martedì 29 settembre 2020

 

SCARPETTE ROSSE parte 2

ARCANO XVI, CASA DIO

La bimba era molto triste perché quelle umili scarpette rosse che aveva fatto con le proprie mani le avevano dato la più grande felicità. Ora era costretta a stare sempre ferma e tranquilla, a parlare senza saltellare e soltanto se interrogata. Un fuoco segreto le si accese nel cuore e continuò a desiderare più di ogni altra cosa le sue vecchie scarpette rosse.
Poiché la bambina era abbastanza grande da ricevere la cresima, la vecchia signora la portò da un vecchio calzolaio zoppo, per acquistare un paio di scarpe speciali per l'occasione. In vetrina facevano bella mostra di sé un paio di scarpe rosse confezionate con la pelle più morbida che si possa trovare. La bimba, spinta dal suo cuore affamato, subito le scelse. La vecchia signora ci vedeva così male che non si accorse del colore e gliele comprò. Il vecchio calzolaio strizzò l'occhio alla piccola e incartò le scarpe.
Il giorno dopo, in chiesa, tutti rimasero sorpresi da quelle scarpe rosse che brillavano come mele lustrate, come cuori, come prugne ben lavate. Ma alla bimba piacevano sempre di più. In giornata la vecchia signora venne a sapere delle scarpette rosse della sua pupilla. "Non mettere mai più quelle scarpe" le ordinò minacciosa. Ma la domenica dopo la bambina non potè fare a meno di mettersi le scarpette rosse, e poi si avviò alla chiesa con la vecchia signora. Sulla porta della chiesa c'era un vecchio soldato con il braccio al collo. S'inchinò, chiese il permesso di spolverare le scarpe e toccò le suole cantando una canzoncina che le fece venire il solletico ai piedi. "Ricordati di restare per il ballo" e le strizzò l'occhio.
Anche questa volta tutti guardarono con sospetto le scarpette rosse della bambina. Ma a lei piacevano tanto quelle scarpe lucenti, rosse come lamponi, come melagrane, che non riusciva a pensare ad altro. Era tutta intenta a girare e rigirare i piedini, tanto che si dimenticò di cantare. Quando uscirono dalla chiesa, il vecchio soldato esclamò: "Che belle scarpette da ballo!". A quelle parole la bambina prese a piroettare e non riuscì più a fermarsi, tanto che parve avesse perduto completamente il controllo di sé. Danzò una gavotta e poi una sarda e poi un valzer, volteggiando attraverso i campi. Il cocchiere della vecchia signora si lanciò all'inseguimento della bambina, la prese e la riportò nella carrozza, ma i piedini che indossavano le scarpette rosse continuavano a piroettare nell'aria. Quando riuscirono a togliergliele, finalmente i piedi della bambina si quietarono.
Di ritorno a casa, la vecchia signora lanciò le scarpette rosse su uno scaffale altissimo e ordinò alla bambina di non toccarle mai più. Ma lei non riusciva a fare a meno di guardarle e desiderarle. Per lei erano ancora la cosa più bella che si trovasse sulla faccia della terra. Poco tempo dopo, mentre la signora era malata, la bambina strisciò nella stanza in cui si trovavano le scarpette rosse. Le guardò, là in alto sullo scaffale, le contemplò, e la contemplazione si trasformò in potente desiderio, tanto che la bambina prese le scarpe dallo scaffale e subito se le infilò, pensando che non sarebbe accaduto nulla di male.

