sabato 26 dicembre 2020

 


 IL CANTO DI NATALE-Parte1

Londra 1843.

 Ebenezer Scrooge è un anziano e ricco banchiere mostruosamente avaro ed egoista, che non spende nulla, mai, nemmeno per sé e per il quale il Natale è solo una inqualificabile perdita di tempo. Per Scrooge, infatti, il 25 Dicembre è solo un giorno in cui non si può lavorare e di conseguenza non si possono guadagnare soldi. Arriva, persino, a rimproverare Dio per aver “inventato” il riposo domenicale che intralcia il commercio e il guadagno. Ebenezer costringe, così, il suo umile impiegato contabile Bob Cratchit, al quale dà uno stipendio da fame, a presentarsi al lavoro rimanendo in ufficio fino a tardi anche il giorno della Vigilia di Natale. E’ la sera del 24 dicembre 1843 e Scrooge, chiuso l’ufficio, si avvia verso casa. Per la strada guarda in cagnesco e risponde male a tutti coloro che intonano un canto gioioso o che, incontrandolo, gli fanno gli auguri. Manda via in malo modo anche Fred, l’unico figlio della defunta sorella Fanny, che, gli fa gli auguri e tenta di convincerlo a festeggiare il Natale cenando insieme a lui e alla sua famiglia. Il fatto è che l’unica compagnia che conta per Scrooge è quella della sua cassaforte e del suo denaro, e per questo suo accanito interesse ai soldi è, comprensibilmente, una persona poco amata in città.

 In Bagatto vediamo ben rappresentato il nostro Scrooge. Osserviamolo: è al suo posto di lavoro e stringe nella mano una moneta simbolo del suo lavoro e dell’unica cosa che gli interessa nella vita: il denaro. Nell’altra mano mostra una bacchetta magica. Scrooge, nella sua vita, la usa solo per compiere l’unica “magia” che gli interessa: moltiplicare, nei suoi forzieri, quella moneta. Bagatto non guarda gli altri oggetti posati sul tavolo e, allo stesso modo, Scrooge non considera tutto quello che vive fuori dal suo banco di pegni e, durante le sue giornate, non coltiva nessun pensiero felice in grado di trasformare quel ghigno malevolo, perennemente stampato sul suo volto, in un sorriso. I saggi affermano che I momenti più bui nella vita di un uomo sono quelli senza amore ed è come se la vita di Scrooge da troppo tempo sia chiusa in un lunghissimo momento buio. Guardiamo la complementare di Bagatto Arcano XXI (Il Mondo): la lemniscata di Bagatto che lo connette al mondo dell’anima e dei desideri, si è srotolata ed è diventata una gabbia in cui vive rinchiuso, condividendo quell’angusto spazio solo con l’avidità e la supponenza di essere superiore ai suoi simili. Ma, come sappiamo, Bagatto rappresenta anche l’iniziato, colui che, sia pure titubante, si appresta ad intraprendere un percorso di conoscenza di sé. La vita, sempre, ci presenta un’opportunità per comprendere…cambiare…crescere. 4 Fantasmi nel romanzo incontreranno Scrooge come 4 Maestri dentro ognuno di noi, giorno dopo giorno, ci invitano a svegliarci e a comprendere chi siamo davvero. Nel Mandala abbiamo imparato a conoscerli come il Maestro della Terra, il Maestro dell’Acqua, il Maestro dell’Aria e quello del Fuoco. 4 Fantasmi in questa Storia a rappresentare i 4 Maestri che vivono in noi. Lasciamo, ora, che sia Scrooge ad incontrarli e se qualche frammento di ciò che ascolteremo cadrà nel nostro cuore, acchiappiamolo. E ’il dono che il Natale di Scrooge ha in serbo per noi. Ti aspetto domani per scoprire quale messaggio, nascosto fra le righe di questa Storia, il tuo Maestro della Terra (P5) ha pronto per te!

domenica 20 dicembre 2020

 


Se guardiamo l’immagine dei Tarocchi, per noi, Eremita è un vecchio con il saio, il bastone e la lanterna. Atteggiamento pensoso, per nulla incline al sorriso. Se mi guardo intorno, però, Eremita prende l’aspetto dell’amico che mi telefona e con cui passo ore al telefono esaminando persone e situazioni e cercando una strada per comprendere qualcosa che angustia ed andare avanti. Quasi sempre, alla fine della telefonata, Eremita o Ecate, al chiaro di Luna o a Mezzogiorno, ha individuato come procedere. In questo caso uno è Eremita e l’altro il suo bastone. La lezione è chiara: Eremita, per quanto sia un solitario ha bisogno di amici! A mio avviso è il bastone su cui si appoggia che lo aiuta a camminare e quel bastone che ci mostra l’Arcano VIIII è rosa carne…è una persona su cui poter contare quando gli occhi sono stanchi ed il passo è incerto. La nonna di Cappuccetto Rosso era malata ed era stata inghiottita dal lupo. Tutti sappiamo che la sua nipotina, di li a poco, finirà anche lei nella pancia del Lupo. Quello che non sappiamo cosa accadde quando tutte e due si ritrovarono in quel posto buio. Forse mangiarono i panini e la crostata che Cappuccetto aveva portato con se e che il Lupo in quanto vorace, sicuramente non aveva esitato ad inghiottire insieme a loro… o forse Cappuccetto avrà convinto la nonna a sorseggiare uno spritz mangiando qualche patatina fritta (Si va bè, fanno male…ma, ammettiamolo, fanno tanta allegria!) Una cosa è certa: avranno cominciato a chiacchierare come, sempre, fanno gli amici. E credo che quelle chiacchiere, quelle parole mescolate a qualche risata, piano piano si siano trasformate nel Cacciatore che squarcia il ventre del lupo mostrando quello che, quel ventre era in realtà: un problema ingombrante, un limite, uno spazio troppo stretto da cui venire fuori. L’amico/bastone mostra ad Eremita una sconcertante verità: Non tutti i problemi possono essere risolti, ma senz’altro possono essere superati. Come???? Terzani nella grotta sull’ Himalaya in cui si era isolato dal mondo per un po’ di tempo, fece questa scoperta e, come un amico, volle condividerla con tutti i suoi simili : “io trovo che ridere proprio ridere è una parte della guarigione. Infatti non a caso un’altra delle terapie che ho scoperto in India é la terapia del sorriso, del ridere. La mattina, in un parco vicino a casa, una delle cose che notai, a parte gli uomini che danno da mangiare alle formiche, cosa che mi sorprese moltissimo, c’era questo gruppo che dopo aver fatto un po’ di yoga, a un certo ordine alzarono le mani e ……ahahahahaha…. ahahahahaha …e quale modo migliore per cominciare una giornata che magari finisce in un ufficio ad aria condizionata. Per cui il consiglio che do a tutti è cominciar ridendo e finire ridendo, con una gran risata ahahahahaha…. ahahahahaha”. Evviva gli amici! parola di Eremita!!!

