domenica 14 novembre 2021

 

LE VITE NASCOSTE DEI COLORI. 

 

Mio ha la capacità di vedere i colori nella loro essenza, in profondità. Mio vede il “Nero mezzanotte con una punta di Luna” o un “indaco che sa di mirtillo” o “il giallo della pesca matura prima che si stacchi dall’Albero.” E’ cresciuta imparando l’Arte dei dettagli invisibili nell’Atelier di famiglia dove, con ago e filo si cuciono e si ricamano Kimono da sposa. Pezzi unici a partire dalla tinteggiatura del tessuto creato per rispecchiare l’animo della sposa. I colori diventano il suo modo di comprendere il mondo e diventano il suo Alfabeto per descriverlo. Piano, piano, Mio, si accorge di percepire il colore dell’Anima di chi le sta di fronte, perché ne vede il colore.

Mio è un perfetto Eremita.  Come Arcano VIIII la immaginiamo camminare silenziosa e solitaria per le strade affollate di Tokio, immersa nella visione personale di ciò che la circonda. La vediamo annotare sul suo inseparabile taccuino tutte le sfumature diverse che animano cose e persone intorno a lei cogliendone il loro senso più profondo. Sono le sfumature che rendono ogni cosa o persona “unica” e diversa ed in questa diversità Mio riesce a cogliere il “volto prezioso” di ognuno.

 Nel mio modo di fare, sono anche io un Eremita. A volte mi accorgo di attraversare i miei giorni facendomi strada con la lanterna che Eremita mi offre. Rinchiusa dentro la lanterna una stella, la mia stella polare, il mio desiderio che tuttavia una fitta nebbia grigiastra non fa brillare come dovrebbe! Lo stupore è che è li che sento di voler stare. Il silenzio mi rassicura. “Quasi, quasi mi preparo un te…indosso il mio maxi pullover tutto sformato…e sto, così, ferma ad ascoltare il mio silenzio”.  Però, anche io ho un dono, amo giocare con i colori delle stoffe. Amo partire da un pezzetto di stoffa ed andarne a cercare un altro differente che però accanto al primo dia forma ad un disegno…dia vita ad un progetto. A volte, qualcuno mi chiama e mi chiede di “cucire per lei” qualcosa. Di solito comincio a parlare e aspetto di captare qualcosa che mi aiuti a realizzare proprio quello che vuole. Se l’idea non arriva faccio una domanda: “Qual è il tuo colore preferito?” Non accetto il “Fai tu”, il “non so” il “mi fido di te”. Ciò che ci leggo dietro è…il “Non mi fido di me” “Non mi importa…voglio solo fare un regalo” e non lo accetto. Ci sono i negozi …si entra, si vede, si acquista. Ma una trapunta, come una presina da cucina handmade, come si dice oggi, è altro. E’ riprendersi il tempo e lo spazio di tornare a donare qualcosa che “sa” di te. Dal colore (che è il tuo preferito) al disegno (che scegli fra quelli che ti propongo) al tempo (che dedichi all’idea). Lo so…sono “pesante” come mi dice qualcuno…Sono solo un Eremita mi dico io da quando ho cominciato a comprendere gli Archetipi. Mi tiro il cappuccio sulla testa e continuo a cercare negli scatoloni delle stoffe il pezzetto di stoffa che mi serve!

 Ma torniamo a Mio…

Come sappiamo bene, Gli Arcani non sono mai da soli. Hanno bisogno di un altro Arcano che li completi. Mano a mano che mi addentravo nella lettura del libro ed avendo individuato in Eremita l’Archetipo sotteso in Mio, era sicura che prima o poi, Mio avrebbe incrociato Arcano XIII, Senza Nome, essendo Eremita e Senza Nome complementari fra loro

Quale è il tuo colore Eremita? Grazie a lui hai mai scoperto colori nascosti intorno a te?

