lunedì 17 agosto 2020

 


LA CASA DEGLI SPIRITI

Arcani : Forza,Giudizio,Forza,Papessa

Ogni tanto la sensazione che questo l'ho già vissuto e che ho già scritto queste stesse parole, ma capisco che non sono io, bensì un'altra donna, che aveva preso appunti sui quaderni affinché io me ne servissi. Scrivo, lei ha scritto, che la memoria è fragile e il corso di una vita è molto breve e tutto avviene così in fretta, che non riusciamo a vedere il rapporto tra gli eventi, non possiamo misurare le conseguenze delle azioni, crediamo nella finzione del tempo, nel presente, nel passato, nel futuro, ma può anche darsi che tutto succeda simultaneamente, come dicevano le tre sorelle Mora, che erano capaci di vedere nello spazio gli spiriti di ogni epoca. Per questo mia nonna Clara, scriveva nei suoi quaderni, per vedere le cose nella loro dimensione reale e per schernire la cattiva memoria. E adesso io cerco il mio odio e non riesco a trovarlo. Sento che si spegne a mano a mano che mi spiego l'esistenza del colonnello García e di altri come lui, che capisco mio nonno e vengo a conoscenza delle cose attraverso i quaderni di Clara, le lettere di mia madre, i libri contabili delle tre Marie, e tanti altri documenti che ora stanno sul tavolo a portata di mano. Mi sarà molto difficile vendicare tutti quelli che devono essere vendicati, perché la mia vendetta sarebbe solo l'altra parte dello stesso rito inesorabile. Voglio limitarmi a pensare che il mio mestiere è la vita e che la mia missione non è protrarre l'odio, bensì unicamente riempire queste pagine mentre aspetto il ritorno di Miguel, mentre sotterro mio nonno che ora riposa vicino a me in questa stanza, mentre attendo che arrivino tempi migliori, tenendo in gestazione la creatura che ho nel ventre, figlia di tante violenze, forse figlia di Miguel, ma soprattutto figlia mia.

 

 La casa degli spiriti è un romanzo in cui si narrano le vicende della famiglia Del Valle e della famiglia Trueba, attraverso quattro generazioni.  Quando ho letto questo libro non sapevo nulla del Mandala, ma oggi rileggere l’ultima pagina di questo romanzo è stato come vedere quello che accade quando, guidati dagli Arcani e dalle posizioni in cui li troviamo, riusciamo a ritrovare la strada che ci porta a comprendere il senso della nostra vita. Alba rappresenta la quarta generazione di questa saga familiare. E sarà proprio Alba a trovare la strada per spezzare la catena delle violenze perpetrate e subite dai membri di questo Albero Genealogico. Negli ultimi capitoli del libro la troviamo accusata di terrorismo, torturata e violentata infinite volte e poi rinchiusa in una cella. Isabelle Allende ci dice che “la cella era piccola ed ermetica come una tomba, senz’aria, scura e gelida”. Alba lì dentro smette di mangiare, cercando con la morte di porre fine a quel supplizio. All’improvviso le appare la sua adorata nonna Clara morta anni prima. Clara dona ad Alba un’idea: le suggerisce di scrivere nella sua mente, non avendo a disposizione né carta né penna, tutto quello che sta vivendo e vedendo. Affiderà, in seguito, queste memorie alle pagine di un libro così che tutto il mondo possa guardare e riflettere sugli orrori della dittatura argentina. Se nei primi momenti Arcano XI (la Forza) aveva portato Alba a pensare di usare contro di sé tutta la violenza vista e subita in carcere, ora vediamo subentrare, nella vita di Alba, l’energia di Arcano XX (il Giudizio). Ripercorriamo la scena: Alba è in una cella/tomba e la nonna che, come un Angelo, le parla da lassù. “Hai molto da fare! Smettila di piangere, comincia a scrivere” …tutto è rappresentato alla perfezione nell’immagine dell’Arcano XX