 

 

 LO STRANO CASO DEL DOTTOR JEKYLL E Mr. HYDE  

Mt 5,13

Voi siete il sale della Terra;

ma se il sale perde il sapore con cosa lo si risalerà?

 

Personaggi principali:

 

Dottor Jekyll, gentile, disponibile, caritativo, benevolo. Dottore e scienziato

 

Mr. Hyde, malvagio, brutto, peloso, gelido. Basso, il solo vederlo suscitava terrore in chi lo incontrava

 

Signor Utterson, cordiale, gentile con gli amici e disponibile. Notaio, amico di Jekyll, è colui che investigherà sulla personalità di Hyde

Dottor Lanyon, benevolo, cordiale. Amico del Dott. Jekyll e di Utterson

Signor Enfield (cugino del signor Utterson).

Luogo Londra

Tempo: La storia narrata nel romanzo si svolge in un arco di tempo lungo 15 mesi e sarà proprio il numero 15, quindi, a fornirci il primo indizio, nella comprensione archetipale di questo racconto. Arcano XV corrisponde al DIAVOLO. Ed ecco qui il Diavolo e sotto di lui 2 Diavoletti incatenati. E se nel primo diavoletto potremmo riconoscere Jekyll stesso, nel secondo, a fargli da specchio sarà facile riconoscere il suo Alter Ego Mr. Hyde.

 Se il Diavolo parlasse cosa direbbe a Jekyll?

“Guardami bene...sono colui che può tenerti schiavo, diviso da quella parte di te che non vuoi vedere oppure, potrei mostrarti dove, in te, incontrare la tua vera Forza.”

Al Dottor Jekyll il Diavolo, Portatore di Luce, darà 15 mesi di tempo per trovare il coraggio di trasformare la propria vita ricreando l’unità persa dentro di sé. La Tentazione del Diavolo per Jekyll, purtroppo, si concretizzerà nel credere alla potenza occulta del suo sapere e nell’ alchimia delle formule chimiche grazie alle quali Jekyll penserà di essere simile a Dio e co-creatore della propria vita. Ma l’Alchimia mostrata dalle corna di Cervo ostentate da Lucifero, nell’ immagine dell’Arcano XV, è quella che porta a guardare con coraggio a quelle parti di noi che nascondiamo e ad accettarle in quanto umane e fallibili.  Sarà quella accettazione, quell’abbraccio amoroso, la chiave, nascosta nel cuore (non a caso il Diavolo poggia su un tamburo rosso che simboleggia il cuore), per accedere alla libertà da ogni schiavitù.

Dietro un’apparente tranquillità, in Jekyll si cela una incredibile sofferenza e sarà’ in questa ferita che andranno ad annidarsi le tentazioni del Diavolo. Ma dove cercare questa sofferenza? Guardiamo nuovamente questo Arcano: dietro ai 2 diavoletti possiamo contare 11 linee nere. Ecco l’indizio che cercavamo: La ferita, il campo di battaglia, in cui si giocherà questa partita, non può che essere Arcano XI 

 

Chiediamo aiuto, quindi, all’ Arcano XI e alle sue riduzioni ed espansioni per comprendere le energie sottese al percorso di Jekyll. Porremo di fronte a noi quindi in questo ordine: GIUDIZIO, FORZA,PAPESSA,FORZA

Racconta di sé Jekyll:

Sono nato nell’anno 18.., erede di un grosso patrimonio, dotato di ottime capacità, incline per natura alla laboriosità, desideroso del rispetto dei buoni e dei saggi, e perciò, come era facile supporre, con tutte le garanzie possibili di un futuro di onori e di fama. E davvero il mio peggior difetto era una certa impaziente vivacità di temperamento, che può aver fatto la felicità di molti, ma che trovavo difficile conciliare col desiderio irresistibile di andare a testa alta e di tenere un comportamento estremamente austero di fronte alla gente.”

In queste parole appare evidente che questa storia, per noi prenderà il via con

ARCANO XX.

Ecco qui ben riconoscibile Jekyll, di spalle, fuoriuscire, per metà, da un sarcofago. Guarda davanti a sé e vede, in primo piano, tutto il suo mondo: la sua famiglia, i suoi insegnanti, i colleghi, gli amici più cari come Utterson ed Enfield. Tutti loro gli avevano insegnato cosa fare per diventare, nel corso degli anni, il buon Dottor Jekyll, uomo altruista e filantropo da tutti stimato in città. Non sa bene come e perché, tuttavia, Jekyll per la prima volta si accorge di essere con i piedi in un sarcofago e se ne chiede il motivo. Come mai ha a disposizione, per sé, uno spazio così angusto? Perché intorno a lui al posto delle note e trafficate vie londinesi, ora, vede solo un deserto? Nel deserto, si sa, il silenzio domina sovrano.  Solo il vento lo rompe. E nel vento ci sta che arrivino, per il nostro Dottor Jekyll, echi di giudizi antichi che hanno determinato la scelta delle strade percorse da un ragazzo che anelava soprattutto ad ottenere “successi, onori e fama”. Ma il vento, improvvisamente, cambia direzione e, ci sta che, a rompere quel silenzio, arrivi per Jekyll, una musica mai ascoltata prima. Jekyll non sa da dove viene quel suono…  ma lo avverte come un richiamo celestiale che gli risuona con forza nel cuore. “Jekyll, hai onorato i tuoi genitori, hai rispettato tutte le leggi che la società ti ha imposto…Ma hai ascoltato ed obbedito alla legge del desiderio che abita in te? Se non lo hai fatto quel sarcofago ti dice che sei vivo a metà…  più precisamente che non stai vivendo appieno la tua vita. Il senso della vita, caro Dottore, è realizzare ed esprimere chi sei oltre il muro di folla che delimita e condiziona tua vita!  La buona notizia- sussurra ancora quel vento- è che l’urgenza di sé stessi è un fuoco sempre vivo che aspetta solo che tu vada a ravvivarlo dentro di te.”


