sabato 1 maggio 2021


 

LA BELLA ADDORMENTATA NEL BOSCO- Parte 3

Avevamo lasciato Aurora ferita dal fuso…

Nella dimora di Malefica, intanto, il principe è tenuto prigioniero in una cella.

Le fate, di nascosto entrano nel castello e liberando il principe, gli raccontano tutto quello che è accaduto e lo incitano a correre a salvare la sua amata.

 Ma Malefica è molto potente e Filippo non potrà pensare di vincere senza ricorrere all’aiuto della Spada di Verità e dello Scudo di Virtù fornitogli dalle buone fate.

 Filippo insieme a Flora, Fauna e Serenella, riesce a fuggire dalla prigione, ma Malefica, decisa a che nessuno arrivi dalla Principessa, chiama a raccolta tutte le forze del male e comanda loro di far crescere, lungo la strada che porta al castello di Aurora, una intricata foresta di spine.

“La sua tomba (di Filippo) sarà una foresta di rovi, folta ed intricata che nessuno la scovi… ora va e porta nella tua spira l’orrenda forza della mia Ira” comanda Malefica alle forze del male dalla torre più alta del suo castello.

Ma la forza di un cuore innamorato e la spada di Verità riescono ad aprirsi un varco fra tutte quelle spine e Malefica, sull’orlo di una crisi di nervi, si trasforma in un gigantesco drago che si para davanti alla porta del castello di Aurora.

 Impossibile entrare. Impossibile che Filippo riesca ad uccidere quel drago.

Saranno, infatti, le parole chiare e decise della fata Flora a concludere il combattimento e a sconfiggere Malefica:

 “Spada di verità vola diritta, del male provoca la sconfitta!”

dice Flora mentre con la bacchetta magica traccia la traiettoria lungo la quale la spada, con il suo carico di verità, riuscirà a conficcarsi nel cuore del drago.

 Il bacio di Filippo e Aurora che si desta sancisce la fine della favola.

Come sappiamo se finisce una favola…la nostra vita continua, si spera, arricchita dal dono che la favola aveva in serbo per noi. Provo a condividere il mio.

La favola racconta la battaglia che ognuno di noi deve condurre per allinearsi al desiderio dell’anima. Qui l’anima a cui riunirsi è Aurora.

 Un avo si è sentito estromesso dalla famiglia e aspetta che negli anni la sua maledizione si perpetui.

 Io nasco e l’eco di quello sgarbo e di quella esclusione arriva fino a me portandomi la sensazione che, per essere libero devo “nascondermi.”

  Quale soluzione migliore di cambiare il nome? Lo faccio o inconsapevolmente qualche familiare lo fa per me…e per un po’ va meglio…ma poi la vecchia ferita torna a sanguinare con perdita di energia, stanchezza, sonno.

 La favola dice che Malefica non si rassegna…dal suo castello controlla, aspetta e chiama a sé.

 E’ questo il momento in cui potrei cominciare a frugare nei racconti di famiglia, a togliere la polvere da vecchie scatole di foto e mettermi sulle tracce di qualche avo di cui si parla poco o niente e quando se ne parla si arrossisce e si cambia, frettolosamente, discorso.

 Malefica è lui o lei.

 A questo punto dovrei aver già compreso che cambiare nome non è la soluzione al problema…devo affrontare Malefica! La favola mi racconta di un duello…Ma quel duello fra me e Malefica dove si svolge? Su quale ramo dell’Albero devo cercare la mia foresta di rovi?

L’indizio è nelle parole con cui Malefica descrive a Filippo la foresta di spine: La foresta di Malefica è così folta ed intricata perché contiene in sé tutto il rancore accumulato negli anni da Malefica.

 Quella foresta in realtà non è un luogo, ma è l’immagine riflessa di un dolore senza tempo e senza fine.

Avevamo indicato in Arcano VIII (Giustizia) l’archetipo di Malefica. Ora che lo guardo più attentamente mi accorgo che c’è uno spazio fra la mano che regge la spada e quella che regge la bilancia...Trovata!!! E’ qui la foresta di spine!!!

La lotta è nel passare da una spada usata per giudicare e giustiziare a quella Spada di Verità che la Fata Flora dona a Filippo e che Temperanza (Complementare di Giustizia) è pronta a consegnarci, sempre.

 Attraverso i racconti qualche avo è stato etichettato come traditore, matto, una vergogna per la famiglia?

 Come in uno specchio, attraverso la lama della spada di verità acquisiremo altri punti di vista e, cosa più importante arriveremo a comprendere che tutto ciò che è accaduto aspettava proprio noi, proprio in questo momento per portarci a comprendere chi siamo e di cosa siamo capaci.