 






Ed ecco, infatti, una mattina, arrivare nel negozio di colori, Aoi. Lui non vede i colori, è daltonico e gestisce l’Agenzia funebre ereditata dal padre. Un Arcano Senza Nome perfetto!!! Mio disprezza la morte.  Per lei, quando arriva la Morte, il bianco si impossessa di tutto ciò che c’è intorno. E’ un vuoto in cui ogni cosa è persa. Mio e Aoi si specchiano l’uno nell’altro come due colori complementari, come due Archetipi destinati a completarsi. Aoi non vede i colori (ricordo che Senza Nome non ha occhi) ma anche lui ha un dono: sa portare luce nei giorni più bui delle persone. Si prende cura del corpo di chi se ne va e, con grande dolcezza, riesce ad accompagnare chi resta lungo la strada dell’accettazione della perdita. Mio vive in un modo pieno di colori ma teme il vuoto, l’assenza, la perdita. Aoi nell’accettazione di quel vuoto riesce a celebrare la vita. Alla fine queste differenze invece di separare uniranno i due ragazzi in modo indelebile. Aoi prenderà per mano Mio e riuscirà a cancellare le sue paure, Mio riempirà gli occhi di Aoi con tutti i colori che conosce donandogli un nuovo modo di guardare il mondo.

 “Vorrei abitassimo insieme un colore-mormorò Aoi-un colore in cui rifugiarci quando le cose si mettono male. Mio, allora, pensò che, come non sapeva il colore di sé stessa, non avrebbe mai saputo quello di Aoi. Ciò che contava era quanto sarebbe nato dalla loro somma: Il loro colore”

Anche io nei periodi di Eremitaggio non è raro che mi faccia sommergere dal bianco che teme tanto Mio. Al Maxi Pullover e al te, se non sono in Estate, aggiungo una bollente borsa dell’acqua calda. E aspetto che Senza Nome arrivi a tendermi una mano. So cosa vuole dirmi. Devo alzarmi da questa sedia, smetterla di cercare l’uguale a me negli altri ed accettare di sentirmi diversa…E’ necessario, a volte, avvertire di essere alla fine di una strada, di mollare persone e cose senza perdermi in tutto quel bianco che per me ha il sapore dell’abbandono. E’ necessario ma doloroso, è necessario ma difficile…è la strada in salita che consigliava Terzani davanti ai bivi. E’ guardando in quel vuoto che potrò celebrare la vita di una nuova me, mi suggerirebbe Aoi. A volte serve perdere l’equilibrio per vedere meglio chi sei.  Senza Nome cammina lenta ma inesorabile. Devo trovare il coraggio di andarle incontro con un fiore invece di fare finta di non sentirne la presenza per provare ad allontanarla. Solo così la nebbia, il bianco si dissolveranno e riuscirò a trovare il nuovo colore in cui rifugiarmi quando le cose si mettono male e penso di essere abbandonata.

 

giovedì 22 luglio 2021

 

FINCHE’ IL CAFFE’ E’ CALDO

In Giappone c’è una caffetteria speciale.  Qui c’è un unico tavolino che ti aspetta. Si narra che dopo esserci entrati ed aver bevuto una tazza fumante di caffè, non si sia più gli stessi. Si narra che bevendo quel caffè sia possibile rivivere il momento della propria vita in cui si è fatta la scelta sbagliata, si è detta una parola che era meglio non pronunciare, si è lasciata andare via la persona che non bisognava perdere. Un tavolino, un caffè e noi, di fronte alle nostre paure, alla nostra pigrizia…di fronte a noi stessi. Guardiamo Arcano X (Ruota di fortuna). Una Ruota: è il Tavolino di quello strano Bar che ci aspetta, più o meno, a metà del Percorso del Bagatto. Seduti lì ad aspettarci una scimmia che rappresenta la mancanza di consapevolezza, un coniglio che rappresenta la mancanza di coraggio ed una Sfinge con una spada in mano. Quella Spada altro non è che il caffè caldo e fumante che, in questo romanzo, i protagonisti ordinano, spinti dal desiderio di capire qualcosa in più di sè stessi. La Sfinge che si trovava davanti all’ingresso della città di Tebe poneva un indovinello a chi voleva entrare. Se la risposta era sbagliata la Sfinge li mangiava. Lo stesso accade a chi viola una delle leggi di quello strano Bar: Il caffè va bevuto a piccoli sorsi e finché è caldo. Se si lascia freddare il caffè…si diventa fantasmi…si è mangiati dalla Sfinge…si resta attori di “ieri” prigionieri di un tempo passato che non possiamo assolutissimamente modificare. Tuttavia guardare indietro può aiutarci a comprendere quanto importanti siano i ricordi, sia pur dolorosi, quando riusciamo a farli riaffiorare e sostituiamo al rimpianto per non averli saputi vivere al meglio, la consapevolezza di poter cambiare nel presente il nostro modo di agire, di essere. “Serve coraggio per dire quello che va detto” e “E’ impossibile, mentendo a se stessi, lasciar perdere: La verità vuole uscire a tutti i costi.” Ed ancora: “Volendo si trova sempre il modo di uscire dalle difficoltà, serve solo cuore.” Questi alcuni degli insegnamenti ricevuti dai protagonisti di questo romanzo, che hanno trovato il coraggio di sedersi a quel tavolino e di guardare nella spada della Sfinge bevendo a piccoli sorsi il loro caffè. E se con loro, anche noi riusciamo comprendere, eccoci uscire dagli errori di ieri. E la Sfinge, invece di mangiarci, ci inviterebbe a salire in corsa su quella Ruota che ha ripreso a girare sussurrandoci: “Dai valore al tuo tempo, usa ogni momento, fa’ cadere le tue paure, metti da parte pregiudizi ed orgoglio …e cambia, qui ed ora, il tuo modo di agire. La vita è come il caffè, per gustarla va bevuta piano, sorso dopo sorso…finchè il caffè è ancora caldo…fino a quando si è in tempo per comprendere, cambiare, crescere ed imparare ad Amare! C’ è sempre tempo per essere felici!”.