 ARCANO XI

Rimuginando dentro di se le parole ascoltate, Jekyll ripercorre mentalmente la sua vita e gli appare chiara la doppiezza con cui, abilmente, aveva gestito i suoi giorni da una certo momento in poi.

 “Di qui ebbe origine l’abitudine a celare i miei piaceri, cosicché, quando raggiunsi l’età della riflessione e cominciai a guardarmi intorno per rendermi conto dei progressi fatti e della mia posizione nel mondo, mi trovai già coinvolto in una radicata doppiezza di vita. Molti si sarebbero persino vantati di quelle intemperanze di cui io mi sentivo colpevole, ma, dati gli alti fini che mi ero proposto, le tenevo celate con un senso di vergogna quasi morboso .Fu quindi la natura esigente delle mie aspirazioni, piuttosto che il carattere abbietto delle mie mancanze, a fare di me quello che divenni e a separare in me, con un solco più profondo di quanto avvenga nella maggioranza delle persone, quelle sfere del bene e del male che compongono e insieme dividono la doppia natura dell’uomo.
Proprio per questo ero indotto a meditare profondamente e ostinatamente su quella dura legge della vita che sta alla base della religione e che costituisce una delle più frequenti sorgenti di dolore. Per quanto doppia fosse la mia natura, non ero assolutamente un ipocrita; i due aspetti della mia personalità erano entrambi in buona fede; e io ero me stesso sia quando abbandonavo ogni ritegno e sprofondavo nella vergogna, sia quando, alla luce del giorno, mi adoperavo per promuovere il sapere o per portare conforto al dolore e alla sofferenza. Accadde che l’orientamento dei miei studi scientifici, interamente rivolti al mistico e al trascendentale, ne fosse coinvolto e finisse per gettare una luce più intensa sulla consapevolezza di una perenne lotta fra le due componenti. Giorno dopo giorno, con l’aiuto delle due entità del mio spirito, quella morale e quella intellettuale, mi andai sempre più avvicinando a quella verità la cui parziale scoperta mi ha condannato a questa rovina totale, e cioè che l’uomo non è unico, ma duplice… Mi sono reso conto che, se potevo legittimamente identificarmi sia con l’uno che con l’altro dei due esseri che lottavano nel campo della mia coscienza, ciò era dovuto al fatto che ero fondamentalmente entrambi” 

Jekyll, ora, è conscio di “essere due” e che queste due entità, che lo compongono, sono in lotta fra loro. Una rappresentava la parte buona che Jekyll era felice di ostentare, l’altra era quella ignobile che, invece tendeva a nascondere il più possibile. In Arcano XI La Forza, l’immagine evidenzia benissimo tutto questo.

Tuttavia per meglio comprendere gli sviluppi della storia del nostro Jekyll sarà utile scomporre il numero XI della FORZA in X+I ed ottenere così gli Archetipi di RUOTA DI FORTUNA e di BAGATTO

 Jekyll, dopo questa scoperta, si sente bloccato. Si trova davanti ad una difficoltà che non gli consente modificare nulla nella sua vita. Facciamoci guidare dall’Immagine di Arcano X: In alto non troviamo più l’Angelo di Arcano XX, al suo posto una Sfinge con una spada. La musica celestiale si è trasformata in un interrogativo angosciante: “Guardati nello specchio della spada, chi sei? Chi impedisce alla Ruota di fortuna di riprendere il suo giro? La ferma il coniglio o la scimmia?” Difficile rispondere… Jekyll si riconosce nella scimmia ogni volta che, indossata la maschera di Jekyll, accetta di vivere secondo le regole imposte dalla società…e d’altronde quel coniglio gli somiglia tanto quando, per paura, rinuncia a togliere la maschera dell’integerrimo dottore per consentire a sé stesso un po’ più di leggerezza e sfogare, così, quella grande voglia di spassarsela senza provare alcun senso di colpa. Come Bagatto, il nostro Dottore si trova ad un bivio. Non ha ancora deciso se chiudere gli occhi e continuare a vivere in quella sorta di “tempo immobile” continuando ad interpretare il ruolo del buon Jekyll, o mettersi in gioco facendo cadere sia la paura di mostrarsi per quello che è, sia la percezione di non poter curare quella lacerazione interna che gli procura tanta inquietudine

 Da molto tempo…accarezzavo l’idea della separazione di questi elementi come un sogno a occhi aperti. Pensavo che se ciascuno di essi avesse potuto essere collocato in un’entità separata, allora la vita si sarebbe alleggerita di tutto ciò che è insopportabile: l’ingiusto avrebbe potuto seguire la propria strada libero dai rimorsi e dalle aspirazioni del suo più virtuoso gemello; e il giusto avrebbe potuto procedere tranquillo e sicuro nel cammino verso il bene, compiendo le buone azioni in cui trovava conforto, senza essere più esposto alle infamie e ai castighi di un compagno malvagio a lui del tutto estraneo. Era la maledizione del genere umano che questi incongrui elementi fossero così strettamente avviluppati... che nel grembo tormentato della coscienza questi gemelli antitetici dovessero perennemente lottare. Che fare, allora, per separarli?

  Come Bagatto Jekyll osserva sulla sua scrivania di medico e scienziato tutti i simboli del suo sapere e con l’entusiasmo di un bambino comincia a ad accarezzare un sogno. In Jekyll si fa strada l’idea che quello che lui avverte come “il bisogno di spassarsela” sia, in realtà, l’espressione di un altro uguale a lui…un gemello che vive in lui e che, ben nascosto ma a lui strettamente connesso, fa sentire la sua presenza attraverso la voglia di una vita antagonista alle sua. Piano, piano si fa strada nella sua mente l’idea che forse, fra tutti quelli alambicchi, fra tutte quegli elementi chimici tante volte mescolati e spulciando fra le formule inventate, lui, non riesca ad individuare un miscuglio che separando l’integerrimo dottor Jekyll da quell’altro diverso da sé, riesca a porre fine a quella lotta fratricida. Per Jekyll l’inferno è essere costretto a vivere insieme a quel gemello, il paradiso sarebbe riuscire a separarli di modo che ognuno di loro potesse esprimere liberamente la propria vita. 