 Come l’ira di Malefica era rimasta intrappolata con lei fra le mura di un castello ormai in rovina, così lo sconforto e il rancore di qualcuno, nel nostro Albero Genealogico, aspetta solo di essere riconosciuto ed accarezzato.

Questa accoglienza, questa accettazione delle cose per ciò che sono state e per quello che hanno prodotto nelle nostre vite, è una forma potente d’Amore. L’unica capace di aprire un varco nelle foreste di spine oltre le quali c’è quella porta sita vicino al cuore di Giustizia…proprio sotto la sua bilancia, che, come fosse uno scudo di virtù, la protegge.  Attraversandola potremo riabbracciare la nostra Aurora, la nostra Anima.

Come Filippo, con il suo bacio ad Aurora, rompe l’incantesimo nel Regno e tutti si svegliano…anche noi potremmo donare un nuovo risveglio a chiunque nel nostro Albero.

Se studi il Mandala …Dove hai Giustizia? Questo per te potrebbe essere un primo indizio per comprendere dove cercare la tua foresta di spine. La favola è la storia di un tempo interrotto…hai una Giustizia nella tua linea del Tempo?

Se non lo studi… ho un’idea sul come accompagnarti a cercarla…

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LA BELLA ADDORMENTATA NEL BOSCO -Parte2

 Eravamo rimasti alla fatina buona che aveva mitigato l’effetto della terribile maledizione di Malefica. Ma tutto questo non riusciva a far stare tranquilli i genitori e le Fate per cui Flora, Fauna e Serenella, nel tentativo di nascondere Aurora a Malefica, la portano a vivere insieme a loro in una casa nel bosco e per essere più sicure che nessuno possa riferire a Malefica di averla conosciuta le cambiano anche nome: per tutti sarà Rosaspina.

 Nel frattempo Re Stefano ha fatto bruciare tutti gli arcolai presenti nel paese.

Gli anni passano e Rosaspina cresce colma di ogni bene, ignara di essere una Principessa ma il passare del tempo non scalfisce il dolore di Malefica.  Chiusa nel suo castello, colma di rabbia e rancore vive aspettando solo il momento per potersi vendicare.

 La vita, lo sappiamo, è sempre pronta a scompigliare tutto ciò che abbiamo organizzato cercando di prevenire qualsiasi imprevisto, e, a dispetto delle accortezze usate dalle Fate e da Re Stefano, il giorno del suo sedicesimo compleanno Rosaspina, casualmente, incontra il principe Filippo e senza sapere chi è si innamora, ricambiata da lui.

Tornata a casa, però, ha una brutta sorpresa: le tre buone Fate le svelano il segreto taciuto per 16 lunghi anni: Lei è la principessa Aurora, e fin da prima che nascesse era stata promessa in sposa, per ragioni di Stato, al Principe di un regno vicino. Va da sé che dovrà abbandonare il suo sogno d’amore e accettare di vivere la vita che il padre da tempo, ha deciso per lei.

“ La contadinella Rosaspina” altro non è che un trucco per sottarla alla maledizione di Malefica. Con la tristezza nel cuore, Rosaspina arriva al castello e attraversa le sale, apre porte, entra in luoghi sconosciuti, fino a salire su una vecchia torre come ipnotizzata da una strana luce verde. In una stanzetta della torre Rosaspina trova una donna che l’aspetta: Malefica!!!  Come se fosse la Ruota del Karma, così gira la ruota dell’unico arcolaio sfuggito alle guardie del re e nascosto con cura da Malefica… Rosaspina tocca il fuso e, come le parole scagliate con rabbia 16 anni prima avevano sancito accadesse, cade a terra addormentata. Insieme a lei sprofondano nel sonno i genitori e ogni abitante del castello e il Regno tutto. Perfino il fuoco del camino si spegne e la fontana smette di zampillare. Il tempo è interrotto, sospeso, da questo momento…per tutti

Continuiamo ad esaminare la Favola. Una bimba a cui i genitori avevano attribuito come nome Aurora diventa per tutti Rosaspina.

 Ma, come le parole incise nell’Aria non si possono cancellare, così i nomi creano il nostro spazio sacro e delineano la missione che la nostra Anima ha scelto di portare a compimento nella famiglia e nell’Albero Genealogico.

Se Aurora portava in sé il progetto di un “risveglio”,  Rosaspina proietta la Principessa verso un destino deciso da altri prima di lei, vittima di una spina (il fuso di un arcolaio) che la porterà a vivere una vita da dormiente…in un Regno (un albero genealogico) dove  tutti dormiranno come lei e ogni cosa sarà uguale per sempre. Cambiare il nome per sfuggire alle parole incise fra i rami dell’Albero Genealogico da un avo deluso, arrabbiato, escluso non serve. A mio avviso la voglia di dormire sostituirebbe la voglia di “fare”, “creare” dal momento che tutto lì fuori ci apparirebbe immobile. Le difficoltà incontrate nel corso dei giorni sarebbero, per chi rivive l’archetipo di Rosaspina, l’eco di un dolore inevitabile, di un qualcosa che potrebbe far male, pungere, ferire. La reazione? “Faccio prima io-dico-tanto so come va a finire” e senza aspettare di pungermi ancora…mi butto sul letto e dormo!!!