ARCANO XVI CASA DIO

Quando ho visto Arcano XVI mi sono detta che, senza ombra di dubbio mi trovavo di fronte alla casa, alla gabbia dorata in cui la signora aveva rinchiuso la bimba. Poi, però, l’Arcano ha cominciato a suggerirmi una lettura diversa. I Mattoni di Casa Dio sono rosa, e l’Arcano rappresenta noi, il nostro corpo e nel suo nome è chiaramente indicato il significato che Dio è in noi, la nostra forza, la nostra capacità creativa è in noi. E così mi è stato chiaro che la vecchia signora e la bambina si facevano da specchio: come la prima aveva chiuso in prigione la bimba, nello stesso modo la seconda aveva chiuso in gabbia la sua anima creatrice. Di conseguenza lo spirito che esce fuori dalla Torre, a mio avviso, rappresenta le famose scarpette rosse che la signora ha relegato su uno scaffale altissimo e che da lassù continuano ad essere un richiamo irresistibile per la bimba. La fiaba racconta che: “anche se costretta a stare ferma e tranquilla, senza saltellare…un fuoco segreto le si accese nel cuore e continuò a desiderare le sue scarpette rosse.”  Casa Dio rappresenta il nostro fuoco Alchemico, la capacità di trasformare la nostra energia creativa senza mai trattenerla. Le palline colorate mostrate dall’Arcano rappresentano quel fuoco che ha bisogno di fuoriuscire e realizzarsi nella materia. Se si riesce a fare questo la temperatura dentro di noi sarà stabile, e noi saremo in equilibrio, altrimenti diventeremo come una pentola a pressione.  Insieme alla bambina entriamo nella casa della vecchia signora. Non c’è nulla in quel posto che possa solleticare la nostra curiosità e accendere la nostra inventiva e piano, piano piombiamo in una tristezza incredibile che ci fa desiderare ossessivamente la gioia provata per la nostra vita “fatta a mano”, e contemporaneamente avvertiremo nostalgia per l’allegro scoppiettio di quel fuoco che dà senso al nostro vivere. Ed ecco, quindi, fare capolino mattine in cui, appena svegli, ci sentiamo tristi o nervosi senza sapere il perché. Ci accorgiamo, dopo l’ennesima delusione, di non essere più capaci di distinguere le persone vere dalle false. Esattamente come individuiamo la gioia nelle scarpette rosse e non nell’ impulso creativo che ci ha portato a realizzarle. Arcano XVI ammonisce che il senso di vuoto che avvertiamo dentro, non è dato dalla mancanza di un paio di rozze scarpette rosse ma dal fatto che non riusciamo più a trovare il modo di costruirne un altro paio magari diverso! Il vuoto dentro potrebbe trasformarsi in un senso di fame perenne. Non è il nostro corpo ad avere fame ma la nostra anima creatrice chiusa in gabbia! Pensiamo di alimentare il nostro fuoco mangiando tutto quello che ci capita davanti mentre dovremmo capire di cosa abbiamo bisogno. Nel bosco avevamo bisogno di un paio di scarpette…e ora che ne abbiamo un paio nuove e bellissime di cosa abbiamo bisogno? Solitamente è il momento in cui incontriamo falsi amici, falsi amori, ci facciamo prendere da passioni che si esauriscono con la velocità di un cerino: non hanno niente a che vedere con il nostro fuoco creativo!  Nella Fiaba sono rappresentati dal calzolaio zoppo e dal soldato. Il primo consegnerà alla bimba il “falso oggetto del suo desiderio” il secondo la introdurrà al piacere di una danza sfrenata che le darà l’illusione di non essere più in gabbia. Cosa dovremmo fare per non commettere gli errori della bimba? potremmo affermare diritto di scegliere le scarpe che più ci piacciono… o di avere una stanza tutta per noi…potremmo lasciare che la nostra anima esprima la gioia di vivere passeggiando all’aperto o cantando a squarciagola…potremmo accorgerci che l’abitudine ha corroso l’amore che mettevamo nel nostro lavoro ed allora, potremmo decidere di cambiare il nostro modo di lavorare dando un’impostazione diversa a tutto, potremmo e possiamo fare tutto…basta solo accorgersi che ciò che cerchiamo siamo noi stessi: siamo noi il fiammifero che riattizzerà il nostro fuoco dentro. Ma la bimba riesce solo a ribellarsi con l’inganno all’ennesimo tentativo di renderla conforme alle rigide regole della casa. E’ una ribellione questa, che non modifica nulla dentro di lei e nel mondo fuori. La punizione arriva, le scarpette relegate su una mensola altissima, e Casa Dio torna ad essere una gabbia! La pentola a pressione è vicina all’esplosione! Se ti va di raccontare del tuo “fuoco dentro” ne sarò contenta, se studi il Mandala Tarologico la posizione in cui hai Casa Dio potrà suggerirti qualcosa su quel fuoco! Se ti va di parlarne sono qui per camminare con te. A presto per l’ultima parte della favola