 

 

 

venerdì 25 giugno 2021

 I 3 CAPELLI D'ORO Parte seconda

 Eremita, quindi, è giunto da vanti ad una casetta…


Dentro c’era una vecchia seduta vicino ad un fuoco ruggente, e gli corse accanto, lo raccolse nelle sue braccia e lo portò accanto al fuoco. Lo tenne tra le braccia come una madre tiene il suo bambino. Si sedette sulla sua sedia a dondolo e lo cullò. Eccoli, il povero fragile vecchio, un mucchietto di ossa, e la forte vecchia che lo cullava avanti e indietro. E lo cullò per tutta la notte, e verso l’alba era diventato un uomo molto più giovane, un bellissimo uomo dai capelli d’oro e dalle forti membra. E lei continuava a cullarlo.
Stava per spuntare l’alba, la vecchia si affrettò a stappare tre capelli dalla testa del bambino e le gettò sulle mattonelle, e cadendo produssero un suono cristallino.
E il bimbetto che teneva tra le braccia scivolò giù dal suo grembo e corse alla porta. Si voltò un attimo a guardare la vecchia, le sorrise di un sorriso luminosissimo, poi si volse e volò in cielo per diventare lo splendido sole del mattino

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La favola ci racconta che nella casetta c’era una vecchia che ti soccorre, ti prende in braccio, ti porta dentro accanto al fuoco e ti culla come fossi un bambino.

 La vecchia in questione è la “Senza Nome”. Nelle favole è chiamata la Donna scheletro o “colei che sa” o Baba Jaga o “ la Què Sabè “ o anche la vecchia di 2 milioni di anni.

Sedersi con lei accanto al fuoco è ciò che ci consentirà di ritrovare le forze dopo l’estenuante camminata nel bosco a contatto con tutte le nostre paure. Senza Nome ci culla tutta la notte. Il dondolio e la nenia che lei ci sussurra fanno si che l’energia, a poco, a poco torni a scorrere dentro di noi.

Ascoltiamo la sua nenia:

Lascia che le cose si rompano, smetti di sforzarti di tenerle incollate.

Lascia che le persone si arrabbino.

Lascia che ti critichino, la loro reazione non è un problema tuo.

Lascia che tutto crolli, e non ti preoccupare del dopo.

Dove andrò?

Che farò?

Nessuno si è mai perso per la via, nessuno è mai rimasto senza riparo.

Ciò che è destinato ad andarsene se ne andrà comunque.

Ciò che dovrà rimanere, rimarrà comunque.

Troppo sforzo, non è mai buon segno, troppo sforzo è segno di conflitto con l’Universo.