Guardiamo ora, la storia con gli occhi degli Arcani dei Tarocchi.  La Principessa si trova di fronte ad Arcano X ( Ruota di Fortuna).. La Sfinge ha in mano una spada. La sua forma ricorda un  fuso di arcolaio, glielo mostra e le pone la domanda: “Chi sei?”  La fanciulla sulla testa porta il peso di una corona che, fino a poche ore prima, non sapeva essere sua. Le hanno detto che Rosaspina era un trucco e che il suo vero nome è Aurora, ma quel nome è, per lei, privo di senso…. Cammina per le stanze di un palazzo che le hanno detto essere suo ma in cui si sente estranea. Rosaspina/Aurora non sa chi è. Non può rispondere alla domanda e la Sfinge, così, non può farla passare. La Ruota è bloccata. Il Tempo è interrotto. Il fuso la punge e lei come Arcano XII (Appeso) paga per colpe non sue .

A domani per l’ultima parte

La BELLA ADDORMENTATA NEL BOSCO Parte 1


 LA BELLA ADDORMENTATA NEL BOSCO- Parte 1

La bella Addormentata nel bosco è la fiaba del tempo interrotto, del tempo sospeso e annullato. La favola comincia con un’attesa: da anni Re Stefano e la Regina Leah attendono che si avveri il loro sogno: l’arrivo di un figlio.

 Così, ho pensato, che questa situazione poteva essere paragonata a quella di un Albero Genealogico che aspetta la nascita di qualcuno che porti luce in situazioni che hanno radici antiche e che si ripercuotono nella vita di discendenti inconsapevoli che sembrano dormire limitandosi a rivivere le stesse problematiche senza provare a liberarsi da quelle ripetizioni.

100 anni dormirà la Principessa Aurora…e Anne Anceline Schutzenberger, fondatrice della Psicogenealogia, sottolinea che gli anniversari dei 100 anni, sia a livello familiare che a livello storico sociale, sono quelli che possono portare a cambiamenti inattesi.

Ma riprendiamo a leggere la favola. Dopo tanta attesa nasce una bambina così bella da suggerire a Re Stefano e a sua moglie Leha, di chiamarla Aurora.

Aurora come la luce che arriva dopo il tempo buio e sospeso della notte. Il re e la regina, colmi di gioia, decidono di dare una grande festa. All’Evento parteciperanno anche le 3 buone fate Flora, Fauna e Serenella.

 Le fate cominciano a festeggiare la neonata con i loro doni quando all’improvviso, un brivido freddo attraversa la sala.

 È entrata Malefica, la fata cattiva che, offesa per non aver ricevuto l’invito alla festa proferirà queste parole:”la Principessa vivrà, sarà bellissima e amata da tutti… ma prima che il Sole tramonti nel giorno del suo sedicesimo compleanno ella si pungerà un dito con il fuso di un arcolaio e morrà”.

Fortunatamente la fata Serenella era rimasta in silenzio. Utilizzando l’ultimo dono a disposizione riuscirà ad attenuare la maledizione di Malefica, commutandola in cento anni di sonno. “Sia questo il più fulgido dei tuoi doni-dirà- che la speranza mai ti abbandoni.”

 Ciò che è stato detto non si può cancellare. Le parole sono ormai incise nell’aria. Viaggiano, nella favola, attraverso gli anni di Aurora e fra i rami dei nostri Alberi genealogici che riflettono questa trama, per portarle a compimento. Il tempo, si sa, si svolge e non torna indietro.

 Per cui, a questo punto della storia…C’è una persona offesa perché esclusa, c’è una neonata che porta su di sé il peso di un’ingiustizia subita da qualcuno e c’è una fata che tenta di portare speranza in una situazione davvero compromessa.

Quale Arcano rappresenta Malefica? Non ho dubbi. Arcano VIII (Giustizia). Sia che la si incontri in un Mandala o che faccia capolino in una stesa, i commenti sono sempre uguali: “Come è arrabbiata!!!” oppure” mi sta guardando malissimo” ed ancora “Mi vuole male quella li!!!” “La sento pesantissima nel cuore!”

 Dovunque si incontri Giustizia un brivido freddo attraversa la stanza proprio come nella favola. Per cui Malefica è lei. 

La Fata Serenella, invece, non potrà che essere Temperanza.