Alba decide di obbedire alla nonna e si immedesima così tanto nella missione da compiere che…” ben presto il suo torturatore non ebbe più potere su di lei. Quando i carcerieri la portavano da lui, lei non lo vedeva più…Lei era al di là del suo potere” racconta Isabelle Allende. Arcano XI, diremmo noi, riesce a mostrarle che lei è Resilienza! Alba scopre così di essere più forte del suo torturatore. Lui può abusare del suo corpo ma lei con la mente ed il cuore è già oltre le sbarre della prigione. Lei è la forza che ribalterà gli orrori di regime. Una volta tornata a casa, Alba sarà chiamata a scoprire altri segreti e a ribaltare un’altra situazione: troverà i diari e le foto della nonna, le lettere della mamma e a poco a poco ricomporrà il puzzle della storia della sua famiglia. Come se leggessi la loro storia nel Mandala, immagino che la nonna Clara abbia portato Alba prima a riconoscere le sue radici in P11 e poi le abbia fatto percorrere tutta la linea del tempo, quella che va da P11 a P12 e che lì, Alba abbia compreso il motivo per cui è nata: a lei è stato affidato il compito di camminare fra i rami dell’Albero genealogico della sua famiglia e di scriverne la storia in un libro. I Diari di nonna Clara sono la guida di Alba. Grazie a loro Alba avrà il coraggio di guardare l’Arcano presente in P13 e le saranno svelati i segreti, le cose taciute che hanno reso incomprensibili tanti atteggiamenti che a loro volta hanno generato rancore, odio e risentimento. Perché il senso di tutta una vita è questo: liberare l’Albero genealogico dai sentimenti negativi, e riesce a farlo solo chi ne ha assaggiato il gusto amaro. Questo le farà comprendere il senso della drammatica esperienza delle torture e delle violenze subite in carcere e mentre ne comprende l’origine la voglia di vendicarsi e l’odio cominciano a svanire nel suo cuore. Nell’Albero genealogico ognuno ha il suo ramo, il suo posto, ognuno ha il suo compito. Scrivere i diari era compito di Clara, raccontare la trama di quelle storie sarà il compito di Alba. Sarà Alba a seppellire il nonno. Sarà come seppellire anni di incomprensioni e solitudine e far sì che la nuova vita, che lei si accorge di aspettare,“frutto di tante violenze”, trovi invece ad accoglierla un albero in cui la violenza, subita e perpetrata generazione dopo generazione - come un rito di famiglia inesorabile - viene trasformato in amore da chi ha individuato, in quelle memorie, l’occasione per spegnere tutto quell’odio. Andando a chiedere ancora spiegazioni al Mandala, potremmo dire che Clara e Alba siano riuscite a far incontrare la linea del tempo con quella del cuore. Le 2 linee, nel Mandala si incontrano in P5, il nostro Maestro interiore. Lo sento bisbigliare all’orecchio di Alba

”Alba, dopo aver visto dove le parole taciute hanno portato la tua famiglia…sei pronta ad accettare questa nuova vita senza conoscere chi sia il vero padre ed accoglierla nella famiglia perché figlia del tuo Amore?”

E ad Alba - riconoscibile nell’ Arcano II (la Papessa): una donna in gestazione con il libro delle memorie familiari fra le mani – verrà naturale rispondere “Sì!”

