutto. La vecchia signora era morta. Ma lei continuava a danzare. Entrò danzando nella foresta dove viveva il boia della città. E la mannaia appesa al muro prese a tremare sentendola avvicinare
"Per favore" pregò il boia mentre danzava sulla sua porta, "Per favore mi tagli le scarpe per liberarmi da questo tremendo fato". E con la mannaia il boia tagliò le cinghie delle scarpette rosse. Ma queste le restavano ai piedi. E lei lo pregò di tagliarle i piedi, perché così la sua vita non valeva nulla. Il boia allora le tagliò i piedi.
E le scarpette rosse con i piedi continuarono a danzare attraverso la foresta e sulla collina e oltre, fino a sparire alla vista. E ora la bambina era una povera storpia, e doveva farsi strada nel mondo andando a servizio da estranei, e mai più desiderò delle scarpette rosse.
Le scarpette Rosse, appena indossate trascinano la bimba in una danza spensierata che sarà tale fino al momento drammatico in cui capirà che è quel ballo senza riposo ad avere, ormai, il controllo della sua vita. Tutto questo non può che portarci a individuare in Arcano VII (Il Carro) l’Archetipo cui fare riferimento. In questo Arcano possiamo riconoscere la bimba sul Carro con lo sguardo fisso davanti a sé. Come accade in tutte le dipendenze, non riesce a pensare e a distogliere lo sguardo dall’oggetto del suo desiderio. Le quattro grosse colonne colorate, disegnate ai lati, le impediscono la visuale sia a destra che a sinistra e, cosa più importante, vediamo che la bimba non ha redini nelle mani per impartire qualsivoglia ordine ai cavalli. Continuando ad osservare questo Arcano notiamo anche che il cavallo di destra fa l’occhiolino a quello di sinistra in un atteggiamento che non può non ricordarci l’occhiolino del calzolaio della fiaba mentre l’altro non può che rappresentare il vecchio soldato che, toccando le suole delle scarpette conferisce loro il potere di trascinare la bimba sempre più lontana da sé stessa in balia solo della sua ossessione. “Opera del Diavolo!” avrebbe decretato mia nonna, ascoltando questa storia e stringendo con più forza fra le dita i grani del Rosario che aveva sempre con sé! Ed io avrei sorriso giudicando la sua interpretazione della favola frutto di una educazione bigotta. Oggi, però, che so che la complementare di Arcano VII (Il Carro) è Arcano XV (Il Diavolo) mi ritrovo a pensare che la mia cara nonna non avrebbe avuto tutti i torti! Ma che ruolo ha, allora, il Diavolo in questa storia? Enoch nella Bibbia ci dice:” Guarda il Diavolo da ogni lato e non da un lato solo come fai tu. Lo vedrai ritornare Dio.” Proviamo, allora, a guardarlo da tutti i lati. Se siamo vittime della paura di uscire dalla nostra gabbia, il Diavolo sarà dietro al nostro Carro e mostrandoci tutti i pericoli che potremmo incontrare non ci farà mai allontanare dalla nostra prigione. Da un altro punto di vista, se il Diavolo sarà al fianco del nostro Carro, potrebbe mostrarci che la fe-licità è sempre fuori da tutte le cose di cui