Nel libro Rosso di Simonetta Secchi la troviamo accomunata alla dea Mefitis. Colei che ha il potere di facilitare i passaggi. E’ lei che fa da tramite fra la vita e la morte, è il bruco che accetta di lasciare andare il passato per diventare farfalla.  E’ la morte che, in questa favola, si trasforma in un lungo sonno dal quale è possibile svegliarsi con un bacio d’amore. Entrando, cioè in comunicazione con il proprio cuore.


 

  

sabato 30 gennaio 2021

 



Una storia d’Amore. Il Bucaneve.

Arcano: Bagatto con le sue espansioni e riduzioni.

Bagatto, Appeso, Ruota di Fortuna, Imperatrice, Sole, Mondo.

C’era una volta un giovane principe, figlio di Re Gelo, di nome Bucaneve, che si era innamorato perdutamente di una ragazza che aveva sentito cantare. Suo padre non gli permise di sposarla, dato che vivevano in due regni diversi; il loro amore non aveva speranza perché la fanciulla era la principessa Primavera mentre lui era il Principe Bucaneve signore della neve. il principe Bucaneve non riusciva proprio a dimenticare quella dolce melodia che aveva ascoltato e continuava a coltivare la speranza di poter un giorno incontrare di nuovo la sua principessa. Così, alle prime avvisaglie della buona stagione, decise di far cadere i timori e rompere la consuetudine che lo voleva fermo nel paese del gelo e si incamminò verso il paese di Primavera. Lungo il sentiero lei arrivò, leggera, accompagnata da un canto spensierato. Ormai lontano tuonava il cupo richiamo del Re Gelo, un brontolio che ricordava al figlio che doveva affrettarsi a rientrare nel Paese dell’Inverno… ma il giovane principe non lo ascoltò e continuò a perdersi negli occhi di Primavera che, a piccoli passi, si avvicinava danzando. Quando la Primavera riuscì a vedere il Principe… il suo cuore cominciò a battere forte forte. Le Montagne tacquero e i due si tennero stretti a lungo, giurandosi eterno amore. Ma quando il sole divenne più forte, Bucaneve baciò Primavera e le disse che ad ogni fine-inverno l’avrebbe puntualmente attesa. Il Principe scomparve e Primavera, rimasta sola, piangeva e dalla lacrima caduta proprio sulle orme del suo amato, spuntò un piccolo fiore bianco, dai petali delicati: il bucaneve.

Il Principe Bucaneve sarà per noi Arcano I “Il Bagatto”. Lo osserviamo mentre dice al padre di voler sposare quella ragazza la cui voce, dopo averla ascoltata, non riesce più a dimenticare.  Bagatto è già pronto a lasciare il suo Regno pur di incontrare la sua amata ma il padre lo trattiene: è una pazzia!!! Lui appartiene al Regno del Gelo e non potrà mai unirsi alla Regina della Primavera. il nostro Principe Bagatto, però, non riesce a rassegnarsi. Lo conosciamo, sente dentro di sé la voglia di mettersi in gioco, di decidere autonomamente cosa fare e chi sposare… proprio non riesce a credere che quell’amore sia solo un sogno, un’illusione. Per quanto il Re del Gelo tuoni parole tremende per convincerlo, Il Principe Bucaneve vede tutta la faccenda…da un altro punto di vista: come “Appeso” trascorre le sue giornate aspettando con fiducia di incontrare nuovamente la sua Principessa Primavera. La Ruota del Tempo gira e l’Inverno deve cedere il passo, nuovamente, alla Primavera. Con la Ruota di Fortuna (Arcano X) possiamo vedere come Il nostro Principe, decide di far cadere le paure alimentate dal padre e le consuetudini che lo vogliono per sempre relegato nel Regno del Gelo.  Se la Sfinge da lassù gli avesse posto l’ormai noto quesito “Chi sei?”  Il Principe Bucaneve avrebbe risposto: ”Un innamorato che non può più stare lontano dal suo Amore” E così  la storia racconta che parte per andare incontro a quel canto che lo aveva affascinato. Nei Tarocchi sappiamo che la voce ed il canto sono prerogative di Arcano III (Imperatrice). E’ lei che con la sua creatività senza fine, dopo l’Inverno riesce a tingere di verde tutta la Terra ed è lei che riesce a far si che un germoglio spunti da un piccolo seme spaccato nella Terra. E sarà Imperatrice, quindi ad incontrare il nostro Principe Bagatto. Sotto i primi raggi di Sole (Arcano XVIIII) si vedono e si incontrano. E’ vero, appartengono a 2 mondi diversi…ma il Sole sparendo per un po’ dietro ad una nuvola consentirà che i 2 innamorati riescano ad oltrepassare quel muro così basso che si intravede sotto di lui, darsi un bacio e scambiarsi una promessa d’Amore: Ogni anno il Principe Bucaneve tarderà a rientrare di qualche giorno nel suo Regno per incontrarsi con lei. La fiaba narra che Imperatrice, rimasta sola, pianse calde lacrime e trasformò quella emozione in un piccolo fiore bianco che chiamò “Bucaneve” come il suo amato Principe.  Così quel piccolo fiore bianco continua ad essere, per tutti, simbolo di un sogno diventato realtà e dell’Amore che superando tutte le barriere riesce ad unire gli opposti. In quel piccolo fiore bianco la quintessenza del loro incontro, come rappresentato da Arcano XXI (Il Mondo) ultima carta della nostra stesa. Ancora una considerazione. Nella canzone “La Cura” di Battiato si canta un Amore perfetto ed in grado di superare ogni legge del mondo ed ostacolo. Leggete, ora, questa strofa. Per me è incredibile come descriva il Principe Bucaneve che vaga in cerca della sua Primavera …ci sono i fiori bianchi e c’è l’Aquila di Imperatrice… Buon San Valentino a tutti!