E Jekyll decide di “Dare vita” a questo ambizioso progetto.


ARCANO II PAPESSA

Presa la decisione Bagatto/Jekyll deve trovare un luogo in cui alimentare le sue speranze e veder crescere giorno dopo giorno il suo proposito. Nel primo capitolo del libro, Saranno Uttershon ed Enfield, i suoi amici più fidati, che passeggiando per una strada buia e secondaria di un popoloso quartiere londinese ci condurranno davanti a un edificio dall’aspetto sinistro.  Qui una “strana e brutta porta” attira l’attenzione di chi passa. A poco, a poco proseguendo nella lettura del racconto, scopriremo che quella è la porta di ingresso del laboratorio di chimica di Jekyll. Porta, “nascosta” dall’ingresso principale del signorile edificio abitato da Jekyll che, invece, era stata costruita su di una strada parallela molto curata ed illuminata.

La Papessa è l’Archetipo che ci parla di questo laboratorio.

Il nostro Dottore, quindi, entra nel laboratorio attraverso una strana e brutta porta situata alle spalle di quella da tutti conosciuta come l’abitazione del Dottor Jekyll.  Bagatto, in una evidente similitudine, nel percorso del Bagatto, scivola nel ventre di Papessa attraverso un foro/porta, visibile nell’Arcano I, alle sue spalle. E se il laboratorio sarà il grembo in cui Jekyll riuscirà ad assemblare alcuni elementi creando un miscuglio magico, Jekyll, assorbendo l’energia di Papessa, attraversando memorie inconsce e strane emozioni e sopportando dolori simili a quelli di un parto vedrà sé stesso dare alla luce (rendere visibile nella materia) quel gemello nascosto dentro di sé.

 E una maledetta sera, a tarda ora, mescolai gli elementi, li osservai ribollire ed emettere fumo nel bicchiere e, quando l’ebollizione ebbe termine, trangugiai la pozione in un impeto di coraggio.
Sopravvennero gli spasimi più atroci: un arrotarsi delle ossa, una nausea mortale, un orrore dello spirito che nemmeno il momento della nascita o della morte può superare. Poi queste sofferenze cominciarono rapidamente a diminuire e ritornai in me, come accade dopo una malattia molto grave. Nelle mie sensazioni c’era qualcosa di strano… Mi sentivo più giovane, più leggero e più felice nel corpo; dentro di me avvertivo un’irrequietezza impetuosa… Fin dal primo respiro di questa nuova esistenza mi resi conto di essere più malvagio, dieci volte più malvagio, di essere lo schiavo del mio male originario. Stesi le braccia esultando alla novità di queste sensazioni, e nel compiere il gesto mi resi improvvisamente conto che ero diminuito di statura.
All’epoca non c’era uno specchio nel mio studio…Attraversai il cortile…Scivolai furtivo lungo i corridoi, estraneo in casa mia, e, arrivato in camera, vidi per la prima volta le sembianze di Edward Hyde.

 Avete mai pensato a Papessa come ad un laboratorio? La parte 2 del nostro Mandala potrebbe rappresentare il nostro laboratorio delle idee, e l’arcano che vi troviamo potrebbe essere l’energia che siamo chiamati a “svelare”…l’energia su cui lavorare. Io ad esempio ho Arcano VII (Il Carro)…ed è un laboratorio aperto, ahimè. 24ore su 24!!! Ci avevate mai pensato? Se avete voglia di parlarne …vi risponderò volentieri. A Domani per l’ultima parte del Romanzo di Stevenson. Se avete voglia di commentare vi leggerò volentieri.


ARCANO XI LA FORZA

Come mostrato nell’immagine di questo Arcano, Jekyll ed Edward Hyde, ora, sono uno di fronte all’altro. Jekyll poggia la mano sulla bocca di Hyde. Pensa di avere la situazione sotto controllo. Solo con il suo permesso Hyde sarà libero di uscire e dare libero sfogo ai suoi bisogni più abietti.

 Jekyll conosce la malvagità che Hyde nutre nei confronti del mondo e sa che è pari alla forza con cui lui ha sentito il dovere di reprimere qualsiasi desiderio non fosse conforme alla immagine con cui si è mostrato al mondo. Se Hyde è l’animale che agisce d’istinto, Jekyll è la maschera che nasconde e tiene a freno quell’animale.  Il potere che Jekyll pensava di avere ben saldo nelle mani era quel miscuglio di elementi da lui inventato, che funzionava anche da antidoto trasformandolo nuovamente nell’ integerrimo Dottore ogni volta che voleva. Accade però che Hyde acquisisca sempre più potere cercando di prevaricare Jekyll e trasformandosi in Mr. Hyde senza aver più bisogno del suo consenso.

Quello che spiegherà Jekyll nella sua lunga confessione è che l’antidoto smette di funzionare…e non gli sarà più possibile fabbricarne un altro dal momento che il sale, da lui usato era, casualmente, un sale non “purissimo” e come tale non più reperibile.

Ma cosa rappresenta il SALE?

 In Chimica il Sale, insieme allo Zolfo ed al Mercurio, è un elemento primario. Simboleggia il potere della piena coscienza: ciò che tiene in equilibrio lo Zolfo ed il Mercurio, che sono il simbolo, a loro volta, del modo di pensare dei 2 emisferi cerebrali. Se dovessimo usare una parola per definire il Sale…sarebbe “Armonia”.

 Se provassimo a rileggere quello che accade in questa vicenda, utilizzando questi simboli, dovremmo quindi asserire che quel Sale proprio perché impuro è riuscito a dividere Jekyll da Hyde interrompendo però, per sempre, una qualsiasi comunicazione fra loro.