diventiamo prigionieri e galoppando con noi potrebbe far-ci trovare la strada per ritrovare la capacità di creare una vita che ci somiglia. Ma nel comprendere che la felicità non è nella gabbia potremmo essere tentati di cercarla precipitandoci pericolosamente verso inutili paradisi artificiali. Se fosse così il Diavolo sarebbe davanti al nostro Carro e ne prende-rebbe il comando. Suonando il tamburo che ha sotto i piedi scandirebbe i tempi e il ritmo delle danze che inconsapevolmente ci troveremmo a ballare, come accade nella Favola. “A servizio di chi metti la tua vita? Scegli una vita di quieta disperazione o scegli di contribuire alla vita cercando di scrivere il tuo verso, unico ed irripetibile?” chiede quel Diavolo del professor Keating ai suoi ragazzi nel film “L’Attimo Fuggente”. In base alla risposta che daremo il Diavolo troverà il suo posto rispetto ad Ar-cano VII. La bimba, esausta, finisce col chiedere al boia di tagliarle i piedi restando storpia. Il mes-saggio nascosto è che la favola finisce, ma la nostra vita no e ci regala l’occasione per imparare a guidare il Carro di Arcano VII prestando attenzione a che il Diavolo galoppi al nostro fianco. Que-sto, probabilmente, vorrà dire tornare nel bosco della nostra infanzia e guardare la traiettoria della freccia di Cupido e scavando nel punto indicato dalla freccia, recuperare il nostro tesoro mimetizza-to in un rozzo paio di scarpette rosse. Ci accorgeremo che c’è una bimba a cui restituire le sue scar-pette rosse fatte di stracci e a cui dire, abbracciandola, che quelle scarpette sono bellissime!!! E’in salita la strada che ci porta a capire cosa simboleggiano nelle nostre vite le scarpette rosse ed è dolo-roso, una volta ritrovate, lasciarle andare per sempre, ma è necessario per tornare a essere capaci di crearne di nuove. La favola ci regala un altro indizio per capire dove trovare il senso della nostra os-sessione: La bimba danzando arriva in un cimitero ed incontra uno spirito. Anne Sextone ha scritto una poesia intitolata “Scarpette Rosse”
Sono nel cerchio, nella città morta, ed infilo scarpette rosse…Non sono mie
Sono di mia madre. Erano di sua madre.
Passate come un bene di famiglia
ma nascoste come lettere vergognose.
La casa e la strada cui appartengono sono nascoste
e tutte le donne sono anch’esse tutte nascoste!!
A chi nel nostro Albero Genealogico è stata rubata l’anima creatrice? Se mi rivedo in questa fiaba, forse ho scelto, in questa vita di imparare, a scegliere me stesso. Se la bimba della favola mi fa da specchio, forse ho preso l’impegno di imparare a guidare il Carro di Arcano VII, e ritrovando l’anima di una mia antenata a cui furono rubate le scarpette rosse la inviterò a salire sul mio Carro …rassicurandola che, questa volta non sarà necessario passare dalla casa del Boia!
Se studi il Mandala dove hai Arcano VII (Il carro) o Arcano XV (Il Diavolo)? Se ti sei rivista alla guida del Carro e ti va di raccontare la tua esperienza sarò felice di leggerti!