domenica 21 giugno 2020

Via col vento

Ricordate la scena finale di "Via col Vento"? Rhett Buttler scoprendo chi non è più:non è più un uomo innamorato di Rossella, sa cosa cerca nella vita ed è pronto a lasciarsi tutto alle spalle per ricominciare da un'altra parte. Un ciclo della sua vita è finito e come un Matto lo vediamo andare via nella nebbia con una piccola valigia in mano, senza una meta precisa dicendo una frase che tutti (ammettiamolo) abbiamo sognato di dire in qualche occasione e che lo inserisce, a mio avviso fra i più bei Matti della storia. Il suo "Francamente me ne infischio" è ormai considerato un " classico"
Di fronte a lui Rossella: ha speso la vita inseguendo ciò che pensava fosse Amore ed invece non lo era, ed ora scopre anche lei cosa vuole.Vuole vivere al fianco di Rhett. Ma mentre Reth ha già fatto la valigia ed è oltre la porta di un qualcosa che lo aveva tenuto bloccato...Rossella parte per tornare a Tara, alla sua Terra. Come un perfetto Imperatore sente che è dalla sua Terra che potrà trarre la forza per partire verso una impresa che appare, al momento,impossibile : Riconquistare Rhett. Rossella comprende di aver vissuto ingannandosi. Con la Luna Arcano XVIII aveva vissuto nell'inganno di un Amore che non era reale.Rossella, ora, ci racconta la storia, userà la complementare Imperatore (Arcano IV) per cercare di rimettere in piedi la sua vita. Anche lei, alla fine,dice una frase diventata storica e che la proietta verso il Matto... In fondo domani è un'altro giorno" ed anche questa frase, noi, l'abbiamo usata in una qualche curva della nostra vita. Ed ecco allora che Rhett e Rossella sono 2 personaggi in cerca ognuno della propria identità. Imperatore, Luna e Matto gli Arcani in cui li riconosciamo. Ma ora quello che mi piace sottolineare, grazie al finale di Via col vento, è quanto sia vera l'affermazione che in ogni Imperatore si cela da qualche parte un Matto !. Ecco a voi Il dialogo finale di Via col vento!
Rhett: No, ne ho abbastanza di tutto. Cerco la pace. Vedrò se la vita può darmi ancora un po' di serenità e di dolcezza. Tu sai cosa intendo?
Rossella: No, so solo che ti amo!
Rhett: Questa è la tua disgrazia.
Rossella: Rhett! Rhett! Rhett! Rhett! Se te ne vai che sarà di me? Che farò?
Rhett: Francamente, me ne infischio. [esce dalla porta e scompare nella nebbia]
Rossella: Non voglio perderlo. Non voglio! Ci dev'essere il modo di ricondurlo a me. Oh, non posso pensarci ora. Se no divento pazza. Ci penserò domani. Pure, devo pensarci! Devo pensarci. Che cosa posso fare? Cos'è che conta nella vita?
Gerald [voce fuori campo]: Oseresti dire, Miss Rossella O'Hara, che la terra non conta nulla per te? Ma la terra è la sola cosa per cui valga la pena di lavorare. La sola cosa che duri.
Ashley [voce fuori campo]: Qualcosa che amate più di me, benché forse non lo sappiate: Tara.
Rhett [voce fuori campo]: Trai la tua forza da questa terra, da Tara.
Gerald [voce fuori campo]: La terra è la sola cosa che conti. La sola cosa che duri.
Ashley [voce fuori campo]: Qualcosa che amate più di me, benché forse non lo sappiate: Tara.
Rhett [voce fuori campo]: Trai la tua forza da questa terra, la terra rossa da Tara.
Gerald [voce fuori campo]: La sola cosa che duri.
Ashley [voce fuori campo]: Qualcosa che amate più di me.
Gerald [voce fuori campo]: Tara!
Ashley [voce fuori campo]: Tara!
Rhett [voce fuori campo]: Tara!
Rossella: Tara! A casa! A casa mia! E troverò un modo per riconquistarlo. Dopotutto, domani è un altro giorno!

domenica 14 giugno 2020

IL GABBIANO JONATHAN LIVINGSTONE

la dedica dell’autore posta in apertura del romanzo è questa: “Al vero Gabbiano Jonathan che vive nel profondo di tutti noi”. Jonathan Livingston, quindi rappresenta tutti noi.
La sua favola descrive un percorso di conoscenza interiore attraverso una serie di desideri, paure, inciampi e scoperte. Potremmo quindi paragonarlo al nostro percorso del Bagatto. Il Gabbiano Jonathan Livingston ci insegna che, lo scopo della vita non è rimanere incatenati in una realtà, in una famiglia, nel suo caso in uno stormo, che impedisce di rendere reali i desideri e quindi allontana dall’ essere veramente se stessi. Jonathan è nato nello stormo “Buon Appetito” ma proprio non riesce a credere che il senso della vita sia fare la spola tutto il giorno per raccattare un po' di cibo da qualche scogliera. Ciò che a lui più interessa è sperimentare l'ebbrezza del volo. Così, senza dare ascolto ai rimproveri del suo stormo continua imperterrito ad esercitarsi nei suoi voli ogni giorno più veloci e si sforza, caparbiamente di raggiungere quote inimmaginabili per un gabbiano. Ma un giorno l’Anziano dello Stormo gli comunica che per il suo modo di vivere alquanto originale, da quel momento lui, il gabbiano Jonathan Livingston, sarà espulso per sempre dalla società dei suoi simili. Siamo alla svolta: Come il nostro Bagatto, Jonatha Livigston si trova davanti alla Ruota della fortuna. La prima cosa che nota è la spada in cui vede riflessa la sua immagine. Un secondo dopo la Sfinge gli pone la domanda; “sai chi sei?” Il Gabbiano ha già compreso chi non è, d’altro canto le parole dell’anziano non lasciano dubbi: un ciclo della sua vita è oramai chiuso (Riconosciamo qui Arcano VIIII Eremita). E piano, piano la risposta da dare alla Sfinge diventa sempre più chiara: Il desiderio che gli arriva prepotente dal cuore non lascia adito ad incertezze e lui, oramai, si riconosce in quel desiderio: Vuole imparare a volare…
“e non si rammaricava per il prezzo che aveva dovuto pagare: Jonathan Livingston aveva scoperto che erano la noia e la paura e la rabbia a rendere così breve la vita di un gabbiano.”
Jonathan ha, alla fine trovato i freni che impedivano alla Ruota della Fortuna di girare e li lascia cadere. Accettando la sua diversità non è più un gabbiano abbandonato dai suoi simili ma Jonathan Livingston un gabbiano amante del volo. La Ruota gira e come uno Stargate apre, al nostro gabbiano, la porta su un cielo più limpido e sereno dove anche un gabbiano può sperimentare l’ebrezza del volo! La favola continua e Jonathan continuerà il suo percorso di crescita… sta a noi imparare e decidere di volare con lui!
la prima foto è il Monumento dedicato al Gabbiano Jonathan Livingston...una Ruota ! Una caso?