Quando Jekyll aveva diviso sé stesso dalla sua rabbia questa gli si era mostrata per quello che era, un animale ferito. E come un animale ferito Hyde, sentendosi messo alle strette si rivolterà contro Jekyll uccidendosi ed uccidendolo.

Jekyll era Hyde ed Hyde era Jekyll. E per Jekyll, alla fine era diventato impossibile contenere in sé tutta la violenza di Hyde. Stevenson conclude così questo romanzo. Il regista del film del 1960, invece, immagina che Hyde colpito da un colpo di pistola nel momento in cui muore ritorna ad avere l’aspetto di Jekyll.

Ma per noi che amiamo interpretare gli Arcani, sarà interessante ascoltare cosa Arcano XI

Avrebbe detto al Dottor Jekyll e a Mr. Hyde.

“Se vi foste fermati un attimo ad osservarvi più attentamente, avreste scoperto che come Hyde non era Jekyll ma solo un suo pezzo, così Jekyll rappresentava l’altro sé di Hyde senza per questo essere Hyde. Ognuno di voi era nell’altro ed era l’altro. Guardate la lemniscata, indica il canale che mette in comunicazione il visibile con l’invisibile. Guardato attentamente somiglia ad un cervello ed ognuna delle 2 parti potrebbe essere uno degli emisferi. Lo Zolfo e il Mercurio e il punto che li unisce …il Sale! Raggiungendo quel punto, quindi, avreste trovato l’Armonia. (la musica di Arcano XX?)  E’ quello il luogo Sacro in cui si incontrano tutte le energie materiali e spirituali.  E avvicinandovi a quel punto stretti in un abbraccio vi sareste specchiati in un qualcuno formato da Jekyll e da Hyde. Un gemello molto più grande di voi, che vi avrebbe contenuti entrambi …conscio di essere tutti e due! “

Ma Stevenson non conduce Jekyll verso il lieto fine. Lo fa rimanere intrappolato nella ricerca materiale del conflitto interiore, vittima di un sale impuro senza mai fargli alzare lo sguardo verso la lemniscata, abbracciato alla sua ombra.

Se qualcosa di questo mio lavoro ti ha colpito, lasciami un commento, lo leggerò volentieri se hai qualche domanda sarò felice di rispondere…A presto con un’altra Storia!

 

 

 

 

 

 

 

 

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venerdì 13 novembre 2020

 


 COME POLLICINO

Luigi mi telefona, sta male, non ci sta capendo nulla...non si riconosce più in quell’uomo pieno di rabbia che è diventato! Ogni volta che si trova in una situazione in cui il suo ruolo, la sua posizione non è definita si isola. Viene fuori da quell’isolamento solo per urlare contro chiunque gli capiti a tiro o disturbi il silenzio in cui si è rinchiuso. Chiede una mano ai Tarocchi. Gli propongo la Stesa di Pollicino (inutile dirlo una delle mie stese preferite). Giriamo la prima carta, quella che lo rappresenta...EREMITA! gli spiego di Eremita, colui che cerca il senso delle cose e della vita. Gli racconto che è figlio del Diavolo e che non è raro vederlo arrabbiatissimo. “Sono io” esclama fra lo stupito e il divertito. Seconda carta ...chi rappresenta il bosco in cui si è perso? Una Papessa. La riconosce: è una ragazza che è innamorata di lui...ma non vuole legami forti...in un momento come questo così incerto per il loro futuro (forse presto potrebbero partire verso città diverse da quella attuale) che senso avrebbe? “Stiamo bene insieme-dice-e va bene così.” Ma Luigi non ci sta gli sembra di vivere anche con lei una situazione di incertezza! Ha bisogno di capire se questa relazione è qualcosa in cui credere, non riesce a comprendere il ruolo che ha nella vita di questa ragazza e, di conseguenza sta male! Guardiamo gli Arcani successivi ed ecco una Ruota, una Temperanza...e poi ultima Senza Nome. "Ecco, devo rompere anche con questa ragazza!!!"  esclama non appena la vede! Gli faccio notare, però, che Arcano Senza Nome non guarda nessuno...e lui mi dice: " E’ vero!!!! Non mi sembra arrabbiata...pensa di dover andare avanti... ma non so come farla proseguire." Eremita all’inizio della Stesa si arrovella su persone e situazioni e Senza Nome pare, invece, solo indicare la necessità di andare oltre dando le spalle a tutti. A questo punto gli chiedo di affiancare ad ogni Arcano la sua complementare. Eremita diventa Senza Nome, Papessa un Giudizio, la Ruota un Appeso e Temperanza una Giustizia, a chiudere la stesa un Eremita che illumina, ora, tutto il messaggio degli Arcani. Gli parlo di Giustizia e gli spiego l’importante messaggio che ha per noi: Quello che accade fuori illumina qualcosa di noi che deve trovare la strada del cuore, usando la spada come uno specchio e non per tagliare, ferire o far morire qualcosa o qualcuno. Gli faccio osservare che da un po’ di tempo inciampa sempre in situazioni poco definite che non riesce ad accettare…ultima della serie: questa ragazza che non gli attribuisce il ruolo che, secondo lui, gli spetta. ArcanoX, La Ruota, indica il ripetersi di queste situazioni e l’esigenza, per lui, di trovare un ruolo in cui identificarsi. E’ questo Arcano (La Ruota) l’Orco descritto dalla favola di Pollicino, la situazione da cui uscire fuori per ritrovarsi. Notiamo, insieme, che quella Papessa ha fra le mani un libro, un codice, pieno di regole familiari che, inconsapevolmente, diventano una sorta di vademecum a cui fare riferimento per capire quale sia l’atteggiamento da avere nei confronti di situazioni o persone. Ricordo un famoso romanzo di Thomas Mann in cui ogni membro di una famiglia famosa, ripetevano ossessivamente e con supponenza “Noi Buddenbrook” identificandosi con quel vademecum e restandone imprigionati. La complementare di Papessa, Arcano XX(Giudizio), invece, suggerisce a Luigi di lasciar perdere tutto ciò che contrasta con ciò che gli suggerisce la parte più vera di sé.  Porto la sua attenzione su Arcano XII (Appeso). Decido di prestare la mia voce ad Appeso: “Fidati del tuo cuore!”- gli sussurro- e poi- “cosa provi se dico questa parola?” Sorride, finalmente!!! Poi guarda tutti gli Arcani che ha davanti a sé e mi dice che, nella stesa delle complementari, Senza Nome ed Eremita si guardano e nessuno più vuole andare via…” Senza Nome trasforma l’ansia che mi assale, io penso che sono libero di vivere questa storia d’amore così diversa dalle altre perché ci sto bene e, fidandomi di ciò che provo, faccio cadere vecchi schemi mentali che mi bloccano. Eremita illumina tutto e ha capito la causa della rabbia.  Anche io, ora ho capito…ora è chiaro!!!”. Dopo un paio di giorni mi richiama. Ha comprato un mazzo di Tarocchi…mi dice: “Posso iniziare un corso con te? Se poi parto però…non so se posso continuare!!!”  Sorrido e gli suggerisco: “Affidiamoci agli Arcani e vediamo fino a dove ci portano!” Perché è così che funziona: come se fossimo tutti Pollicino, sono loro che ci prendono per mano e facendoci trovare i sassolini ben nascosti fra le foglie dei nostri personalissimi boschi, ci portano a casa, ad imparare ad ascoltare il nostro cuore! Se ti rivedi in ciò che ho scritto e vuoi parlarne sarò felice di leggerti o parlare con te. Se hai già trovato i tuoi sassolini mi farà piacere leggere il tuo racconto! A Presto!