 

sabato 26 settembre 2020

 

SCARPETTE ROSSE Parte     1

 

ARCANI: L’INNAMORATO, CASA DIO, CARRO, DIAVOLO

C'era una volta una povera orfana che non aveva scarpe. La bimba conservava tutti gli stracci che riusciva a trovare finché un bel giorno riuscì a confezionarsi un paio di scarpette rosse. Erano rozze, ma le piacevano. La facevano sentire ricca nonostante trascorresse, fino a sera inoltrata, le sue giornate a cercare cibo nei boschi.
Un giorno, mentre percorreva faticosamente una strada, vestita dei suoi stracci e con le scarpette rosse ai piedi, una carrozza dorata le si fermò accanto. La vecchia signora che la occupava le disse che l'avrebbe portata a casa con sé e l'avrebbe trattata come una sua figlioletta. Così andarono nella dimora della vecchia signora ricca, e là furono lavati e pettinati i capelli della bambina. Le furono dati biancheria fine, un bell'abito di lana e calze bianche e lucide scarpe nere. Quando la bambina chiese dei suoi vecchi abiti, e in particolare delle scarpette rosse, la vecchia le rispose che, sudici e ridicoli com'erano, li aveva gettati nel fuoco.

 

Arcano VI(L’INNAMORATO).

Nell’immagine mostrata dall’ArcanoVI vediamo la bimba che mostra felice ed orgogliosa le scarpette rosse da lei realizzate raccattando e conservando vecchi stracci. Guardando attentamente, vediamo avvicinarsi a lei la ricca signora di cui parla la fiaba che, ponendole una mano sulle spalle in segno di protezione, le dice che si prenderà cura di lei. Cupido dall’alto guarda la scena ed è molto preoccupato. Volendo attirare l’attenzione della bambina decide di scoccare una freccia dal suo arco. La freccia di Cupido punta proprio alle scarpette rosse, e se potessimo disegnare la traiettoria di quella freccia, vedremmo che la sua linea divide la bambina con le scarpette rosse da quell’altra figura più a destra che altro non è che lei stessa con i capelli puliti e pettinati ed agghindata e con gli abiti eleganti. “Fa’ attenzione, è solo un’illusione,” urla Cupido mentre spera che la freccia riporti l’attenzione della bimba nuovamente alle sue scarpette rosse e alla gioia che il solo guardarle le aveva procurato. Ma quando siamo nel bosco, tutti noi, come la bimba, siamo facilmente sedotti da chi ci mostra strade più comode e facili per uscire fuori dal bosco… L’idea di lasciare per sempre indietro difficoltà e tempi duri ci abbaglia e ci cattura. Eppure da lassù Cupido sottolinea che la vera gioia risiede in quel povero paio di scarpette rosse, nella gioia e nell’amore con cui la bimba le ha cucite. Cucio lavori Patchwork da tanti anni e conosco bene la gioia che c’è dietro ogni singolo lavoro. Ho camminato con le Donne che hanno fatto grande questa arte e ne conosco le loro storie. Tagliare pantaloni e camicie logore, conservare tutti quei ritagli per trasformarli in grandi coperte era il loro modo di sentirsi ricche pur avendo poco o nulla. Ago e Filo e cotoni colorati hanno disegnato per me mappe che mi hanno condotto, attraverso salite, curve, strade chiuse e bagnata come un pulcino sotto qualche temporale improvviso, fuori dal mio bosco. Quando sono diventata più esperta ho insegnato ad altre donne a realizzare coperte. Tutte, poi, hanno detto che nessuna coperta riesce a riscaldarle e a confortarle come quella che si sono cucite da sole!!! La risposta è semplice…quelle coperte sono come le scarpette rosse della bimba:hanno il gusto ed il sapore di un tempo dedicato a ciò che amiamo. Siano stoffe, pennelli, chitarre o tamburi, poesie, oli essenziali, tutti rappresentano un tempo benedetto dedicato a noi. Cupido ci invita a scegliere le scarpette rosse, la nostra creatività e a porci al centro del nostro tempo, poco importa come gli altri giudicano ciò che facciamo. Nel mondo del Patchwork non esistono lavori perfetti. Se qualche lavoro si avvicina alla perfezione velocemente chi lo ha cucito vi inserisce qualche piccola imperfezione. Pazzia? Le vecchie sagge che hanno introdotto questa consuetudine sapevano bene che non esistono “cose” perfette. Perfetto è l’Amore che ciascuno mette in quello che crea. E’ questo che dona gioia e felicità, come indica la freccia di Cupido. La signora della Fiaba etichetta come ridicole le scarpette e, senza rispetto alcuno, le brucia. La bimba ammutolisce e la sua anima creativa va in cenere insieme a loro…Ascoltiamo Cupido e non lasciamo che questo accada anche a noi