martedì 29 settembre 2020

 

SCARPETTE ROSSE parte 2

ARCANO XVI, CASA DIO

La bimba era molto triste perché quelle umili scarpette rosse che aveva fatto con le proprie mani le avevano dato la più grande felicità. Ora era costretta a stare sempre ferma e tranquilla, a parlare senza saltellare e soltanto se interrogata. Un fuoco segreto le si accese nel cuore e continuò a desiderare più di ogni altra cosa le sue vecchie scarpette rosse.
Poiché la bambina era abbastanza grande da ricevere la cresima, la vecchia signora la portò da un vecchio calzolaio zoppo, per acquistare un paio di scarpe speciali per l'occasione. In vetrina facevano bella mostra di sé un paio di scarpe rosse confezionate con la pelle più morbida che si possa trovare. La bimba, spinta dal suo cuore affamato, subito le scelse. La vecchia signora ci vedeva così male che non si accorse del colore e gliele comprò. Il vecchio calzolaio strizzò l'occhio alla piccola e incartò le scarpe.
Il giorno dopo, in chiesa, tutti rimasero sorpresi da quelle scarpe rosse che brillavano come mele lustrate, come cuori, come prugne ben lavate. Ma alla bimba piacevano sempre di più. In giornata la vecchia signora venne a sapere delle scarpette rosse della sua pupilla. "Non mettere mai più quelle scarpe" le ordinò minacciosa. Ma la domenica dopo la bambina non potè fare a meno di mettersi le scarpette rosse, e poi si avviò alla chiesa con la vecchia signora. Sulla porta della chiesa c'era un vecchio soldato con il braccio al collo. S'inchinò, chiese il permesso di spolverare le scarpe e toccò le suole cantando una canzoncina che le fece venire il solletico ai piedi. "Ricordati di restare per il ballo" e le strizzò l'occhio.
Anche questa volta tutti guardarono con sospetto le scarpette rosse della bambina. Ma a lei piacevano tanto quelle scarpe lucenti, rosse come lamponi, come melagrane, che non riusciva a pensare ad altro. Era tutta intenta a girare e rigirare i piedini, tanto che si dimenticò di cantare. Quando uscirono dalla chiesa, il vecchio soldato esclamò: "Che belle scarpette da ballo!". A quelle parole la bambina prese a piroettare e non riuscì più a fermarsi, tanto che parve avesse perduto completamente il controllo di sé. Danzò una gavotta e poi una sarda e poi un valzer, volteggiando attraverso i campi. Il cocchiere della vecchia signora si lanciò all'inseguimento della bambina, la prese e la riportò nella carrozza, ma i piedini che indossavano le scarpette rosse continuavano a piroettare nell'aria. Quando riuscirono a togliergliele, finalmente i piedi della bambina si quietarono.
Di ritorno a casa, la vecchia signora lanciò le scarpette rosse su uno scaffale altissimo e ordinò alla bambina di non toccarle mai più. Ma lei non riusciva a fare a meno di guardarle e desiderarle. Per lei erano ancora la cosa più bella che si trovasse sulla faccia della terra. Poco tempo dopo, mentre la signora era malata, la bambina strisciò nella stanza in cui si trovavano le scarpette rosse. Le guardò, là in alto sullo scaffale, le contemplò, e la contemplazione si trasformò in potente desiderio, tanto che la bambina prese le scarpe dallo scaffale e subito se le infilò, pensando che non sarebbe accaduto nulla di male.