venerdì 30 ottobre 2020




 Billie Holiday Parte 2

Come la bimba nella favola entra nella casa della Signora, così Eleanore entra nel mondo dello spettacolo, sicura che grazie alla sua incredibile voce ed al suo nuovo amico, la vita diverrà, finalmente, più facile. Il nuovo nome è pronto e da ora in poi per tutti sarà Billie Holiday. Ma una foto sbiadita di lei a due anni la commuove. E così decide di portare con sé, in questa nuova vita quella bimba. Come? Nella foto la piccola ha un fiore bianco fra i capelli. Quel fiore, una gardenia, Billie, lo appunterà ad ogni esibizione fra i capelli. Ma le cose non sono come le aveva immaginate. Lo dice lei stessa nella canzone “Riffin The Scotch”: “Ho mollato il vecchio per il nuovo/ e adesso il nuovo mi ha spezzato il cuore/ sono saltata fuori dalla padella/ per finire nella brace”. Dal momento che era una persona di colore non le era permesso di andare al bar o nei ristoranti insieme a tutto il gruppo musicale, aspettando il suo turno per esibirsi doveva stare dietro le quinte o in angusti locali lontani dal luogo dove, poi, avrebbe cantato… assolutamente proibito, sedere sul palco accanto agli altri musicisti! (ricordate che la bimba nella favola a casa della Signora non poteva saltellare o parlare ma doveva solo stare buona e zitta?) La ricerca di un uomo che la ami e la protegga le fanno collezionare innumerevoli storie di abbandono e di violenza. Le propongono di girare un film con Louis Armstrong e le attribuiscono la parte di una serva. L’anima di Billie soffre e il canto, la musica non riescono sempre a placare la sua immensa fame di Amore. E’ in questo momento che incontra qualcuno, forse “un soldato dalla barba rossa” come nella favola, che le indica la strada degli stupefacenti. Billie cade nella trappola. Le droghe e l’Alcool sono come le scarpette rosse comperate nel negozio dalla bimba della fiaba, difficile liberarsi di loro. E Billie riprese a cantare, elemosinare amore ed assumere eroina e alcool fino al 17 luglio 1959 quando morì in un letto di ospedale piantonata dalla polizia che aveva trovato della droga nel suo appartamento. Aveva 44 anni. Guardiamo ora il Mandala di Billie Holiday. Arcano VI Innamorato la fa da padrone! Cupido per ben sei volte prova a richiamare l’attenzione di Billie su se stessa allontanandola da sogni ed abbracci illusori. Fra il padre che, senza guardarla, guida il carro e va via(P1) e la madre che girata di spalle sembra disinteressata alla sua vita (P2), il Diavolo è pronto a tenderle la sua trappola rendendola schiava di quel sentimento di rifiuto e di abbandono. Se guardiamo il raggio della Stella Epigenealogica che da P4 porta a P15 troviamo Imperatore, Diavolo, Imperatrice. Sembra di vedere Adamo ed Eva con al centro il diavolo. Sopra tutti in P12, il desiderio dell’anima: una Ruota, una presa di coscienza, il desiderio di scoprire se stessi oltre le paure e le corse dietro inutili illusioni. “Hai un dono, se lo usi scoprirai il divino che è in te” -suggerisce il Diavolo- “tu riesci a far cantare la tua anima, non ti identificare in quella bimba abbandonata!” Imperatore cerca di aiutare quell’Imperatrice a realizzare il suo sogno ma non riuscirà a saziare la sua fame d’Amore. Ed eccola allora accettare “la mela” del Diavolo: un mix di droghe e alcool. La Ruota nelle Radici (P11) e nel progetto dell’anima (p12) confermano quella ferita di abbandono e l’essere stata una innovatrice: La musica jazz dopo di lei non è stata più la stessa. Sotto troverete il link con l’ultimo disco inciso da Billie. La voce non è più la stessa ma, per magia, ancora di più riesce ad esprimere tutta la solitudine e il bisogno d’Amore della sua Anima. Nella prima canzone dell’Album dice: “Sono una sciocca a voler cercare un bacio che non è solo mio, a condividere un bacio che il Diavolo ha conosciuto…”Se vorrete commentare con me questo Mandala sarò contenta così come se vorrete raccontarmi le vostre considerazioni. A presto!