mercoledì 27 maggio 2020

Storia di Luce



Il Mandala ci invita a "buttare fuori" le nostre storie e brancolando nel buio a volte le scopriamo. Ed allora scopriamo che Medicina è il Mandala e quale potente madicina è abbracciare il nostro Albero Genealogico. E' quello che è accaduto a Luce pochi giorni fa.
Storia di Luce
Lezione sui Mediatori. Spiego a Luce che nei Mediatori è nascosta la storia segreta dell’Albero Genealogico, quella che potrebbe rimanere occulta. Guardiamo insieme i 4 mediatori e mi accorgo che sono posizionati fra loro “a specchio”. Ci sta quindi che ci raccontino storie di cui una è riflesso dell’altra.
Appeso, Eremita, Eremita, Appeso.
Cominciamo a pensare a qualcuno che si è sacrificato, che non si è sentito radicato nel contesto familiare. Mentre parliamo ricordo che nel precedente incontro Luce mi ha raccontato di essersi sentita poco considerata dal Padre, dal fratello e dal marito. Questo le aveva procurato un senso di abbandono a cui, però, aveva reagito continuando a credere in se stessa. Ho cominciato a riflettere su quell’Eremita che essendo un V+IIII riassume in sé Papa ed Imperatore. Poteva quell’Eremita essere il simbolo della difficoltà incontrate da Luce nel rapporto con il maschile del suo Albero e avvertite nella sua vita attraverso le figure del Padre del fratello e del marito? Così siamo arrivate alla conclusione che, chissà quando, qualche Avo in famiglia si era sacrificato, forse si era sentito abbandonato e tutto questo era arrivato fino a lei che riviveva quel disagio, quella disarmonia. Mi risponde che questa interpretazione la trova plausibile e decidiamo di andare avanti.
Cominciamo ad analizzare i 4 mediatori e cominciamo da P6. Ci troviamo, quindi, di fronte ad un Appeso. Sceglie una delle domande indicate nella dispensa e per trovare la risposta le chiedo di mettere giù in una stesa Appeso con le sue riduzioni ed espansioni. Io, faccio la stessa cosa. Le guarda e mi dice…” lo vedo, è Imperatrice che blocca tutto. Mi sento il peso nella gola. Un peso che non va ne su e ne giù.” Le suggerisco di prendere Appeso in mano di chiudere gli occhi e di provare a vedere cosa questo Arcano le suggerisce. Mi dice che si sente stretta, le spalle sono rigide. Non può muoversi! Avverto la sua difficoltà a tenerlo fra le mani. Seguendo l’istinto le suggerisco di chiudere gli occhi e di sostituire fra le mani Appeso con Bagatto. Un sorriso luminoso le appare sul volto, dice “è bellissimo vedo la lemniscata…Bagatto è libero!” Sembra quasi divertita!!!
Dopo 2 minuti mi dice che ha ricordato qualcosa. Le chiedo se ha voglia di dirmelo e ricorda che poco dopo la sua nascita la mamma aveva avuto 2 gemelli che, però, in pratica erano nati morti. Da quello che capisco un parto troppo prematuro. Il padre aveva preso questi 2 feti e li aveva messi in 2 teche di vetro con una soluzione alcolica. Era questo il peso che le aveva mostrato Imperatrice (lei è sorella e non madre biologica) e di cui si era fatto carico. Forse un senso di colpa, forse paura, comunque un pianto o un grido trattenuto e bloccato in gola. Insieme riguardiamo i 4 mediatori ed osserviamo i 2 gemelli in P6 ed in P9 e i 2 Eremiti in P7 e P8. La storia comincia ad essere più chiara: con Eremita, lei doveva illuminare e dare così senso al breve passaggio nella famiglia di queste 2 anime. E se lei non si era sentita “vista”, toccava a lei ora scendere dalla Ruota delle ripetizioni psicogenealogiche e dire a quei 2 gemelli vissuti troppo poco “Io vi vedo”. Suggerisco a Luce di scrivere una lettera a quei fratelli. Di leggerla ad alta voce e di bruciarla. Di allontanarsi da casa e di liberare quelle ceneri in un atto di Gratitudine e di Amore.
Vuole continuare la lezione…per ultimo le chiedo di prendere l’Arcano che ha in P1, P9, P4. Nell’ordine SOLE, APPESO, CASA DIO. Ed ecco sintetizzata questa Storia.
Luce, con il suo Sole in P1 ha avuto l’intuizione e lo slancio di andare a cercare e trovare quei 2 fratelli al di la di quel muro che divide il visibile dall’invisibile. Come Castore fa con Polluce. Ed in P4 Ecco Casa Dio a mostrarle la strada percorsa oggi. Il blocco rimosso riesce a liberare la Casa da quella Corona che tutto teneva chiuso. I 2 feti erano chiusi nelle teche di vetro, il dolore era chiuso nella gola di Luce, il “non visto” dell’Albero si era mostrato nella sensazione di Luce di non essere vista. Tutto chiuso, tutto bloccato! Con Luce l’energia torna a scorrere come mostra Casa Dio nella sua immagine: i 2 gemelli, 2 Appesi danzano liberi fuori. Quando ho parlato a Luce della lettera mi chiede “se li libero saranno sempre con me?” Le rispondo di si…trasformati da lei in energia d’Amore e non come un nodo in gola e non con una sensazione di “non essere vista”. Liberando loro Luce ha liberato anche se stessa ed il suo Albero.