 Vagavo per i campi del Tennessee
Come vi ero arrivato, chissà
Non hai fiori bianchi per me?
Più veloci di aquile i miei sogni
Attraversano il mare

sabato 26 dicembre 2020

 


IL CANTO DI NATALE Parte5

QUARTA PIRAMIDE, Piramide del Fuoco Maestro Il MATTO

 Lo spirito del Natale presente si accascia al suolo ed al suo posto, da sotto al saio appare una figura alta e maestosa. Ha un lungo mantello nero che gli copre interamente il corpo. Dal mantello esce solo una mano scheletrica. Il fantasma terrorizza molto Scrooge che, intimorito, nel momento in cui lo incontra, gli pone molte domande. Lo spettro, però non risponde mai: sta in silenzio, solo a volte fa dei cenni con la mano. E’ lento e greve e silenzioso, suggerisce Dickens, l’incedere di questo Spirito, non parla, indica solamente qualcosa ed avanza nel suo cammino. Non spiega, non consola e non ammonisce.

Il fantasma mostra a Ebenezer una stanza dove giace un morto. Chi è quel morto? Scrooge non riesce ad intuire di chi si tratti, poiché il cadavere è coperto da un lenzuolo. In preda al terrore, subito dopo, si ritrova per la strada ed ascolta i commenti dei passanti: nessuno si mostra addolorato per quel decesso. Stesso discorso vale per un rigattiere e dei domestici che, sono interessati unicamente a spartirsi oggetti ed indumenti appartenuti al defunto. L'azione, si sposta, poi, in casa di due coniugi che si rallegrano per la morte dell'uomo con il quale avevano un debito, e che concludono le loro esultazioni affermando che colui a cui sarà trasferito il debito non potrà certamente essere più crudele del predecessore.

Continuando il viaggio, il Fantasma conduce Scrooge a casa di Bob Cratchit, il suo dipendente. Quando era stato in quella casa con lo Spirito del Natale Presente, vi aveva trovato pace, serenità ed allegria,  ora, invece,  regna una grande tristezza: il piccolo Tim è morto!

All’improvviso, si ritrova in un cimitero. Lo Spirito gli indica a una lapide. L'anziano protagonista esita… Poi riesce a vedere una data di nascita incisa ed un nome: E’ il suo!!! …quindi è morto, e il morto che aveva visto su letto…era lui …!!! Vede anche il nipote Fred che va a portare dei fiori sulla sua tomba, anche lui come tutti gli altri non è molto dispiaciuto per la sua morte. Scrooge, piangendo calde lacrime, si accorge che vicino alla sua c’è la tomba del piccolo Tim. E ricorda la premonizione dello Spirito del Natale presente: “Se qualcosa cambierà…Tim potrebbe non morire…” Improvvisamente quel vecchio ed arcigno banchiere comincia a chiedere perdono a Dio e allo Spirito che lo ha portato fino a lì. Una voragine tenta di risucchiarlo giù, ma riesce ad aggrapparsi disperatamente ad una piccola radice. Giurando di cambiare, continua a chiedere perdono, ma precipita giù in una profondissima buca. E’ un attimo e Scrooge si accorge di essere, invece a casa sua, caduto nel suo letto…

 Siamo nella quarta Piramide, nel Fuoco. Lo Spirito descritto da Dickens somiglia in tutto ad Arcano XIII Senza Nome. Cosa ci fa una Senza Nome, come Maestro, mentre ci aspettiamo Arcano XXII, Matto?