Relazioni

Lavori

Case

Amici e grandi amori.

Consegna tutto alla Terra e al Cielo, annaffia quando puoi, prega e danza ma poi lascia che sbocci ciò che deve e che le foglie secche si stacchino da sole.

Quel che se ne va, lascia sempre spazio a qualcosa di nuovo: sono le leggi universali.

E non pensare mai che non ci sia più nulla di bello per te, solo che devi smettere di trattenere quel che va lasciato andare.

Solo quando il tuo viaggio sarà terminato, allora finiranno le possibilità, ma fino a quel momento, lascia che tutto crolli, lascia andare. ( Claudia Crispolti)

 Quando la vecchia smette di cantare, fuori, sorge l’Alba.

 Contemporaneamente Il progetto che era così nebuloso, il blocco personale o creativo che ci aveva costretto a vagare stanchi e logori nel bosco, dentro di noi riprende vita.

La Vecchia continua a cullare…e al nostro risveglio ci sentiamo allegri come un bimbo senza pensieri. Come lui siamo impazienti di andare via, di dare inizio al nostro progetto fino ad ieri rimasto chiuso nel cassetto. Eccoci, siamo davanti allo specchio finalmente orgogliosi dell’immagine che vediamo riflessa … Quel volto, il nostro volto, sprizza energia da tutti i pori!!! Cominciamo a spazzolarci i capelli canticchiando una canzone…ma…dei capelli restano impigliati nella spazzola…ne cadono a terra 3…ci torna in mente la nenia di Senza Nome: “lascia che le foglie cadano…” e comprendi che quei 3 capelli sono il simbolo dei famosi rimuginii che prima ti hanno portano, a sentirti vecchio ed esausto…ma ora tu sai che buttarli via è la soluzione. Il tintinnio che fanno cadendo per terra è una sveglia per l’anima e l’avverte che dentro di noi si è fatto spazio per qualcosa di completamente nuovo che è pronto a nascere

 Senza Nome, Colei che sa, ci ha svelato il segreto del Ciclo Vita/Morte/Vita: Abbiamo attraversato il buio del bosco, ci siamo dati il tempo di riposare fino all’Aurora…e siamo pronti ad andare oltre, ormai in grado di risplendere anche noi come il nostro nuovo giorno.

Se guardi l’immagine degli Arcani postati sotto ti accorgerai che quel bimbo Felice dell’Arcano XVIIII “Il Sole” cavalca ora il cavallo su cui procedeva nell’Arcano XIII la vecchia, saggia Senza Nome!

Se ci pensate bene Arcano VIIII Eremita quando arriva a comprendere sé stesso, per rendere visibile questo suo passo in avanti, nel percorso del Bagatto, aggiunge una X al numero che lo contraddistingue, quindi

VIIII+X= XVIIII …diventa lui stesso “Il Sole”!

 


 

I TRE CAPELLI D'ORO Parte Prima

Una volta, una notte nera e profonda, una di quelle notti in cui la terra è nera e gli alberi paiono mani rugose e il cielo è di un blu profondo, un vecchio attraversava
barcollando un bosco, mezzo accecato dai rami degli alberi che gli graffiavano la faccia. In una mano teneva una piccola lanterna. La candela nella lanterna mandava una luce sempre più fioca. L’uomo aveva lunghi capelli gialli, denti gialli e unghie ricurve e gialle. Era tutto curvo, e la schiena era arrotolata come un sacco di farina. Era tanto segnato dalle rughe che la pelle pendeva a pieghe e falde dal mento, dalle ascelle e dalle anche.
Si afferrava a un albero e poi avanzava un poco, poi si afferrava a un altro albero e riprendeva il cammino, e così andava avanti nel bosco. Tutte le ossa dei piedi gli dolevano e bruciavano come fuoco. I gufi sugli alberi stridevano insieme alle sue giunture mentre si spingeva avanti nell’oscurità.

In lontananza si scorgeva una piccola luce tremolante, una casetta, un fuoco, un posto per riposare, e faticosamente si diresse verso quella piccola luce. Quando arrivò alla porta era così stanco, esausto, la piccola luce della lanterna si spense e il vecchio crollò contro la porta.