Cosa è il Mandala Terologico?

" Cosa è il Mandala tarologico?" " In cosa consiste lo studio di questo strumento?"..."A cosa mi serve?" Queste alcune delle domande che molto spesso mi vengono fatte. E questa la risposta, a mio avviso perfetta, trovata per caso ( ma Arc.VIII Giustizia già mi fa l'occhiolino e mi suggerisce che non esiste il caso!) girellando nel Web.E' una antica benedizione appartenente al popolo Messicano.Racchiude tutti motivi per cui è bellissimo affrontare il viaggio nel nostro Mandala Tarologico. Chi lo ha già fatto potrà darmi ragione!
“Ho liberato i miei genitori dalla sensazione di avere fallito con me.
Ho liberato i miei figli dal bisogno di rendermi orgogliosa; che possano scrivere e percorrere le loro proprie vie secondo i loro cuori, che sussurrano tutto il tempo alle loro orecchie.
Ho liberato il mio uomo dall'obbligo di completarmi.
Non mi manca niente, imparo per tutto il tempo, insieme a tutti gli esseri. Mi piacciano o non mi piacciano.
Ringrazio i miei nonni e antenati che si sono riuniti affinché oggi io respiri la Vita.
Li libero dai fallimenti del passato e dai desideri che non hanno portato a compimento, consapevole che hanno fatto del loro meglio per risolvere le loro situazioni all'interno della coscienza di quell’istante. Li onoro, li amo e li riconosco innocenti.
Io mi denudo davanti a tutti gli occhi, che sanno che non nascondo né devo nulla oltre ad essere fedele a me stessa e alla mia stessa esistenza, e che camminando con la saggezza del cuore, sono consapevole che il mio unico dovere è perseguire il mio progetto di vita, libera da legami invisibili e visibili che possono turbare la mia pace e felicità. Queste sono le mie uniche responsabilità.
Rinuncio al ruolo di Salvatrice, di essere colei che unisce o soddisfa le aspettative degli altri.
Imparando attraverso, e soltanto attraverso l’amore, benedico la mia essenza e il mio modo di esprimerla, anche se qualcuno potrebbe non capirmi.
Capisco me stessa, perché solo io ho vissuto e sperimentato la mia storia; perché mi conosco, so chi sono, quello che sento, quello che faccio e perché lo faccio.
Mi rispetto e approvo.
Io onoro la divinità in me e in te... siamo liberi.”