ARCANO XVI CASA DIO

Quando ho visto Arcano XVI mi sono detta che, senza ombra di dubbio mi trovavo di fronte alla casa, alla gabbia dorata in cui la signora aveva rinchiuso la bimba. Poi, però, l’Arcano ha cominciato a suggerirmi una lettura diversa. I Mattoni di Casa Dio sono rosa, e l’Arcano rappresenta noi, il nostro corpo e nel suo nome è chiaramente indicato il significato che Dio è in noi, la nostra forza, la nostra capacità creativa è in noi. E così mi è stato chiaro che la vecchia signora e la bambina si facevano da specchio: come la prima aveva chiuso in prigione la bimba, nello stesso modo la seconda aveva chiuso in gabbia la sua anima creatrice. Di conseguenza lo spirito che esce fuori dalla Torre, a mio avviso, rappresenta le famose scarpette rosse che la signora ha relegato su uno scaffale altissimo e che da lassù continuano ad essere un richiamo irresistibile per la bimba. La fiaba racconta che: “anche se costretta a stare ferma e tranquilla, senza saltellare…un fuoco segreto le si accese nel cuore e continuò a desiderare le sue scarpette rosse.”  Casa Dio rappresenta il nostro fuoco Alchemico, la capacità di trasformare la nostra energia creativa senza mai trattenerla. Le palline colorate mostrate dall’Arcano rappresentano quel fuoco che ha bisogno di fuoriuscire e realizzarsi nella materia. Se si riesce a fare questo la temperatura dentro di noi sarà stabile, e noi saremo in equilibrio, altrimenti diventeremo come una pentola a pressione.  Insieme alla bambina entriamo nella casa della vecchia signora. Non c’è nulla in quel posto che possa solleticare la nostra curiosità e accendere la nostra inventiva e piano, piano piombiamo in una tristezza incredibile che ci fa desiderare ossessivamente la gioia provata per la nostra vita “fatta a mano”, e contemporaneamente avvertiremo nostalgia per l’allegro scoppiettio di quel fuoco che dà senso al nostro vivere. Ed ecco, quindi, fare capolino mattine in cui, appena svegli, ci sentiamo tristi o nervosi senza sapere il perché. Ci accorgiamo, dopo l’ennesima delusione, di non essere più capaci di distinguere le persone vere dalle false. Esattamente come individuiamo la gioia nelle scarpette rosse e non nell’ impulso creativo che ci ha portato a realizzarle. Arcano XVI ammonisce che il senso di vuoto che avvertiamo dentro, non è dato dalla mancanza di un paio di rozze scarpette rosse ma dal fatto che non riusciamo più a trovare il modo di costruirne un altro paio magari diverso! Il vuoto dentro potrebbe trasformarsi in un senso di fame perenne. Non è il nostro corpo ad avere fame ma la nostra anima creatrice chiusa in gabbia! Pensiamo di alimentare il nostro fuoco mangiando tutto quello che ci capita davanti mentre dovremmo capire di cosa abbiamo bisogno. Nel bosco avevamo bisogno di un paio di scarpette…e ora che ne abbiamo un paio nuove e bellissime di cosa abbiamo bisogno? Solitamente è il momento in cui incontriamo falsi amici, falsi amori, ci facciamo prendere da passioni che si esauriscono con la velocità di un cerino: non hanno niente a che vedere con il nostro fuoco creativo!  Nella Fiaba sono rappresentati dal calzolaio zoppo e dal soldato. Il primo consegnerà alla bimba il “falso oggetto del suo desiderio” il secondo la introdurrà al piacere di una danza sfrenata che le darà l’illusione di non essere più in gabbia. Cosa dovremmo fare per non commettere gli errori della bimba? potremmo affermare diritto di scegliere le scarpe che più ci piacciono… o di avere una stanza tutta per noi…potremmo lasciare che la nostra anima esprima la gioia di vivere passeggiando all’aperto o cantando a squarciagola…potremmo accorgerci che l’abitudine ha corroso l’amore che mettevamo nel nostro lavoro ed allora, potremmo decidere di cambiare il nostro modo di lavorare dando un’impostazione diversa a tutto, potremmo e possiamo fare tutto…basta solo accorgersi che ciò che cerchiamo siamo noi stessi: siamo noi il fiammifero che riattizzerà il nostro fuoco dentro. Ma la bimba riesce solo a ribellarsi con l’inganno all’ennesimo tentativo di renderla conforme alle rigide regole della casa. E’ una ribellione questa, che non modifica nulla dentro di lei e nel mondo fuori. La punizione arriva, le scarpette relegate su una mensola altissima, e Casa Dio torna ad essere una gabbia! La pentola a pressione è vicina all’esplosione! Se ti va di raccontare del tuo “fuoco dentro” ne sarò contenta, se studi il Mandala Tarologico la posizione in cui hai Casa Dio potrà suggerirti qualcosa su quel fuoco! Se ti va di parlarne sono qui per camminare con te. A presto per l’ultima parte della favola

 

sabato 26 settembre 2020

 

SCARPETTE ROSSE Parte     1

 

ARCANI: L’INNAMORATO, CASA DIO, CARRO, DIAVOLO

C'era una volta una povera orfana che non aveva scarpe. La bimba conservava tutti gli stracci che riusciva a trovare finché un bel giorno riuscì a confezionarsi un paio di scarpette rosse. Erano rozze, ma le piacevano. La facevano sentire ricca nonostante trascorresse, fino a sera inoltrata, le sue giornate a cercare cibo nei boschi.
Un giorno, mentre percorreva faticosamente una strada, vestita dei suoi stracci e con le scarpette rosse ai piedi, una carrozza dorata le si fermò accanto. La vecchia signora che la occupava le disse che l'avrebbe portata a casa con sé e l'avrebbe trattata come una sua figlioletta. Così andarono nella dimora della vecchia signora ricca, e là furono lavati e pettinati i capelli della bambina. Le furono dati biancheria fine, un bell'abito di lana e calze bianche e lucide scarpe nere. Quando la bambina chiese dei suoi vecchi abiti, e in particolare delle scarpette rosse, la vecchia le rispose che, sudici e ridicoli com'erano, li aveva gettati nel fuoco.