 Billie Holiday, Parte 1

In questi giorni ho ricevuto messaggi e telefonate da parte di persone che desideravano continuare a parlare della favola “Scarpette Rosse”. Allora, ho pensato di raccontare la vita di Billie Holiday, una “donna scarpette rosse”. Con l’aiuto dei Tarocchi e del Mandala Tarologico, andremo ad individuare gli Archetipi che Billie ha incontrato nella sua vita. Ricordo che il gruppo di Arcani che ci avevano aiutato nella comprensione della Fiaba sono stati: CARRO, DIAVOLO, INNAMORATO e CASA DIO.
Billie Holiday nasce a Filafdelfia il 7 Aprile 1915 dopo una notte d’amore fra Clarence Holiday suonatore di Banjo e la tredicenne Sadie Fagan. Sadie la riconobbe registrandola all’anagrafe con il nome di Eleanor Fagan. Eleanore non vide mai il padre, sempre in giro con orchestre itineranti, mentre la mamma, molto presto, la abbandonò nelle mani di una sua cugina, trasferendosi a New York. La sua infanzia fu piena di dolore e solitudine a causa dell’atteggiamento arcigno e crudele di questa zia. A dieci anni fu violentata, e, ancora bambina, decise di raggiungere la mamma a New York. Qui per sostenersi iniziò a prostituirsi in un bordello clandestino ad Harlem. Dopo poco Eleanore fu arrestata e condannata a 4 mesi di carcere. Una volta fuori di prigione cominciò a lavorare come ballerina. Ben presto, però, scoprì di avere un incredibile talento vocale e iniziò la sua carriera di cantante nei club di Harlem. Aveva 18 anni quando la notò Jhon Hammond, un artista con notevoli agganci e conoscenze nel mondo musicale, che le promise, se lo avesse seguito, fama, successo e ricchezza. A questo punto, Eleanore, decide di cambiare il suo nome scegliendo come cognome quello del padre, Holiday e per nome “Billie” che era il nome di un’attrice che adorava. Se raffrontiamo le vicissitudini di Eleanor con la fiaba, ci accorgiamo che anche Eleanore, dopo una infanzia violenta e difficile è riuscita a trovare le sue scarpette rosse. E per caso o per magia, scegliete voi, in un primo momento ha davvero pensato che un paio di scarpette da ballo avrebbero potuto portarla via da tanta violenza!!! Per Eleanor quelle scarpette erano, in realtà, una voce, un talento ancora oggi definito ciclopico. E come per la bimba della favola anche per lei arriva un ricco ed importante signore che, dopo averla sentita cantare, le promette un sicuro successo e le spalanca le porte su una vita che, probabilmente, Eleanore non aveva mai osato sognare. Eleanor decide di allontanarsi dal suo passato cambiando anche il suo nome. Guardiamo, ora, il Mandala di Eleanor Fargan e scopriamo presenti tutti gli Arcani che ci avevano guidato nella comprensione della Favola: INNAMORATO, CASA DIO, CARRO…manca il DIAVOLO che per il momento si limita a fare capolino dietro quel Carro in P1. La prima cosa che, sicuramente, colpisce sono le 4 FORZA presenti e la cosa più sorprendente è che guardano tutte a quell’Innamorato in Parte 10. Sembrano quasi indicare che la chiave per uscire da una vita così dura e violenta non può che essere una: Imparare ad amarsi, imparare a volersi bene. Casa Dio in Parte 3, secondo me, mostra il carcere in cui Eleanor è stata rinchiusa e la scoperta di una energia tutta sua da poter liberare una volta fuori, con il ballo prima e poi liberando quella voce che diverrà indimenticabile. L’imperatrice in sfida ci parla dell’arcigna zia mentre è incredibile come tutti gli Imperatori guardano verso una Imperatrice. Credo che ognuno di loro volesse donare la sua energia a quelle Imperatrici in modo da riuscire a sciogliere quel nodo in gola che impediva da generazioni al femminile dell’Albero di esprimersi. Imperatore ed Imperatrice, unione di Spirito(3) e Materia (4), i 2 cavalli che fanno muovere quel Carro(4+3=7) in P1. Qui si interrompe la vita di Eleanor e comincia quella di Billie Holyday. Nella seconda parte parleremo ancora di lei e scopriremo il suo nuovo Mandala. Chi vuole approfondire o trova nuovi spunti di riflessione in questo Mandala, può scrivere nei commenti. Sarò felice di parlare con voi. Sotto troverete il link per ascoltare la voce di Billie in una delle sue prime canzoni. Nel testo Billie dice: “Chi ha può andare avanti, tutti, mamma, papà possono andare avanti. Ma Dio benedica il bambino che tiene duro e se la cava da solo. Se hai soldi dietro la porta troverai molti amici, ma se non ne hai resti solo”