Nei prossimi giorni, entreremo in casa della Signora insieme alla bimba…Se nel frattempo ti va di raccontare delle tue scarpette rosse e in quale personaggio di ArcanoVI ti rivedi…sarò felice di leggerti e di camminare con te. Se studi il Mandala Tarologico la posizione in cui hai ArcanVI, potrà aiutarti a comprendere dove sono state bruciate.  Sarò felice di darti una mano! 

 

domenica 30 agosto 2020

 



Giorno 3 Mandala di Cenerentola

Analizziamo, ora, la “storia segreta” dell’Albero di Cenerentola raccontata dai 4 Mediatori (P6, P7, P8, P9). Fra un Maschile “Bagatto” ed un Femminile “Appeso” pronto al sacrificio, troviamo in P6 Arcano XVIII, Luna, che è un chiaro invito a cercare nei desideri non manifesti la spinta necessaria per trasformare la propria vita. In P7 ecco Arcano VII(Carro). Qualcuno nell’Albero Genealogico di Cenerentola non è riuscito a guidare quel Carro ed è rimasto prigioniero dei sogni, inchiodato ad una vita di sacrifici. Eppure, in P8, Arcano VI (Innamorato) insisteva nella necessità di imparare a volersi bene mentre in P9 Arcano XVII (Stella) restava in ginocchio, senza riuscire ad esprimersi.   Ricordiamo che il Mandala ci mostra, in P10, che, ciò che consentirà a Cenerentola di non ripetere il sacrificio perpetrato dall’Albero, sarà l’energia di Arcano VII (Carro). Guardiamo con quanta precisione nella favola tutto questo trova un riscontro: “La prima cosa che ti serve per andare al Ballo è una zucca” dice la fata Smemorina a Cenerentola. Prima di un abito, prima dei gioielli, prima delle famose scarpette di cristallo… ciò che serve è che Cenerentola è imparare a guidare quel Carro. Il Maestro nel mandala lo sa bene e la Fata Smemorina anche…

Ma ora con Cenerentola affrontiamo le sfide (P15, P16, P17, P19).

Arcano XI (Forza) mostra l’energia rinchiusa sotto una maschera fatta di cenere che ha bisogno di essere liberata.  Arcano V (Papa), potrebbe, aiutare a liberarsi chi, piegato dal sacrificio, giace sotto la cenere. Arcano VI (Innamorato) è un invito ad imparare ad amarsi a dispetto di chi ci disprezza ed infine troviamo Arcano X (Ruota) che sottolinea la necessità, per Cenerentola, di andare avanti facendo cadere paure ed emozioni che hanno bloccato l’Albero. Qui è racchiuso tutto il significato della Storia di Cenerentola. Lei è stata chiamata a vivere il senso dell’abbandono prima e il disprezzo di matrigna e sorellastre dopo, per trovare in sé la forza di amarsi sciogliendo inutili sensi di colpa e vocazione al sacrificio.  Guardiamo come, Cenerentola, riesce ad illuminare Arcano X (Ruota): Cenerentola tornata a casa è rinchiusa, dalla matrigna, in una Torre. Nuovamente sola… ma lei, ora conosce il suo desiderio, ora ha visto bene chi è sotto lo strato di cenere e quindi riuscirà a guardarsi nella spada della Sfinge di Arcano X e alla domanda “Sai chi sei?” potrà finalmente rispondere “Io sono l’unica proprietaria della scarpetta di cristallo e sono Regina della mia vita”. Il debito è pagato, la cenere è tolta, il femminile libero di non sacrificarsi più…