 

Arcano VI(L’INNAMORATO).

Nell’immagine mostrata dall’ArcanoVI vediamo la bimba che mostra felice ed orgogliosa le scarpette rosse da lei realizzate raccattando e conservando vecchi stracci. Guardando attentamente, vediamo avvicinarsi a lei la ricca signora di cui parla la fiaba che, ponendole una mano sulle spalle in segno di protezione, le dice che si prenderà cura di lei. Cupido dall’alto guarda la scena ed è molto preoccupato. Volendo attirare l’attenzione della bambina decide di scoccare una freccia dal suo arco. La freccia di Cupido punta proprio alle scarpette rosse, e se potessimo disegnare la traiettoria di quella freccia, vedremmo che la sua linea divide la bambina con le scarpette rosse da quell’altra figura più a destra che altro non è che lei stessa con i capelli puliti e pettinati ed agghindata e con gli abiti eleganti. “Fa’ attenzione, è solo un’illusione,” urla Cupido mentre spera che la freccia riporti l’attenzione della bimba nuovamente alle sue scarpette rosse e alla gioia che il solo guardarle le aveva procurato. Ma quando siamo nel bosco, tutti noi, come la bimba, siamo facilmente sedotti da chi ci mostra strade più comode e facili per uscire fuori dal bosco… L’idea di lasciare per sempre indietro difficoltà e tempi duri ci abbaglia e ci cattura. Eppure da lassù Cupido sottolinea che la vera gioia risiede in quel povero paio di scarpette rosse, nella gioia e nell’amore con cui la bimba le ha cucite. Cucio lavori Patchwork da tanti anni e conosco bene la gioia che c’è dietro ogni singolo lavoro. Ho camminato con le Donne che hanno fatto grande questa arte e ne conosco le loro storie. Tagliare pantaloni e camicie logore, conservare tutti quei ritagli per trasformarli in grandi coperte era il loro modo di sentirsi ricche pur avendo poco o nulla. Ago e Filo e cotoni colorati hanno disegnato per me mappe che mi hanno condotto, attraverso salite, curve, strade chiuse e bagnata come un pulcino sotto qualche temporale improvviso, fuori dal mio bosco. Quando sono diventata più esperta ho insegnato ad altre donne a realizzare coperte. Tutte, poi, hanno detto che nessuna coperta riesce a riscaldarle e a confortarle come quella che si sono cucite da sole!!! La risposta è semplice…quelle coperte sono come le scarpette rosse della bimba:hanno il gusto ed il sapore di un tempo dedicato a ciò che amiamo. Siano stoffe, pennelli, chitarre o tamburi, poesie, oli essenziali, tutti rappresentano un tempo benedetto dedicato a noi. Cupido ci invita a scegliere le scarpette rosse, la nostra creatività e a porci al centro del nostro tempo, poco importa come gli altri giudicano ciò che facciamo. Nel mondo del Patchwork non esistono lavori perfetti. Se qualche lavoro si avvicina alla perfezione velocemente chi lo ha cucito vi inserisce qualche piccola imperfezione. Pazzia? Le vecchie sagge che hanno introdotto questa consuetudine sapevano bene che non esistono “cose” perfette. Perfetto è l’Amore che ciascuno mette in quello che crea. E’ questo che dona gioia e felicità, come indica la freccia di Cupido. La signora della Fiaba etichetta come ridicole le scarpette e, senza rispetto alcuno, le brucia. La bimba ammutolisce e la sua anima creativa va in cenere insieme a loro…Ascoltiamo Cupido e non lasciamo che questo accada anche a noi

Nei prossimi giorni, entreremo in casa della Signora insieme alla bimba…Se nel frattempo ti va di raccontare delle tue scarpette rosse e in quale personaggio di ArcanoVI ti rivedi…sarò felice di leggerti e di camminare con te. Se studi il Mandala Tarologico la posizione in cui hai ArcanVI, potrà aiutarti a comprendere dove sono state bruciate.  Sarò felice di darti una mano! 