Mettiamoli uno affianco all’altro: prima Senza Nome e a seguire il Matto. Sembra che Senza Nome apra la strada e che, poi, cambiato abito e guarito dalla cecità guarda felice davanti a sè proseguendo nel suo cammino! Nella Quarta Piramide, il Mandala ci mostra le storie di cui ci siamo fatti carico al momento di nascere. Le viviamo come ostacoli, punti deboli, somatizzazioni. La buona notizia è che, se compresi, diventano punti di forza, cambiano la nostra vita e guariscono l’Albero Genealogico. Tornando al “Canto di Natale”, Il primo Fantasma ha mostrato a Scrooge il suo atteggiamento di estraneità al mondo che lo circonda e che si è tradotto nel camminare a testa bassa senza guardare in volto i suoi simili e nel ghigno cattivo che allontanava chiunque incontrasse.   Il secondo Fantasma lo ha posto di fronte alla responsabilità di aver chiuso in un cassetto ricordi ed emozioni e congelato la sua capacità d’amare. Il terzo gli ha fatto vedere quanto la sua vita fosse strettamente connessa a quella dei suoi simili e quanto poteva, lui vecchio avaro, donare, invece, agli altri. L’ultimo fantasma gli ha offerto la possibilità di poter assistere alla propria morte. Una visione che fa nascere nel cuore di Scrooge il desiderio di cambiare e di mostrare, sotto il sole di un incredibile mattino di Natale, che “qualcosa è cambiato.” Ma   eravamo rimasti a Scrooge che si era ritrovato seduto sul suo letto e questo Scrooge, davanti al quale noi ci troviamo, ora somiglia tantissimo al nostro Matto.

 Si, Arcano XIII, Senza nome, ha concluso la sua missione: ha eliminato tutto quello che non aveva più senso di essere, e il vecchio Ebenezer non esiste più. Ormai si è trasformato in…un Matto che può riprendere il suo cammino ad un livello più alto di conoscenza.

 Ascoltiamo come DICKENS ci descrive il nuovo Scrooge:” le ombre delle cose avvenire possono essere scongiurate. E così saranno. Lo so, eh altro se lo so!”- diceva. Si azzuffava intanto co' vestiti, gli arrovesciava, se gl'infilava sottosopra, li lacerava, li perdeva, li confondeva in ogni sorta di stravaganza— Non so che fare adesso; — esclamò ridendo e piangendo insieme— Mi sento leggero come una piuma, felice come un angelo, allegro come uno scolaro. Sono balordo come un ubriaco. Un allegro Natale a tutti! un allegro capodanno al mondo intero! Olà! eh! olà! — Gli Spiriti incontrati mi parleranno dentro. Benedetto sia il cielo e il giorno di Natale!

La storia dice che Scrooge fece quanto aveva detto, e infinitamente di più; e in quanto a Tim, che non morì niente affatto, gli fu come un secondo padre. Divenne così buon amico, così buon padrone, così buon uomo, come se ne incontravano un tempo. Risero alcuni di quel mutamento, ma egli li lasciava ridere e non vi badava; perché sapeva bene che molte cose buone, su questo mondo, cominciano sempre col muovere il riso in certa gente.

Il Canto di Natale finisce qui. Ebenezer Scrooge alla fine è riuscito a seguire la Stella di cui gli aveva parlato il vecchio socio Marley. Sarà arrivato, quindi in quella grotta … Secondo voi chi era il bambino appena nato in quella notte magica e nei cui occhi Scrooge si è specchiato? Anche noi, come Scrooge possiamo comprendere, crescere e cambiare. Buon Natale a tutti voi da me.

 

 


IL CANTO DI NATALE Parte 4

Fantasma del Natale Presente Terza Piramide Elemento Aria

 Maestro  ARCANO XXI Il Mondo

 Lo spirito è descritto dall'autore come un gigante dall'aria gioviale e allegra. Ha capelli riccioluti e scuri che gli scendono sulle spalle e una folta barba. Indossa una tunica legata da una grande cintura e regge in una mano una torcia fiammante che alza illuminando tutto intorno a sé. E’ circondato da rami di agrifoglio e ghirlande. Scrooge guardandolo negli occhi, gli dice:

“Spirito, portatemi dove vi piace. Prima sono andato fuori con i vostri fratelli ed ho imparato una lezione che già mi va lavorando dentro. Questa notte qui, se m'avete da insegnar qualche cosa, fate che io ne profitti.