I guardiani del Giardino

Una delle più note immagini dell'Alchimia e della Cabalà può mostrarci un cammino ben noto e utilizzato dai mistici di ogni tradizione. Esso rappresenta l'uomo che cerca di penetrare la dimensione spirituale, restando ancorato a quella fisica, di cui intuisce una radice nei mondi superiori. I testi di alchimia e Cabalà descrivono ampiamente l'aspirazione umana a riscoprire, a passare da Malkut a keter, a ritrovare e riconoscere le scintille di Luce disperse nella Natura, usata come la scala di Giacobbe, per riconnettersi al mondo divino ed Archetipo.Forse oggi, di fronte alle drammatiche conseguenze per il pianeta dell'estraniazione dell' uomo dalla Natura, è necessario che ognuno di noi, nel suo micrcosmo possa apprendere e riconoscere l'Infinito nel mondo dei sensi...Henry Beston ha affermato " Abbiamo bisogno di un altro, di un più saggio e forse più mistico concetto di animali" Potremo così riconoscere come un'esistenza vissuta tra casa/ufficio può stordire e imprigionare l'Anima nella "confort-zone" e nella ripetitività della esistenza.( Daniela Abravanel. I Guardiani del giardino).

 Tutto questo in un solo Archetipo: Arcano XI. La Forza.

Caro vecchio Eremita...

C'era un uomo che aveva paura della propria ombra e orrore delle proprie impronte. Così le sfuggiva correndo. Ma quante più volte alzava il piede, tanto più numerose erano le impronte che lasciava; e più in fretta scappava, meno l'Ombra l'abbandonava. Credendo di andare troppo piano, corse più svelto senza mai riposare, finchè, all'estremo delle forze, non morì. Egli non capiva che per far scomparire l'ombra bisogna rimanere nell'oscurità, che per fare cessare le impronte bisogna rimanere nella quiete. ( Chuang-tzu)
Chi è Eremita? Cosa sarebbe accaduto se l'uomo della storia lungo il suo cammino lo avesse incontrato? Chi di noi non ha mai fatto l'esperienza di un pensiero che ci insegue giorno e notte...pomeriggio e sera tanto da diventare un’ombra minacciosa e nera? E quale soluzione cerchiamo? Corrergli lontano. Mettere fra noi e lui più distanza possibile. Musica, film, telefonate, shopping...tutto pur di tenerlo lontano. Se ci sentiamo inseguiti da un Ombra, fuggire a gambe levate è ciò che ci viene naturale fare. Esattamente come l'uomo della storia. Ma, se, per caso, riuscissimo a incontrare il vecchio eremita la prima domanda che il buon vecchio ci farebbe sarebbe: " Chi è l'Ombra? L'hai guardata? Di chi sono le orme che ti inseguono?" A quel punto, stremati potremmo accettare di seguire la debole fiamma della sua lanterna ed accettare la chiave che ci porge. Quale porta apre quella chiave? E' una stanza del nostro cuore dove non serve essere bravi, intelligenti, colti, particolarmente buoni...serve solo stare fermi, in silenzio. Lì impariamo a stare soli o meglio ad accettare la compagnia di noi stessi. Questa stanza non è bella o brutta...ma Eremita ci mostra che è piena di possibilità. La luce di Eremita ci mostra tutte le innumerevoli sfumature di luce incontrate nei nostri giorni...ed ecco che, ad un tratto, in quel silenzio la nostra ombra è ferma, non ci insegue più. Semplicemente sta. Con Noi perché è noi. L'Ombra è una delle sfumature di luce che ci compongono, è una parte di noi. Piano, piano riconosciamo come nostre anche quelle impronte che ci inseguivano...e siamo pronti ad uscire di nuovo per andare oltre. Grazie, vecchio Eremita!