 

domenica 30 agosto 2020

 



Giorno 3 Mandala di Cenerentola

Analizziamo, ora, la “storia segreta” dell’Albero di Cenerentola raccontata dai 4 Mediatori (P6, P7, P8, P9). Fra un Maschile “Bagatto” ed un Femminile “Appeso” pronto al sacrificio, troviamo in P6 Arcano XVIII, Luna, che è un chiaro invito a cercare nei desideri non manifesti la spinta necessaria per trasformare la propria vita. In P7 ecco Arcano VII(Carro). Qualcuno nell’Albero Genealogico di Cenerentola non è riuscito a guidare quel Carro ed è rimasto prigioniero dei sogni, inchiodato ad una vita di sacrifici. Eppure, in P8, Arcano VI (Innamorato) insisteva nella necessità di imparare a volersi bene mentre in P9 Arcano XVII (Stella) restava in ginocchio, senza riuscire ad esprimersi.   Ricordiamo che il Mandala ci mostra, in P10, che, ciò che consentirà a Cenerentola di non ripetere il sacrificio perpetrato dall’Albero, sarà l’energia di Arcano VII (Carro). Guardiamo con quanta precisione nella favola tutto questo trova un riscontro: “La prima cosa che ti serve per andare al Ballo è una zucca” dice la fata Smemorina a Cenerentola. Prima di un abito, prima dei gioielli, prima delle famose scarpette di cristallo… ciò che serve è che Cenerentola è imparare a guidare quel Carro. Il Maestro nel mandala lo sa bene e la Fata Smemorina anche…

Ma ora con Cenerentola affrontiamo le sfide (P15, P16, P17, P19).

Arcano XI (Forza) mostra l’energia rinchiusa sotto una maschera fatta di cenere che ha bisogno di essere liberata.  Arcano V (Papa), potrebbe, aiutare a liberarsi chi, piegato dal sacrificio, giace sotto la cenere. Arcano VI (Innamorato) è un invito ad imparare ad amarsi a dispetto di chi ci disprezza ed infine troviamo Arcano X (Ruota) che sottolinea la necessità, per Cenerentola, di andare avanti facendo cadere paure ed emozioni che hanno bloccato l’Albero. Qui è racchiuso tutto il significato della Storia di Cenerentola. Lei è stata chiamata a vivere il senso dell’abbandono prima e il disprezzo di matrigna e sorellastre dopo, per trovare in sé la forza di amarsi sciogliendo inutili sensi di colpa e vocazione al sacrificio.  Guardiamo come, Cenerentola, riesce ad illuminare Arcano X (Ruota): Cenerentola tornata a casa è rinchiusa, dalla matrigna, in una Torre. Nuovamente sola… ma lei, ora conosce il suo desiderio, ora ha visto bene chi è sotto lo strato di cenere e quindi riuscirà a guardarsi nella spada della Sfinge di Arcano X e alla domanda “Sai chi sei?” potrà finalmente rispondere “Io sono l’unica proprietaria della scarpetta di cristallo e sono Regina della mia vita”. Il debito è pagato, la cenere è tolta, il femminile libero di non sacrificarsi più…

Ho molto sintetizzato molto, e taciuto tante cose suggeritemi dagli Arcani. Se vi ho incuriosito e vorrete saperne di più, fatemi pure domande, sarò felicissima di rispondervi!!!