 

 

“Basta, non ne posso più…Sono stanca…mollo tutto, non fa per me” Quante volte abbiamo pronunciato queste parole?

Il progetto era chiaro ed avviato, gli appuntamenti fissati nell’Agenda…ma all’improvviso si avverte la sensazione che qualcosa dentro si è rotto. Il posto della persona attiva e determinata che eravamo è stato occupato da un qualcuno assolutamente privo di forza e coraggio. Quando siamo in una situazione così   l’unica cosa da fare è chiedere aiuto al vecchio EREMITA.

 

 

Eccolo qui Eremita, il cercatore di senso. Proviamo ad ascoltare le sue parole.

“Segui la luce della mia lanterna… A volte è necessario ritirarsi, allontanarsi.

Cercare di comprendere il perché del nostro stare male non prevede la scorciatoia di una serata con gli amici.  Non è nemmeno cercare di fare il vuoto intorno a noi per avere l’impressione di rientrare in possesso della nostra vita. Ciò che io ti propongo è di girovagare con me nel bosco buio e fitto del tuo inconscio alla ricerca della tua anima. Li vedi gli alberi? Sembrano spettri! I rami sembrano mani di scheletri che non ti consentono di procedere nel cammino. Dai la colpa ai gufi ed ai rami per la paura che provi…ma se usi la mia lanterna e li guarderai appariranno per quello che sono: Mostri creati dalle tue paure. Sono i blocchi che non ti consentono di proseguire nella strada che hai scelto per te… Dopo averli guardati bene torneranno ad essere quello che sono: Alberi e gufi. La strada del “conosci te stesso” non è facile.  Prevede coraggio. A volte fa saltare degli schemi, a volte fa fare un gran casino…perché si diventa chiari, diretti e scomodi… ma il tuo passo nel bosco diventerà sicuro: sarà appoggiandoti a quei mostri che piano piano arriverai a quella casetta che vedi poco distante.

 

Facendoti aiutare da Eremita, prova a guardare dentro di te

 

Quali sono le paure che rendono il tuo cammino pieno di ostacoli?

I Rami degli Alberi tentano di accecarti. Cosa non vuoi vedere?

 

 

sabato 1 maggio 2021


 

LA BELLA ADDORMENTATA NEL BOSCO- Parte 3

Avevamo lasciato Aurora ferita dal fuso…

Nella dimora di Malefica, intanto, il principe è tenuto prigioniero in una cella.

Le fate, di nascosto entrano nel castello e liberando il principe, gli raccontano tutto quello che è accaduto e lo incitano a correre a salvare la sua amata.

 Ma Malefica è molto potente e Filippo non potrà pensare di vincere senza ricorrere all’aiuto della Spada di Verità e dello Scudo di Virtù fornitogli dalle buone fate.

 Filippo insieme a Flora, Fauna e Serenella, riesce a fuggire dalla prigione, ma Malefica, decisa a che nessuno arrivi dalla Principessa, chiama a raccolta tutte le forze del male e comanda loro di far crescere, lungo la strada che porta al castello di Aurora, una intricata foresta di spine.

“La sua tomba (di Filippo) sarà una foresta di rovi, folta ed intricata che nessuno la scovi… ora va e porta nella tua spira l’orrenda forza della mia Ira” comanda Malefica alle forze del male dalla torre più alta del suo castello.

Ma la forza di un cuore innamorato e la spada di Verità riescono ad aprirsi un varco fra tutte quelle spine e Malefica, sull’orlo di una crisi di nervi, si trasforma in un gigantesco drago che si para davanti alla porta del castello di Aurora.

 Impossibile entrare. Impossibile che Filippo riesca ad uccidere quel drago.

Saranno, infatti, le parole chiare e decise della fata Flora a concludere il combattimento e a sconfiggere Malefica:

 “Spada di verità vola diritta, del male provoca la sconfitta!”

dice Flora mentre con la bacchetta magica traccia la traiettoria lungo la quale la spada, con il suo carico di verità, riuscirà a conficcarsi nel cuore del drago.

 Il bacio di Filippo e Aurora che si desta sancisce la fine della favola.

Come sappiamo se finisce una favola…la nostra vita continua, si spera, arricchita dal dono che la favola aveva in serbo per noi. Provo a condividere il mio.