— Afferrati alla mia veste! —risponde lo Spirito indicandogli la cintura a cui appendersi. (osserviamo che anche il Mondo ha il corpo circondato da un drappo che somiglia alla cintura del Fantasma di Scrooge). Il fantasma fa roteare la torcia e la stanza in cui si erano incontrati e l’intera casa, con tutto quello che vi era dentro, comincia a roteare su se stessa. Dopo poco il pavimento si apre e Scrooge si ritrova appeso alla cintura a dondolare nel vuoto. Mentre le strade di Londra scorrono sotto di lui.  “Guarda bene! Non sono tanti i mortali a cui è concessa una prospettiva celeste del mondo” gli risponde il Fantasma. Scrooge guarda i bimbi giocare, le persone che spalano ridendo la neve augurandosi buon Natale e tutto quel tintinnio di musiche ed i profumi che arrivano dalle pasticcerie. Coglie i colori di un mondo a cui non aveva mai prestato attenzione! Un sorriso gli appare sul volto: Quell’atmosfera è contagiosa… per la prima volta Scrooge lo ammette: gli piace!!! Ma, un secondo dopo lo spirito del Natale lo porta in un capannone dove tanta gente non ha da mangiare. Scrooge chiede come mai…e lo Spirito gli risponde con le stesse parole usate da Ebenezer solo il giorno prima a chi gli aveva chiesto un’elemosina: “Non è affare mio. Per i poveri ci sono ospedali ed ospizi” Scrooge riconoscendosi in quelle parole abbassa lo sguardo vergognandosi un po’. Eccolo in casa di Bob Cratchit, suo dipendente. Scrooge ha così l'opportunità di vedere che, anche se povero, lo sfruttato dipendente riesce a passare un allegro Natale assieme all'affettuosa famiglia. Il protagonista ha anche modo di vedere per la prima volta il piccolo Tim, uno dei figli di Bob, costretto a camminare con una stampella perché storpio. Vedendolo Scrooge, chiede allo spirito se il piccolo riuscirà a sopravvivere. Lo spirito, facendo una premonizione, annuncia che il bambino sarà destinato a morire a meno che qualcosa non cambi…Scrooge lo implora… ma il fantasma lo trascina via. Scrive Dickens: “Molto videro, molto andarono lontano, molte case visitarono, ma sempre con buon effetto. Lo Spirito stette al capezzale degl'infermi, e gl'infermi sorrisero; presso i pellegrini in terra straniera, e quelli sentirono vicino la patria. Nell'ospizio, nell'ospedale, nella prigione, in ogni rifugio della miseria, lo Spirito lasciò la sua benedizione e insegnò a Scrooge i suoi precetti d’amore.”  Come ultima tappa, Scrooge assiste al pranzo di Natale del Nipote Fred. Durante il pasto Il nipote critica più volte lo zio, deridendolo, anche per i suoi modi sgarbati e per il suo odio irrazionale nei confronti del Natale. Ed anche questa volta Scrooge rimane sconsolato a guardare una situazione cui non aveva mai prestato attenzione. Si avvicina la mezzanotte e Scrooge si accorge che i capelli dello spirito si stanno imbiancando. Lo spirito a mezzanotte morirà, poiché la sua vita dura solamente una notte. Prima di morire, lo spirito mostra al vecchio due bambini logori e aggressivi che nascondeva sotto il suo mantello. Spiega, poi, ad uno spaventatissimo Scrooge che i due bambini rappresentano l'ignoranza e la miseria e sono figli dell’uomo e con essi bisognerà rapportarsi per saperne prendere le distanze.  Scrooge chiede se è possibile fare qualcosa per chi è povero o malato ma lo Spirito come fosse uno specchio gli rimanda l’immagine di se stesso mentre solo qualche giorno prima aveva affermato con rabbia che malati, poveri e storpi è bene che muoiano perché sono parassiti della società.

 Ed allora con l’aiuto degli Arcani e del Mandala proviamo a leggere a “modo nostro” il messaggio del Natale Presente. Siamo, quindi, nella Terza Piramide ed il Maestro è Arcano XXI (Il Mondo). Nella storia Scrooge era nella sua casa, in mezzo a tutte le sue cose, quelle cose che rappresentavano la sua realtà…ed è proprio da li, dalla nostra realtà (P11), che Arcano XXI ci porterà in su “appesi” al suo drappo fino ad arrivare in P12, luogo in cui, l’Arcano che troviamo, sarà pronto a svelarci il desiderio della nostra Anima al momento di incarnarsi. Come Scrooge, nel romanzo, da lassù vede la vita che scorre nella sua città con le gioie e le sofferenze inevitabili, così noi da P12 riusciamo a comprendere l’Armonia sottesa fra i rami del nostro Albero. Scrooge, sbagliando, aveva pensato che la vita dei poveri e dei disadattati in città non fosse affare suo ed anche noi dobbiamo comprendere quanto in realtà siamo connessi a tutte le vite di chi ci ha preceduto e di chi verrà dopo di noi nel nostro Albero! “Il piccolo Tim potrà guarire- dice lo Spirito del Natale Passato- se qualcosa cambierà...” Ed anche a noi, se riusciremo a riconoscere le ripetizioni dell’Albero e a scenderne, sarà data la possibilità di guarire noi stessi e chi verrà dopo di noi. Nascosti sotto il Mantello dello Spirito del Natale Passato Scrooge scoprirà Ignoranza e Miseria e ne sarà spaventato.  Lo Spirito del Natale presente gli dice che sono insite nell’Uomo e sarà bene guardarle bene per prenderne le distanze. Nel Mandala rappresentano le storie violente, quelle che qualcuno ha deciso di chiudere a chiave in un armadio affinchè nessuno mai possa ritrovarle. Le troviamo in P13…Guardarle, da quella che Dickens chiama la prospettiva celeste, potrà regalarci il senso del nostro essere qui e ora. Sarà importante, allora, riconoscerle e con un abbraccio d’Amore, liberarle.