Ho molto sintetizzato molto, e taciuto tante cose suggeritemi dagli Arcani. Se vi ho incuriosito e vorrete saperne di più, fatemi pure domande, sarò felicissima di rispondervi!!!

sabato 29 agosto 2020

 



Giorno 2.  Mandala Cenerentola

Se analizziamo la linea verticale (P11/ P12) troviamo, partendo da P11 Imperatrice, Stella, Papa, Bagatto e Eremita. Traducendo: In una famiglia senza Madre, una matrigna costringe Cenerentola in ginocchio davanti ad un focolare totalmente dimentica di essere alla pari delle altre sorelle. I desideri sono chiusi in fondo al cuore, ed è incapace di esprimerli ad alta voce. Un Papa le indica il Bagatto in P1…solo abbracciandosi con il suo maschile, riattizzando il suo Fuoco, potrà arrivare in P12 dove con Eremita diverrà guida per tutte quelle Stelle senza voce, disconnesse dal proprio desiderio…Passiamo ora alla linea orizzontale dell’acqua, dove corrono le emozioni. (P13/ P10) Arcano dopo Arcano osserviamo il cammino che Cenerentola dovrà fare per scendere dalle ripetizioni psicogenealogiche dell’Albero.  In P13 una Ruota rappresenta lo shock del femminile dell’Albero: Un abbandono, un non riuscire a cambiare la propria vita. Una sfinge, lassù, sembra chiedere “Conosci il tuo nome? Sai chi sei?”  e Cenerentola ogni giorno continua a correre in quella Ruota, ripetendo sempre le stesse cose: Lavare, rammendare, cucinare, spolverare sacrificando e soffocando i suoi desideri!  Appeso in P2 ci mostra una Cenerentola che, non potendo andare al ballo si ritroverà da sola a piangere sentendosi di nuovo abbandonata. La favola ci racconta che sarà proprio in questo momento di sconforto che a consolare Cenerentola, arriverà la sua madrina, la fata Smemorina!  Certamente, non sarà difficile, per noi, individuare nella simpatica e rassicurante fatina il nostro Papa in P5.  E questo Papa travestito da fata Smemorina, non farà domande questa volta, ma userà una strana formula magica a cui imprimerà tutta la forza necessaria per allontanare Cenerentola da quella sensazione di abbandono avvertita in P13, proiettandola a scoprire il senso di Arcano XI in P4. Sarà grazie ad un semplice Bidibibodibibù che Cenerentola, vedrà scivolare via tutta la cenere che la ricopriva e riuscirà a vedere, un’altra sé stessa diversa, bellissima. Per la prima volta vedrà il suo volto fino ad ora celato dietro la maschera di Arcano XI. Con Cenerentola, anche noi approdiamo, quindi, in P10 dove Arcano VII (Il Carro) è pronto per condurla alla reggia. (Questo Carro somiglia molto ad una zucca…non trovate?) Alla Reggia Cenerentola ballerà con il suo Principe fino a Mezzanotte, poi dovrà correre via. Nella fuga perderà una scarpetta… Osserviamo la scena: il Principe la insegue e le dice “Non ti lascerò andare via se prima non mi avrai detto il tuo nome” ma Cenerentola non può rispondergli. Sul suo volto, ormai, impressa la felicità di chi è riuscita, dopo tanto tempo a realizzare un desiderio… il Principe, come quella Sfinge sulla Ruota in P13 continuano a chiederle il suo nome…Ma Cenerentola non sa trovare la risposta…La cenere è volata via con il Bidibodibibù per cui Cenerentola non c’è più…ma lei chi è? Bisognerà vincere le Sfide per comprenderlo. A Domani!! 

 


Giorno 1. Mandala di Cenerentola

Ecco, nella foto, il Mandala di Cenerentola. Vi spiego come ho determinato le prime 5 parti del Mandala, quella che chiamiamo Matrice.