La favola racconta la battaglia che ognuno di noi deve condurre per allinearsi al desiderio dell’anima. Qui l’anima a cui riunirsi è Aurora.

 Un avo si è sentito estromesso dalla famiglia e aspetta che negli anni la sua maledizione si perpetui.

 Io nasco e l’eco di quello sgarbo e di quella esclusione arriva fino a me portandomi la sensazione che, per essere libero devo “nascondermi.”

  Quale soluzione migliore di cambiare il nome? Lo faccio o inconsapevolmente qualche familiare lo fa per me…e per un po’ va meglio…ma poi la vecchia ferita torna a sanguinare con perdita di energia, stanchezza, sonno.

 La favola dice che Malefica non si rassegna…dal suo castello controlla, aspetta e chiama a sé.

 E’ questo il momento in cui potrei cominciare a frugare nei racconti di famiglia, a togliere la polvere da vecchie scatole di foto e mettermi sulle tracce di qualche avo di cui si parla poco o niente e quando se ne parla si arrossisce e si cambia, frettolosamente, discorso.

 Malefica è lui o lei.

 A questo punto dovrei aver già compreso che cambiare nome non è la soluzione al problema…devo affrontare Malefica! La favola mi racconta di un duello…Ma quel duello fra me e Malefica dove si svolge? Su quale ramo dell’Albero devo cercare la mia foresta di rovi?

L’indizio è nelle parole con cui Malefica descrive a Filippo la foresta di spine: La foresta di Malefica è così folta ed intricata perché contiene in sé tutto il rancore accumulato negli anni da Malefica.

 Quella foresta in realtà non è un luogo, ma è l’immagine riflessa di un dolore senza tempo e senza fine.

Avevamo indicato in Arcano VIII (Giustizia) l’archetipo di Malefica. Ora che lo guardo più attentamente mi accorgo che c’è uno spazio fra la mano che regge la spada e quella che regge la bilancia...Trovata!!! E’ qui la foresta di spine!!!

La lotta è nel passare da una spada usata per giudicare e giustiziare a quella Spada di Verità che la Fata Flora dona a Filippo e che Temperanza (Complementare di Giustizia) è pronta a consegnarci, sempre.

 Attraverso i racconti qualche avo è stato etichettato come traditore, matto, una vergogna per la famiglia?

 Come in uno specchio, attraverso la lama della spada di verità acquisiremo altri punti di vista e, cosa più importante arriveremo a comprendere che tutto ciò che è accaduto aspettava proprio noi, proprio in questo momento per portarci a comprendere chi siamo e di cosa siamo capaci.

 Come l’ira di Malefica era rimasta intrappolata con lei fra le mura di un castello ormai in rovina, così lo sconforto e il rancore di qualcuno, nel nostro Albero Genealogico, aspetta solo di essere riconosciuto ed accarezzato.

Questa accoglienza, questa accettazione delle cose per ciò che sono state e per quello che hanno prodotto nelle nostre vite, è una forma potente d’Amore. L’unica capace di aprire un varco nelle foreste di spine oltre le quali c’è quella porta sita vicino al cuore di Giustizia…proprio sotto la sua bilancia, che, come fosse uno scudo di virtù, la protegge.  Attraversandola potremo riabbracciare la nostra Aurora, la nostra Anima.

Come Filippo, con il suo bacio ad Aurora, rompe l’incantesimo nel Regno e tutti si svegliano…anche noi potremmo donare un nuovo risveglio a chiunque nel nostro Albero.

Se studi il Mandala …Dove hai Giustizia? Questo per te potrebbe essere un primo indizio per comprendere dove cercare la tua foresta di spine. La favola è la storia di un tempo interrotto…hai una Giustizia nella tua linea del Tempo?

Se non lo studi… ho un’idea sul come accompagnarti a cercarla…

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LA BELLA ADDORMENTATA NEL BOSCO -Parte2

 Eravamo rimasti alla fatina buona che aveva mitigato l’effetto della terribile maledizione di Malefica. Ma tutto questo non riusciva a far stare tranquilli i genitori e le Fate per cui Flora, Fauna e Serenella, nel tentativo di nascondere Aurora a Malefica, la portano a vivere insieme a loro in una casa nel bosco e per essere più sicure che nessuno possa riferire a Malefica di averla conosciuta le cambiano anche nome: per tutti sarà Rosaspina.