 


IL CANTO DI NATALE Parte3

Fantasma del Natale Passato. Seconda Piramide. Elemento Acqua

Maestro d’Amore. (Parte 20= Arcano XX Giudizio)

 Si svegliò all’improvviso e, con suo grande stupore, la grave campana passò dai sei colpi ai sette agli otto, e così fino a dodici. Allora tacque. Stette così fino a che l'orologio ebbe battuto altri tre quarti, e gli sovvenne allora, di colpo, che lo Spettro di Marley gli aveva annunziata una certa visita allo scocco dell'una. Quando ascoltò il rintocco che annunciava l’Una, un fantasma comparve davanti a lui.

Siete voi lo Spirito — domandò Scrooge — la cui visita m'era stata predetta? — Sono io! —Soave era la voce, ma così piana che pareva venir da lontano— Chi siete e che cosa siete? — domandò Scrooge— Sono lo Spirito del Natale passato!
Questo spirito è una figura indefinita, luminosa, androgina, indossa una veste, stretta in vita e adornata da fiori. Tiene in una mano un rametto di 
agrifoglio e nell'altra uno strano cappello a forma di stoppino, che ricorda il suo spirito etereo che lo rende simile alla fiamma di una candela. Dickens, nel romanzo, parla dello Spirito usando il pronome neutro “it” proprio ad indicare il fantasma come un'apparizione misteriosa ed indefinita. Una apparizione, quindi, luminosa, eterea, androgina…potrebbe essere un Angelo, l’Angelo di Arcano XX, il nostro Maestro dell’Acqua.

Lo Spirito etereo e luminoso del Natale passato pone la sua mano sul cuore ed è come se un fuoco brillasse nel cuore di Scrooge. Grazie a quel fuoco potrà volare “oltre le sue paure e “a ben altre altezze” - gli dice - alzandosi in volo con lui. Tenendolo per mano lo porta sopra i tetti della città…ma a ritroso nel tempo

 Scrooge rivede il paese dove è cresciuto, e le labbra tremano per l’emozione mentre una lacrima scende sulla guancia. Si rivede da bambino, a scuola, e poi in collegio dove non ha molti amici. Rivede l'amata sorellina minore Fanny, mentre gli annuncia che quella Vigilia lo aspettano a casa perché il padre non è più in collera con lui e sarà finalmente di nuovo un Natale in cui saranno tutti insieme. Ancora un volo e Scrooge rivede la festa di Natale a casa del suo primo datore di lavoro che lo aveva amato come un figlio, prima che lui, Scrooge lo abbandonasse per andare a lavorare con Marley. Si rivede, li, felice mentre danza con la sua fidanzata, Belle. Un ultimo volo e Scrooge rivive il momento in cui Belle rompe il loro fidanzamento. Fra le lacrime Scrooge riascolta le parole di Belle che gli rimprovera di amare più il danaro che lei, poi, pazzo di rabbia, copre lo Spirito con il cappello a forma di stoppino, e improvvisamente, contemporaneamente allo spegnersi della fiamma, si ritrova seduto sul suo letto.

Siamo nell’acqua e nelle emozioni. L’Angelo di Arcano XX (Il Giudizio) suona per noi ed ascoltandolo riusciamo a volare anche noi come Scrooge e a vedere la nostra vita da quell’Altezza. L’Angelo ci pone la mano sul cuore ed è come se un fuoco lo scaldasse facendo riaffiorare in noi sentimenti ed emozioni che per paura di soffrire avevamo chiuso a chiave. Come Scrooge possiamo zittire quell’Angelo ma lui ci direbbe le stesse parole che lo Spirito del Natale passato dice a Scrooge prima di sparire: “Quelle che tu hai visto sono solo le ombre delle cose che furono. Non devi incolpare me…Tu hai seppellito dentro di te quei ricordi e quelle emozioni”. Sei capace di liberarle? -aggiungerebbe il nostro Maestro d’Amore- Sei capace di cambiare la direzione della tua vita e ascoltando il cuore ritrovarne il senso autentico?”