Mi sono basata sulla favola raccontata dal film di Walt Disney

P1 Arcano I (Bagatto) = P1, il nostro Fuoco, il rapporto con il padre.  Del padre di Cenerentola non sappiamo nulla. Sappiamo solo che si risposa con una vedova che mirava ai suoi soldi e subito dopo muore.  Un rapporto mai cresciuto quello di Cenerentola con il padre…e quindi ho visto Arcano I (Bagatto) rappresentare bene l’energia del loro legame. Se il rapporto con il padre fa da specchio al fuoco che è in noi e all’intraprendenza che riesce a sprigionare quel fuoco, Cenerentola non mostra grande spirito di iniziativa, accettando, invece, il ruolo di serva nella sua casa!  Bagatto, quindi in P1 per lei

P2 Arcano XII (Appeso) = P2 la nostra acqua il nostro rapporto con la mamma. Arcano XII, qui sintetizza bene il senso di abbandono provato dalla bimba, in seguito alla morte della mamma. Se continuiamo a leggere la sua storia, la vediamo sacrificarsi in cucina, vestita di stracci. Cenerentola sembra lasciarsi trasportare da un destino ineluttabile. Ma Arcano XII è anche quella sottile energia che ci spinge a credere che tutto andrà per il meglio se, a dispetto delle circostanze, continueremo ad avere fiducia nella vita. Le parole pronunciate da Cenerentola, in una famosissima canzone del Film, sembrano proprio ispirate da un meraviglioso Appeso!!!  Le ricordate?

“I sogni son desideri/ chiusi in fondo al cuor/ nel sogno si è più sinceri/ si esprimono senza pudor/ Se hai fede vedrai che un giorno/ la sorte ti sorriderà…/ tu spera sempre fermamente/dimentica il presente/ e il sogno realtà diverrà!!!”

P3 Arcano XVII(Stella)= In P3 siamo nell’Aria. Qui si respira l’energia di Arcano III, Imperatrice. Dallo studio del Mandala sappiamo che Imperatrice è la mamma non biologica, la matrigna.  Ricordate la matrigna che impartisce gli ordini? “Le tende al piano di sopra…Lavale...i grandi tappeti del salone…sbattili” …e Cenerentola …sospira, china la testa…e senza obiettare…obbedisce.  Stella, non possiamo che trovarci una Stella che non riesce a esprimere più i suoi desideri.

P4 Arcano XI (Forza)= Cenerentola non è un nome vero, bensì un dispregiativo attribuitole dalla Matrigna e dalle sorellastre. Usando il significato di Arcano XI (Forza) potremmo anche dire che “Cenerentola” è la maschera con cui questa ragazza si identifica e si presenta agli altri.

 P5 Papa= qui ho trovato un Papa come Maestro Interiore. Il Maestro è quell’Arcano che non ci abbandona mai. E’ sempre pronto a farci le domande giuste per spingerci ad allargare i confini della nostra vita. Sentite questo bisbiglio? E’ il Papa che sussurra a Cenerentola:

“Sei pronta a riconoscere la bellezza che nascondi sotto la cenere?” “hai il coraggio di uscir fuori dal ruolo di bambina abbandonata e scoprirti Regina della tua vita?”  Se Cenerentola troverà le giuste risposte, Il Papa sarà pronto ad accoglierla… e quella Stella in P3 ritroverà la sua Voce.

Questi gli Arcani che delineano la matrice della vita di Cenerentola. Non trovate che i topini ideati da Walt Disney rispecchino le loro Energie? Sono i suoi migliori amici. L’amano e l’aiutano in tutto e Cenerentola ricambia prendendosi cura di loro. E’ certo…insieme a loro Cenerentola diverrà Regina!!! A domani per la seconda parte del Mandala di Cenerentola!

giovedì 27 agosto 2020

 


 Come si interpreta un Mandala Tarologico? Non so più quante volte mi sono sentita fare questa domanda.

Credo che ogni persona elabori un suo modo di interpretarlo, il mio consiste nel cercare la favola che si cela dietro la vita di ognuno di noi.

Il più delle volte, camminando fra i rami del Mandala, raccogliendo gli indizi che gli Arcani ci mostrano, quello che accade è che la persona che mi sta di fronte si riconosca in un archetipo ed individui contemporaneamente la Favola di cui è protagonista.

In Arcano VIII (Giustizia) vedo la fatina della Bella Addormentata nel bosco mentre dice: “spada di verità vola diritta, del male provoca la sconfitta”.  Mi è chiaro, allora, che, grazie a quella spada, sarà possibile aprirsi un varco tra i rovi e le spine di una foresta impenetrabile cresciuta generazione dopo generazione per nascondere un cuore che ha paura di soffrire.