 Scarpette rosse parte 3

Arcano VII (Il Carro) Arcano XV (Il Diavolo)
Ma non appena le ebbe ai piedi subito si sentì sopraffatta dal desiderio di danzare. Danzò uscendo dalla stanza, e poi lungo le scale, prima una gavotta, poi una sarda e poi un valzer vertiginoso. La bambina era in estasi, e si accorse di essere nei guai solo quando volle girare a sinistra e le scarpe la costrinsero a girare a destra, e volle danzare in tondo e quelle la obbligarono a proseguire. E poi la portarono giù per la strada, attraverso i campi melmosi e nella foresta scura.
Appoggiato a un albero c'era il vecchio soldato dalla barba rossiccia, con il braccio al collo. "Oh che belle scarpette da ballo!" esclamò. Terrorizzata, la bambina cercò di sfilarsi le scarpe, ma più tirava e più quelle aderivano ai piedi. E così danzò e danzò sulle più alte colline e attraverso le valli, sotto la pioggia e sotto la neve e sotto la luce abbagliante del sole. Danzò nelle notti più nere e all'alba, danzò fino al tramonto. Ma era terribile: per lei non esisteva riposo. Danzò in un cimitero e là uno spirito pronunciò queste parole: "Danzerai con le tue scarpette rosse fino a che non diventerai come un fantasma, uno spettro, finché la pelle non penderà sulle ossa, finché di te non resteranno che visceri danzanti. Danzerai di porta in porta per tutti i villaggi, e busserai tre volte a ogni porta, e quando la gente ti vedrà, temerà per la sua vita". La bambina chiese pietà, ma prima che potesse insistere le scarpette rosse la trascinarono via. Danzò sui rovi, attraverso le correnti, sulle siepi, e danzando, danzando arrivò a casa, e c'erano persone in lutto. La vecchia signora era morta. Ma lei continuava a danzare. Entrò danzando nella foresta dove viveva il boia della città. E la mannaia appesa al muro prese a tremare sentendola avvicinare
"Per favore" pregò il boia mentre danzava sulla sua porta, "Per favore mi tagli le scarpe per liberarmi da questo tremendo fato". E con la mannaia il boia tagliò le cinghie delle scarpette rosse. Ma queste le restavano ai piedi. E lei lo pregò di tagliarle i piedi, perché così la sua vita non valeva nulla. Il boia allora le tagliò i piedi.
E le scarpette rosse con i piedi continuarono a danzare attraverso la foresta e sulla collina e oltre, fino a sparire alla vista. E ora la bambina era una povera storpia, e doveva farsi strada nel mondo andando a servizio da estranei, e mai più desiderò delle scarpette rosse.
Le scarpette Rosse, appena indossate trascinano la bimba in una danza spensierata che sarà tale fino al momento drammatico in cui capirà che è quel ballo senza riposo ad avere, ormai, il controllo della sua vita. Tutto questo non può che portarci a individuare in Arcano VII (Il Carro) l’Archetipo cui fare riferimento. In questo Arcano possiamo riconoscere la bimba sul Carro con lo sguardo fisso davanti a sé. Come accade in tutte le dipendenze, non riesce a pensare e a distogliere lo sguardo dall’oggetto del suo desiderio. Le quattro grosse colonne colorate, disegnate ai lati, le impediscono la visuale sia a destra che a sinistra e, cosa più importante, vediamo che la bimba non ha redini nelle mani per impartire qualsivoglia ordine ai cavalli. Continuando ad osservare questo Arcano notiamo anche che il cavallo di destra fa l’occhiolino a quello di sinistra in un atteggiamento che non può non ricordarci l’occhiolino del calzolaio della fiaba mentre l’altro non può che rappresentare il vecchio soldato che, toccando le suole delle scarpette conferisce loro il potere di trascinare la bimba sempre più lontana da sé stessa in balia solo della sua ossessione. “Opera del Diavolo!” avrebbe decretato mia nonna, ascoltando questa storia e stringendo con più forza fra le dita i grani del Rosario che aveva sempre con sé! Ed io avrei sorriso giudicando la sua interpretazione della favola frutto di una educazione bigotta. Oggi, però, che so che la complementare di Arcano VII (Il Carro) è Arcano XV (Il Diavolo) mi ritrovo a pensare che la mia cara nonna non avrebbe avuto tutti i torti! Ma che ruolo ha, allora, il Diavolo in questa storia? Enoch nella Bibbia ci dice:” Guarda il Diavolo da ogni lato e non da un lato solo come fai tu. Lo vedrai ritornare Dio.” Proviamo, allora, a guardarlo da tutti i lati. Se siamo vittime della paura di uscire dalla nostra gabbia, il Diavolo sarà dietro al nostro Carro e mostrandoci tutti i pericoli che potremmo incontrare non ci farà mai allontanare dalla nostra prigione. Da un altro punto di vista, se il Diavolo sarà al fianco del nostro Carro, potrebbe mostrarci che la fe-licità è sempre fuori da tutte le cose di cui diventiamo prigionieri e galoppando con noi potrebbe far-ci trovare la strada per ritrovare la capacità di creare una vita che ci somiglia. Ma nel comprendere che la felicità non è nella gabbia potremmo essere tentati di cercarla precipitandoci pericolosamente verso inutili paradisi artificiali. Se fosse così il Diavolo sarebbe davanti al nostro Carro e ne prende-rebbe il comando. Suonando il tamburo che ha sotto i piedi scandirebbe i tempi e il ritmo delle danze che inconsapevolmente ci troveremmo a ballare, come accade nella Favola. “A servizio di chi metti la tua vita? Scegli una vita di quieta disperazione o scegli di contribuire alla vita cercando di scrivere il tuo verso, unico ed irripetibile?” chiede quel Diavolo del professor Keating ai suoi ragazzi nel film “L’Attimo Fuggente”. In base alla risposta che daremo il Diavolo troverà il suo posto rispetto ad Ar-cano VII. La bimba, esausta, finisce col chiedere al boia di tagliarle i piedi restando storpia. Il mes-saggio nascosto è che la favola finisce, ma la nostra vita no e ci regala l’occasione per imparare a guidare il Carro di Arcano VII prestando attenzione a che il Diavolo galoppi al nostro fianco. Que-sto, probabilmente, vorrà dire tornare nel bosco della nostra infanzia e guardare la traiettoria della freccia di Cupido e scavando nel punto indicato dalla freccia, recuperare il nostro tesoro mimetizza-to in un rozzo paio di scarpette rosse. Ci accorgeremo che c’è una bimba a cui restituire le sue scar-pette rosse fatte di stracci e a cui dire, abbracciandola, che quelle scarpette sono bellissime!!! E’in salita la strada che ci porta a capire cosa simboleggiano nelle nostre vite le scarpette rosse ed è dolo-roso, una volta ritrovate, lasciarle andare per sempre, ma è necessario per tornare a essere capaci di crearne di nuove. La favola ci regala un altro indizio per capire dove trovare il senso della nostra os-sessione: La bimba danzando arriva in un cimitero ed incontra uno spirito. Anne Sextone ha scritto una poesia intitolata “Scarpette Rosse”
Sono nel cerchio, nella città morta, ed infilo scarpette rosse…Non sono mie
Sono di mia madre. Erano di sua madre.
Passate come un bene di famiglia
ma nascoste come lettere vergognose.
La casa e la strada cui appartengono sono nascoste
e tutte le donne sono anch’esse tutte nascoste!!
A chi nel nostro Albero Genealogico è stata rubata l’anima creatrice? Se mi rivedo in questa fiaba, forse ho scelto, in questa vita di imparare, a scegliere me stesso. Se la bimba della favola mi fa da specchio, forse ho preso l’impegno di imparare a guidare il Carro di Arcano VII, e ritrovando l’anima di una mia antenata a cui furono rubate le scarpette rosse la inviterò a salire sul mio Carro …rassicurandola che, questa volta non sarà necessario passare dalla casa del Boia!
Se studi il Mandala dove hai Arcano VII (Il carro) o Arcano XV (Il Diavolo)? Se ti sei rivista alla guida del Carro e ti va di raccontare la tua esperienza sarò felice di leggerti!