 Nel frattempo Re Stefano ha fatto bruciare tutti gli arcolai presenti nel paese.

Gli anni passano e Rosaspina cresce colma di ogni bene, ignara di essere una Principessa ma il passare del tempo non scalfisce il dolore di Malefica.  Chiusa nel suo castello, colma di rabbia e rancore vive aspettando solo il momento per potersi vendicare.

 La vita, lo sappiamo, è sempre pronta a scompigliare tutto ciò che abbiamo organizzato cercando di prevenire qualsiasi imprevisto, e, a dispetto delle accortezze usate dalle Fate e da Re Stefano, il giorno del suo sedicesimo compleanno Rosaspina, casualmente, incontra il principe Filippo e senza sapere chi è si innamora, ricambiata da lui.

Tornata a casa, però, ha una brutta sorpresa: le tre buone Fate le svelano il segreto taciuto per 16 lunghi anni: Lei è la principessa Aurora, e fin da prima che nascesse era stata promessa in sposa, per ragioni di Stato, al Principe di un regno vicino. Va da sé che dovrà abbandonare il suo sogno d’amore e accettare di vivere la vita che il padre da tempo, ha deciso per lei.

“ La contadinella Rosaspina” altro non è che un trucco per sottarla alla maledizione di Malefica. Con la tristezza nel cuore, Rosaspina arriva al castello e attraversa le sale, apre porte, entra in luoghi sconosciuti, fino a salire su una vecchia torre come ipnotizzata da una strana luce verde. In una stanzetta della torre Rosaspina trova una donna che l’aspetta: Malefica!!!  Come se fosse la Ruota del Karma, così gira la ruota dell’unico arcolaio sfuggito alle guardie del re e nascosto con cura da Malefica… Rosaspina tocca il fuso e, come le parole scagliate con rabbia 16 anni prima avevano sancito accadesse, cade a terra addormentata. Insieme a lei sprofondano nel sonno i genitori e ogni abitante del castello e il Regno tutto. Perfino il fuoco del camino si spegne e la fontana smette di zampillare. Il tempo è interrotto, sospeso, da questo momento…per tutti

Continuiamo ad esaminare la Favola. Una bimba a cui i genitori avevano attribuito come nome Aurora diventa per tutti Rosaspina.

 Ma, come le parole incise nell’Aria non si possono cancellare, così i nomi creano il nostro spazio sacro e delineano la missione che la nostra Anima ha scelto di portare a compimento nella famiglia e nell’Albero Genealogico.

Se Aurora portava in sé il progetto di un “risveglio”,  Rosaspina proietta la Principessa verso un destino deciso da altri prima di lei, vittima di una spina (il fuso di un arcolaio) che la porterà a vivere una vita da dormiente…in un Regno (un albero genealogico) dove  tutti dormiranno come lei e ogni cosa sarà uguale per sempre. Cambiare il nome per sfuggire alle parole incise fra i rami dell’Albero Genealogico da un avo deluso, arrabbiato, escluso non serve. A mio avviso la voglia di dormire sostituirebbe la voglia di “fare”, “creare” dal momento che tutto lì fuori ci apparirebbe immobile. Le difficoltà incontrate nel corso dei giorni sarebbero, per chi rivive l’archetipo di Rosaspina, l’eco di un dolore inevitabile, di un qualcosa che potrebbe far male, pungere, ferire. La reazione? “Faccio prima io-dico-tanto so come va a finire” e senza aspettare di pungermi ancora…mi butto sul letto e dormo!!!

Guardiamo ora, la storia con gli occhi degli Arcani dei Tarocchi.  La Principessa si trova di fronte ad Arcano X ( Ruota di Fortuna).. La Sfinge ha in mano una spada. La sua forma ricorda un  fuso di arcolaio, glielo mostra e le pone la domanda: “Chi sei?”  La fanciulla sulla testa porta il peso di una corona che, fino a poche ore prima, non sapeva essere sua. Le hanno detto che Rosaspina era un trucco e che il suo vero nome è Aurora, ma quel nome è, per lei, privo di senso…. Cammina per le stanze di un palazzo che le hanno detto essere suo ma in cui si sente estranea. Rosaspina/Aurora non sa chi è. Non può rispondere alla domanda e la Sfinge, così, non può farla passare. La Ruota è bloccata. Il Tempo è interrotto. Il fuso la punge e lei come Arcano XII (Appeso) paga per colpe non sue .