Allo stesso modo Arcano XI (La Forza) mi indurrà a cercare chi si nasconde dietro la maschera mostrata all’esterno.

 Un Papa potrebbe essere Yoda, il maestro di Luke Skywalker di Star Wars, oppure un saccente Grillo parlante che non smette mai di parlare e dare consigli.

ARCANO XVII “La Stella” non può che raccontarmi i momenti in cui non riusciamo a rendere concreti i nostri desideri, e ci perdiamo identificati in un nomignolo che qualcuno ci ha appiccicato addosso senza più ricordare il nostro vero nome, cioè chi siamo davvero.

 La favola di Cenerentola illustra proprio questa situazione. Lei, però, racconta la favola, è riuscita a scrollarsi via tutta la cenere che la ricopriva. Così ho pensato di calcolarne il Mandala e  vi ho trovato rappresentate dagli Arcani, le difficoltà e le sfide vinte. Come ho fatto?  Se mi verrete a trovare su questa pagina da domani ve lo racconto!

lunedì 17 agosto 2020

 


LA CASA DEGLI SPIRITI

Arcani : Forza,Giudizio,Forza,Papessa

Ogni tanto la sensazione che questo l'ho già vissuto e che ho già scritto queste stesse parole, ma capisco che non sono io, bensì un'altra donna, che aveva preso appunti sui quaderni affinché io me ne servissi. Scrivo, lei ha scritto, che la memoria è fragile e il corso di una vita è molto breve e tutto avviene così in fretta, che non riusciamo a vedere il rapporto tra gli eventi, non possiamo misurare le conseguenze delle azioni, crediamo nella finzione del tempo, nel presente, nel passato, nel futuro, ma può anche darsi che tutto succeda simultaneamente, come dicevano le tre sorelle Mora, che erano capaci di vedere nello spazio gli spiriti di ogni epoca. Per questo mia nonna Clara, scriveva nei suoi quaderni, per vedere le cose nella loro dimensione reale e per schernire la cattiva memoria. E adesso io cerco il mio odio e non riesco a trovarlo. Sento che si spegne a mano a mano che mi spiego l'esistenza del colonnello García e di altri come lui, che capisco mio nonno e vengo a conoscenza delle cose attraverso i quaderni di Clara, le lettere di mia madre, i libri contabili delle tre Marie, e tanti altri documenti che ora stanno sul tavolo a portata di mano. Mi sarà molto difficile vendicare tutti quelli che devono essere vendicati, perché la mia vendetta sarebbe solo l'altra parte dello stesso rito inesorabile. Voglio limitarmi a pensare che il mio mestiere è la vita e che la mia missione non è protrarre l'odio, bensì unicamente riempire queste pagine mentre aspetto il ritorno di Miguel, mentre sotterro mio nonno che ora riposa vicino a me in questa stanza, mentre attendo che arrivino tempi migliori, tenendo in gestazione la creatura che ho nel ventre, figlia di tante violenze, forse figlia di Miguel, ma soprattutto figlia mia.

 

 La casa degli spiriti è un romanzo in cui si narrano le vicende della famiglia Del Valle e della famiglia Trueba, attraverso quattro generazioni.  Quando ho letto questo libro non sapevo nulla del Mandala, ma oggi rileggere l’ultima pagina di questo romanzo è stato come vedere quello che accade quando, guidati dagli Arcani e dalle posizioni in cui li troviamo, riusciamo a ritrovare la strada che ci porta a comprendere il senso della nostra vita. Alba rappresenta la quarta generazione di questa saga familiare. E sarà proprio Alba a trovare la strada per spezzare la catena delle violenze perpetrate e subite dai membri di questo Albero Genealogico. Negli ultimi capitoli del libro la troviamo accusata di terrorismo, torturata e violentata infinite volte e poi rinchiusa in una cella. Isabelle Allende ci dice che “la cella era piccola ed ermetica come una tomba, senz’aria, scura e gelida”. Alba lì dentro smette di mangiare, cercando con la morte di porre fine a quel supplizio. All’improvviso le appare la sua adorata nonna Clara morta anni prima. Clara dona ad Alba un’idea: le suggerisce di scrivere nella sua mente, non avendo a disposizione né carta né penna, tutto quello che sta vivendo e vedendo. Affiderà, in seguito, queste memorie alle pagine di un libro così che tutto il mondo possa guardare e riflettere sugli orrori della dittatura argentina. Se nei primi momenti Arcano XI (la Forza) aveva portato Alba a pensare di usare contro di sé tutta la violenza vista e subita in carcere, ora vediamo subentrare, nella vita di Alba, l’energia di Arcano XX (il Giudizio). Ripercorriamo la scena: Alba è in una cella/tomba e la nonna che, come un Angelo, le parla da lassù. “Hai molto da fare! Smettila di piangere, comincia a scrivere” …tutto è rappresentato alla perfezione nell’immagine dell’Arcano XX