A domani per l’ultima parte

La BELLA ADDORMENTATA NEL BOSCO Parte 1


 LA BELLA ADDORMENTATA NEL BOSCO- Parte 1

La bella Addormentata nel bosco è la fiaba del tempo interrotto, del tempo sospeso e annullato. La favola comincia con un’attesa: da anni Re Stefano e la Regina Leah attendono che si avveri il loro sogno: l’arrivo di un figlio.

 Così, ho pensato, che questa situazione poteva essere paragonata a quella di un Albero Genealogico che aspetta la nascita di qualcuno che porti luce in situazioni che hanno radici antiche e che si ripercuotono nella vita di discendenti inconsapevoli che sembrano dormire limitandosi a rivivere le stesse problematiche senza provare a liberarsi da quelle ripetizioni.

100 anni dormirà la Principessa Aurora…e Anne Anceline Schutzenberger, fondatrice della Psicogenealogia, sottolinea che gli anniversari dei 100 anni, sia a livello familiare che a livello storico sociale, sono quelli che possono portare a cambiamenti inattesi.

Ma riprendiamo a leggere la favola. Dopo tanta attesa nasce una bambina così bella da suggerire a Re Stefano e a sua moglie Leha, di chiamarla Aurora.

Aurora come la luce che arriva dopo il tempo buio e sospeso della notte. Il re e la regina, colmi di gioia, decidono di dare una grande festa. All’Evento parteciperanno anche le 3 buone fate Flora, Fauna e Serenella.

 Le fate cominciano a festeggiare la neonata con i loro doni quando all’improvviso, un brivido freddo attraversa la sala.

 È entrata Malefica, la fata cattiva che, offesa per non aver ricevuto l’invito alla festa proferirà queste parole:”la Principessa vivrà, sarà bellissima e amata da tutti… ma prima che il Sole tramonti nel giorno del suo sedicesimo compleanno ella si pungerà un dito con il fuso di un arcolaio e morrà”.

Fortunatamente la fata Serenella era rimasta in silenzio. Utilizzando l’ultimo dono a disposizione riuscirà ad attenuare la maledizione di Malefica, commutandola in cento anni di sonno. “Sia questo il più fulgido dei tuoi doni-dirà- che la speranza mai ti abbandoni.”

 Ciò che è stato detto non si può cancellare. Le parole sono ormai incise nell’aria. Viaggiano, nella favola, attraverso gli anni di Aurora e fra i rami dei nostri Alberi genealogici che riflettono questa trama, per portarle a compimento. Il tempo, si sa, si svolge e non torna indietro.

 Per cui, a questo punto della storia…C’è una persona offesa perché esclusa, c’è una neonata che porta su di sé il peso di un’ingiustizia subita da qualcuno e c’è una fata che tenta di portare speranza in una situazione davvero compromessa.

Quale Arcano rappresenta Malefica? Non ho dubbi. Arcano VIII (Giustizia). Sia che la si incontri in un Mandala o che faccia capolino in una stesa, i commenti sono sempre uguali: “Come è arrabbiata!!!” oppure” mi sta guardando malissimo” ed ancora “Mi vuole male quella li!!!” “La sento pesantissima nel cuore!”

 Dovunque si incontri Giustizia un brivido freddo attraversa la stanza proprio come nella favola. Per cui Malefica è lei. 

La Fata Serenella, invece, non potrà che essere Temperanza.

Nel libro Rosso di Simonetta Secchi la troviamo accomunata alla dea Mefitis. Colei che ha il potere di facilitare i passaggi. E’ lei che fa da tramite fra la vita e la morte, è il bruco che accetta di lasciare andare il passato per diventare farfalla.  E’ la morte che, in questa favola, si trasforma in un lungo sonno dal quale è possibile svegliarsi con un bacio d’amore. Entrando, cioè in comunicazione con il proprio cuore.