Alba decide di obbedire alla nonna e si immedesima così tanto nella missione da compiere che…” ben presto il suo torturatore non ebbe più potere su di lei. Quando i carcerieri la portavano da lui, lei non lo vedeva più…Lei era al di là del suo potere” racconta Isabelle Allende. Arcano XI, diremmo noi, riesce a mostrarle che lei è Resilienza! Alba scopre così di essere più forte del suo torturatore. Lui può abusare del suo corpo ma lei con la mente ed il cuore è già oltre le sbarre della prigione. Lei è la forza che ribalterà gli orrori di regime. Una volta tornata a casa, Alba sarà chiamata a scoprire altri segreti e a ribaltare un’altra situazione: troverà i diari e le foto della nonna, le lettere della mamma e a poco a poco ricomporrà il puzzle della storia della sua famiglia. Come se leggessi la loro storia nel Mandala, immagino che la nonna Clara abbia portato Alba prima a riconoscere le sue radici in P11 e poi le abbia fatto percorrere tutta la linea del tempo, quella che va da P11 a P12 e che lì, Alba abbia compreso il motivo per cui è nata: a lei è stato affidato il compito di camminare fra i rami dell’Albero genealogico della sua famiglia e di scriverne la storia in un libro. I Diari di nonna Clara sono la guida di Alba. Grazie a loro Alba avrà il coraggio di guardare l’Arcano presente in P13 e le saranno svelati i segreti, le cose taciute che hanno reso incomprensibili tanti atteggiamenti che a loro volta hanno generato rancore, odio e risentimento. Perché il senso di tutta una vita è questo: liberare l’Albero genealogico dai sentimenti negativi, e riesce a farlo solo chi ne ha assaggiato il gusto amaro. Questo le farà comprendere il senso della drammatica esperienza delle torture e delle violenze subite in carcere e mentre ne comprende l’origine la voglia di vendicarsi e l’odio cominciano a svanire nel suo cuore. Nell’Albero genealogico ognuno ha il suo ramo, il suo posto, ognuno ha il suo compito. Scrivere i diari era compito di Clara, raccontare la trama di quelle storie sarà il compito di Alba. Sarà Alba a seppellire il nonno. Sarà come seppellire anni di incomprensioni e solitudine e far sì che la nuova vita, che lei si accorge di aspettare,“frutto di tante violenze”, trovi invece ad accoglierla un albero in cui la violenza, subita e perpetrata generazione dopo generazione - come un rito di famiglia inesorabile - viene trasformato in amore da chi ha individuato, in quelle memorie, l’occasione per spegnere tutto quell’odio. Andando a chiedere ancora spiegazioni al Mandala, potremmo dire che Clara e Alba siano riuscite a far incontrare la linea del tempo con quella del cuore. Le 2 linee, nel Mandala si incontrano in P5, il nostro Maestro interiore. Lo sento bisbigliare all’orecchio di Alba

”Alba, dopo aver visto dove le parole taciute hanno portato la tua famiglia…sei pronta ad accettare questa nuova vita senza conoscere chi sia il vero padre ed accoglierla nella famiglia perché figlia del tuo Amore?”

E ad Alba - riconoscibile nell’ Arcano II (la Papessa): una donna in gestazione con il libro delle memorie familiari fra le mani – verrà naturale rispondere “Sì!”